Dal punto di vista economico, la sicurezza degli alimenti può essere considerata come un caso rappresentativo di “fallimento” del mercato. Con questa espressione si riconosce che il mercato non sempre funziona come un meccanismo. I limiti del mercato, riferiti al campo della sicurezza alimentare, derivano dal fatto che esso non è perfetto, perché molti attributi sanitari hanno carattere “pubblico” e perché molto spesso c’è diversità tra rischio oggettivamente determinato e rischio percepito. Ci sono però due ragioni principali che ne giustificano l’espressione. La prima pone l’accento sulle probabili conseguenze della pura logica del mercato, nel senso che questo non sarebbe in grado di garantire la sicurezza degli alimenti al livello socialmente ottimale. Nelle situazioni in cui si ha differenza tra costo privato e costo sociale, le esternalità negative prodotte possono avere conseguenze talmente serie sulla salute della popolazione da giustificare interventi pubblici al fine di assicurare quel livello ritenuto ottimale dal punto di vista sociale. La seconda ragione concerne l’esistenza di asimmetria informativa, per rappresentare quelle situazioni di carenza di informazioni sulla sicurezza degli alimenti in cui i consumatori sarebbero indotti a consumare alimenti non sicuri, mentre, se provvisti di adeguate informazioni, non li consumerebbero. Anche per questa seconda ragione trova giustificazione l’intervento pubblico che, a dimostrazione dell’importanza assunta negli ultimi lustri dalle questioni legate alla sicurezza, si è espresso in nuove iniziative di policy, quali la creazione dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare della UE e la General Food Law negli USA. L’esistenza di asimmetrie informative accomuna la sicurezza alimentare alla qualità dei prodotti agro-alimentari, anche se le conseguenze sono meno gravi se la carenza di informazioni concerne la qualità rispetto alla sicurezza. Tuttavia, a una riflessione più attenta, i legami tra sicurezza e qualità non si limitano al fatto che una situazione di asimmetria di informazione è la condizione normale del mercato. Essi si estendono alle questioni più generali circa la natura dell’incertezza qualitativa. In altri termini, esiste nella scienza economica il problema dell’incertezza che assume una valenza più ampia e complessa di quella che considera l’incertezza come problema di informazione. Anche se questo approccio è il più seguito, in letteratura esistono altre 1 concezioni che considerano l’incertezza sulla qualità come problema di valutazione e di misurazione, oppure come problema di conoscenza endogena1. In questo lavoro intendiamo esplorare un percorso diverso, nell’intento di mostrare che il concetto di sicurezza possa essere utilizzato per definire i problemi connessi con la qualità dei prodotti agro-alimentari. Per raggiungere tale obiettivo ci sembra proficuo riferirci all’approccio che considera l’incertezza come problema di inesistenza a priori di informazioni. Inoltre, la tesi che qui si sostiene è che la sicurezza, se s’intende raggiungere un livello socialmente ottimale, dovrebbe essere considerata un requisito della qualità degli alimenti. Questo modo di considerare la sicurezza è rafforzato dalla constatazione dell’esistenza di un nuovo tipo di incertezza, dovuto a scarsa conoscenza circa le conseguenze di lungo periodo sulla sicurezza sanitaria e ambientale dei prodotti alimentari. Per questa sua natura, essa non coinvolge solo l’acquirente/consumatore ma anche il produttore/venditore. Si tratta di incertezza che non può essere spiegata con la mancanza di informazioni e con la categoria analitica dell’asimmetria. Nelle situazioni in cui l’informazione non esiste a priori, l’incertezza riguarda tutti i soggetti e non solo il consumatore, con implicazioni a livello analitico e di policy di cui ci sembra importante tenerne conto.

La sicurezza e la qualità degli alimenti di fronte alle nuove incertezze

DISTASO, MICHELE
2009

Abstract

Dal punto di vista economico, la sicurezza degli alimenti può essere considerata come un caso rappresentativo di “fallimento” del mercato. Con questa espressione si riconosce che il mercato non sempre funziona come un meccanismo. I limiti del mercato, riferiti al campo della sicurezza alimentare, derivano dal fatto che esso non è perfetto, perché molti attributi sanitari hanno carattere “pubblico” e perché molto spesso c’è diversità tra rischio oggettivamente determinato e rischio percepito. Ci sono però due ragioni principali che ne giustificano l’espressione. La prima pone l’accento sulle probabili conseguenze della pura logica del mercato, nel senso che questo non sarebbe in grado di garantire la sicurezza degli alimenti al livello socialmente ottimale. Nelle situazioni in cui si ha differenza tra costo privato e costo sociale, le esternalità negative prodotte possono avere conseguenze talmente serie sulla salute della popolazione da giustificare interventi pubblici al fine di assicurare quel livello ritenuto ottimale dal punto di vista sociale. La seconda ragione concerne l’esistenza di asimmetria informativa, per rappresentare quelle situazioni di carenza di informazioni sulla sicurezza degli alimenti in cui i consumatori sarebbero indotti a consumare alimenti non sicuri, mentre, se provvisti di adeguate informazioni, non li consumerebbero. Anche per questa seconda ragione trova giustificazione l’intervento pubblico che, a dimostrazione dell’importanza assunta negli ultimi lustri dalle questioni legate alla sicurezza, si è espresso in nuove iniziative di policy, quali la creazione dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare della UE e la General Food Law negli USA. L’esistenza di asimmetrie informative accomuna la sicurezza alimentare alla qualità dei prodotti agro-alimentari, anche se le conseguenze sono meno gravi se la carenza di informazioni concerne la qualità rispetto alla sicurezza. Tuttavia, a una riflessione più attenta, i legami tra sicurezza e qualità non si limitano al fatto che una situazione di asimmetria di informazione è la condizione normale del mercato. Essi si estendono alle questioni più generali circa la natura dell’incertezza qualitativa. In altri termini, esiste nella scienza economica il problema dell’incertezza che assume una valenza più ampia e complessa di quella che considera l’incertezza come problema di informazione. Anche se questo approccio è il più seguito, in letteratura esistono altre 1 concezioni che considerano l’incertezza sulla qualità come problema di valutazione e di misurazione, oppure come problema di conoscenza endogena1. In questo lavoro intendiamo esplorare un percorso diverso, nell’intento di mostrare che il concetto di sicurezza possa essere utilizzato per definire i problemi connessi con la qualità dei prodotti agro-alimentari. Per raggiungere tale obiettivo ci sembra proficuo riferirci all’approccio che considera l’incertezza come problema di inesistenza a priori di informazioni. Inoltre, la tesi che qui si sostiene è che la sicurezza, se s’intende raggiungere un livello socialmente ottimale, dovrebbe essere considerata un requisito della qualità degli alimenti. Questo modo di considerare la sicurezza è rafforzato dalla constatazione dell’esistenza di un nuovo tipo di incertezza, dovuto a scarsa conoscenza circa le conseguenze di lungo periodo sulla sicurezza sanitaria e ambientale dei prodotti alimentari. Per questa sua natura, essa non coinvolge solo l’acquirente/consumatore ma anche il produttore/venditore. Si tratta di incertezza che non può essere spiegata con la mancanza di informazioni e con la categoria analitica dell’asimmetria. Nelle situazioni in cui l’informazione non esiste a priori, l’incertezza riguarda tutti i soggetti e non solo il consumatore, con implicazioni a livello analitico e di policy di cui ci sembra importante tenerne conto.
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