Lo scritto, muovendo dall’intuizione deweyana intorno all’arte come forma di apprendimento, propone l’isomorfismo tra competenza estetica e competenza euristica. Propone, pertanto, la formazione estetica - nella sua accezione batesoniana, come scienza delle relazioni e intelligenza sistemica - dei giovani ricercatori, identificando l’attività cognitiva ed emotiva che soggiace all'utilizzo dei linguaggi simbolici (Feyerabend, Gadamer, Morin, Goodman, Zeky) come quelle precipue della scienza post-moderna (Husserl, Kuhn, Heisenberg, Bohr, Bateson, Maturana, Varela, Ceccato, von Foerster, Morin).

Poliglossie. Per un'estetica della ricerca e, dunque, della formazione dei ricercatori

SCARDICCHIO, ANTONIA CHIARA
2011-01-01

Abstract

Lo scritto, muovendo dall’intuizione deweyana intorno all’arte come forma di apprendimento, propone l’isomorfismo tra competenza estetica e competenza euristica. Propone, pertanto, la formazione estetica - nella sua accezione batesoniana, come scienza delle relazioni e intelligenza sistemica - dei giovani ricercatori, identificando l’attività cognitiva ed emotiva che soggiace all'utilizzo dei linguaggi simbolici (Feyerabend, Gadamer, Morin, Goodman, Zeky) come quelle precipue della scienza post-moderna (Husserl, Kuhn, Heisenberg, Bohr, Bateson, Maturana, Varela, Ceccato, von Foerster, Morin).
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