Questo progetto dottorale indaga il fenomeno del coworking in continua espansione, come pratica estensibile al contesto delle biblioteche. Il coworking è una risposta di tipo grassroots all’esigenza di condividere spazi e conoscenze fra lavoratori. La sua natura è ibrida e combina elementi fisici, sociali, digitali e le sue traiettorie si possono rintracciare nell’assetto urbano, periferico e turistico. La narrazione scientifica riconosce alle biblioteche, come ad altre declinazioni del ‘terzo spazio’ sia pubblico che privato, un ruolo di apertura e di presidio per i lavoratori da remoto, principali destinatari di queste soluzioni. Rimane tuttavia inesplorata la comprensione delle dinamiche e delle competenze necessarie atte a qualificare l’accoglienza di questi pubblici e a personalizzarne l’esperienza informativa attraverso adeguati episodi di literacies. Lo studio si articola pertanto su tre domande di ricerca nell’obiettivo di comprendere come la biblioteca può supportare lo sviluppo del fenomeno di coworking, come i metodi partecipativi possono favorirne il design e, infine, quali spazi, servizi e competenze sono necessari per abbinare le biblioteche alle esigenze di colavoro. La metodologia adottata è la ricerca-azione con approccio mixed method. Il metodo visuale della photoelicitation è stato analizzato attraverso una ‘theory of change’ per la media literacy, mostrando come l'utilizzo di un consueto device, come lo smartphone, possa diventare dispositivo di attivazione critica e coscientizzazione, trasformando il passivo gesto fotografico in strumento di indagine riflessiva. L’esperimento ha fatto emergere quello che abbiamo chiamato il ‘paradosso della familiarità-defamiliarità’. L’analisi longitudinale ha confermato, a distanza di un anno, l'efficacia del metodo partecipativo per la rigenerazione professionale e dell’ecosistema di lavoro, sia dal punto di vista del processo operativo che del pattern emotivo. La ‘biblioteca del coworking’, secondo quanto emerge da questa ricerca empirica, è immaginata come spazio di cura e di apprendimento informale attraverso la simultaneità di esperienze, la flessibilità del contesto e relazioni di peering. Emerge una nuova dimensione che abbiamo definito di ‘terzo spazio-tempo’, dove il vettore tempo-lavoro diventa condizione intrinseca per far emergere nuove socialità. Le descrizioni dei rispondenti si sono orientate verso un ambiente fisico aperto, ibrido, biofilico e tecnologico, orchestrato da personale capace di far coesistere nello spazio-tempo eventi professionali atti a generare nuovi significati. I risultati finali ci hanno portato a elaborare le prime linee guida per attivare un servizio efficace di coworking in biblioteca: ambiente e comfort fisico, tecnologia, risorse informative ibride, competenze del personale, offerte per la socialità e la comunità. I bisogni di apprendimento emergono come combinazioni di vario livello nella direzione della ‘dynamic literacy’, non improntata a un’acquisizione statica di competenze tecnologiche, ma a un design multimodale inclusivo e radicato nell'esperienza situata, con momenti di negoziazione collettiva. Il contesto bibliotecario emerge come potenziale presidio ‘in-betweenness’ per il coworking, ma anche per lo sviluppo di nuove forme di literacies necessarie al futuro del lavoro e atte a trasformare e creare significati attraverso sempre nuove connessioni.
Coworking in biblioteca. Ricerca-azione per ambienti dinamici di colavoro / Vitari, V.S.. - (2026). [10.14274/vitari-viviana-stefania_phd2026]
Coworking in biblioteca. Ricerca-azione per ambienti dinamici di colavoro.
VITARI, VIVIANA STEFANIA
2026-01-01
Abstract
Questo progetto dottorale indaga il fenomeno del coworking in continua espansione, come pratica estensibile al contesto delle biblioteche. Il coworking è una risposta di tipo grassroots all’esigenza di condividere spazi e conoscenze fra lavoratori. La sua natura è ibrida e combina elementi fisici, sociali, digitali e le sue traiettorie si possono rintracciare nell’assetto urbano, periferico e turistico. La narrazione scientifica riconosce alle biblioteche, come ad altre declinazioni del ‘terzo spazio’ sia pubblico che privato, un ruolo di apertura e di presidio per i lavoratori da remoto, principali destinatari di queste soluzioni. Rimane tuttavia inesplorata la comprensione delle dinamiche e delle competenze necessarie atte a qualificare l’accoglienza di questi pubblici e a personalizzarne l’esperienza informativa attraverso adeguati episodi di literacies. Lo studio si articola pertanto su tre domande di ricerca nell’obiettivo di comprendere come la biblioteca può supportare lo sviluppo del fenomeno di coworking, come i metodi partecipativi possono favorirne il design e, infine, quali spazi, servizi e competenze sono necessari per abbinare le biblioteche alle esigenze di colavoro. La metodologia adottata è la ricerca-azione con approccio mixed method. Il metodo visuale della photoelicitation è stato analizzato attraverso una ‘theory of change’ per la media literacy, mostrando come l'utilizzo di un consueto device, come lo smartphone, possa diventare dispositivo di attivazione critica e coscientizzazione, trasformando il passivo gesto fotografico in strumento di indagine riflessiva. L’esperimento ha fatto emergere quello che abbiamo chiamato il ‘paradosso della familiarità-defamiliarità’. L’analisi longitudinale ha confermato, a distanza di un anno, l'efficacia del metodo partecipativo per la rigenerazione professionale e dell’ecosistema di lavoro, sia dal punto di vista del processo operativo che del pattern emotivo. La ‘biblioteca del coworking’, secondo quanto emerge da questa ricerca empirica, è immaginata come spazio di cura e di apprendimento informale attraverso la simultaneità di esperienze, la flessibilità del contesto e relazioni di peering. Emerge una nuova dimensione che abbiamo definito di ‘terzo spazio-tempo’, dove il vettore tempo-lavoro diventa condizione intrinseca per far emergere nuove socialità. Le descrizioni dei rispondenti si sono orientate verso un ambiente fisico aperto, ibrido, biofilico e tecnologico, orchestrato da personale capace di far coesistere nello spazio-tempo eventi professionali atti a generare nuovi significati. I risultati finali ci hanno portato a elaborare le prime linee guida per attivare un servizio efficace di coworking in biblioteca: ambiente e comfort fisico, tecnologia, risorse informative ibride, competenze del personale, offerte per la socialità e la comunità. I bisogni di apprendimento emergono come combinazioni di vario livello nella direzione della ‘dynamic literacy’, non improntata a un’acquisizione statica di competenze tecnologiche, ma a un design multimodale inclusivo e radicato nell'esperienza situata, con momenti di negoziazione collettiva. Il contesto bibliotecario emerge come potenziale presidio ‘in-betweenness’ per il coworking, ma anche per lo sviluppo di nuove forme di literacies necessarie al futuro del lavoro e atte a trasformare e creare significati attraverso sempre nuove connessioni.| File | Dimensione | Formato | |
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