Si analizza 1’articolato provvisorio del Codice del processo amministrativo per verificare se sia ascrivibile ad un codice di stampo, ottocentesco, un codice di settore o un testo unico. L'Autore premette una ricostruzione delle nozioni delle tre tipologie di raccolta di leggi ed espone le ragioni per cui non vi è stato un codice illuministico di diritto amministrativo, quindi passa a considerare come è venuta a formarsi la disciplina sul processo amministrativo, evidenziando l'opera pretoria della giurisprudenza e sistematizzante della dottrina. Vengono, poi, descritti i contenuti delle tre deleghe legislative sul processo amministrativo (la legge c.d. Brunetta, la legge di recepimento delle disposizioni comunitarie del 2008 e la legge n. 69 del 2009), sottolineando la diversità di fini, principi e criteri direttivi, per constatare che la delega generale sul processo amministrativo, i cui tempi per l'adozione del decreto legislativo sono più lunghi, avrebbe, consentito un coordinamento; invece, la bozza di Codice del processo amministrativo recepisce supinamente i decreti delegati adottati in esecuzione delle altre due deleghe inserendoli in appositi Capi del Titolo V del Libro quarto sui riti speciali. Richiamati, infine, i caratteri salienti dei tre tipi di raccolta normativa, giunge alla conclusione che l'articolato non presenta completezza, né certezza e si eterointegra con i principi generali desumibili dal codice di procedura civile, ma, per il richiamo formale all'art. 20 della legge n. 59 del 197 ed alle innovazioni introdotte, può tendenzialmente annoverarsi tra i codici di nuova generazione o di settore.

La natura giuridica dell’articolato provvisorio denominato codice del processo amministrativo

FOLLIERI, ENRICO
2010

Abstract

Si analizza 1’articolato provvisorio del Codice del processo amministrativo per verificare se sia ascrivibile ad un codice di stampo, ottocentesco, un codice di settore o un testo unico. L'Autore premette una ricostruzione delle nozioni delle tre tipologie di raccolta di leggi ed espone le ragioni per cui non vi è stato un codice illuministico di diritto amministrativo, quindi passa a considerare come è venuta a formarsi la disciplina sul processo amministrativo, evidenziando l'opera pretoria della giurisprudenza e sistematizzante della dottrina. Vengono, poi, descritti i contenuti delle tre deleghe legislative sul processo amministrativo (la legge c.d. Brunetta, la legge di recepimento delle disposizioni comunitarie del 2008 e la legge n. 69 del 2009), sottolineando la diversità di fini, principi e criteri direttivi, per constatare che la delega generale sul processo amministrativo, i cui tempi per l'adozione del decreto legislativo sono più lunghi, avrebbe, consentito un coordinamento; invece, la bozza di Codice del processo amministrativo recepisce supinamente i decreti delegati adottati in esecuzione delle altre due deleghe inserendoli in appositi Capi del Titolo V del Libro quarto sui riti speciali. Richiamati, infine, i caratteri salienti dei tre tipi di raccolta normativa, giunge alla conclusione che l'articolato non presenta completezza, né certezza e si eterointegra con i principi generali desumibili dal codice di procedura civile, ma, per il richiamo formale all'art. 20 della legge n. 59 del 197 ed alle innovazioni introdotte, può tendenzialmente annoverarsi tra i codici di nuova generazione o di settore.
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