L’obiettivo dell’articolo è di elaborare un framework per l’apprendimento delle pratiche riflessive nelle organizzazioni. La teoria del post-umanesimo nel superamento delle categorie dualistiche (soggetto/oggetto; natura/cultura; mente/corpo) induce la pedagogia a una riformulazione ontologica ed epistemologica volta al superamento della dicotomia umano/non umano, considerando l’umano parte integrante dell’ambiente. Una teoria questa che mira alla comprensione del rapporto tra umano e oggetti (es.: tecnologia) in un mondo del lavoro in continua trasformazione. La prima parte del contributo presenta una elaborazione critica di alcuni modelli di pratiche riflessive ritenute poco idonee alle fasi di liminalità di vita dell’adulto e alle incessanti transizioni lavorative; la seconda parte illustra un possibile modello di apprendimento di pratiche riflessive. In questo modello, le pedagogie relazionali e del personalismo pedagogico, nel promuovere un mescolamento tra aspetti interpersonali e intrapersonali, concorrono allo sviluppo di una maggiore e più profonda riflessività. In tal senso, la creatività collettiva unitamente a un’intuizione esperta condivisa da una parte e l’agile mindiset, la practice wisdom e l’embodiment dall’altra promuovono pratiche riflessive che contemplano sia una dimensione dialogica sia una più introspettiva. Entrambe le dimensioni, nel favorire in egual modo il superamento della tradizionale scissione tra il pensare e l’agire, aiutano l’essere adulto a riflettere sul significato delle proprie azioni. La riflessività acquisisce così un sostanziale valore, in quanto in grado di porre l’essere umano nelle condizioni di affrontare l’indeterminatezza, la complessità e i continui cambiamenti non solo del mercato del lavoro, ma anche degli stessi compiti lavorativi a seguito dello sviluppo tecnologico.
Pedagogie, liminalità e transizioni: un framework di apprendimento di pratiche riflessive
Rosa Cera
2025-01-01
Abstract
L’obiettivo dell’articolo è di elaborare un framework per l’apprendimento delle pratiche riflessive nelle organizzazioni. La teoria del post-umanesimo nel superamento delle categorie dualistiche (soggetto/oggetto; natura/cultura; mente/corpo) induce la pedagogia a una riformulazione ontologica ed epistemologica volta al superamento della dicotomia umano/non umano, considerando l’umano parte integrante dell’ambiente. Una teoria questa che mira alla comprensione del rapporto tra umano e oggetti (es.: tecnologia) in un mondo del lavoro in continua trasformazione. La prima parte del contributo presenta una elaborazione critica di alcuni modelli di pratiche riflessive ritenute poco idonee alle fasi di liminalità di vita dell’adulto e alle incessanti transizioni lavorative; la seconda parte illustra un possibile modello di apprendimento di pratiche riflessive. In questo modello, le pedagogie relazionali e del personalismo pedagogico, nel promuovere un mescolamento tra aspetti interpersonali e intrapersonali, concorrono allo sviluppo di una maggiore e più profonda riflessività. In tal senso, la creatività collettiva unitamente a un’intuizione esperta condivisa da una parte e l’agile mindiset, la practice wisdom e l’embodiment dall’altra promuovono pratiche riflessive che contemplano sia una dimensione dialogica sia una più introspettiva. Entrambe le dimensioni, nel favorire in egual modo il superamento della tradizionale scissione tra il pensare e l’agire, aiutano l’essere adulto a riflettere sul significato delle proprie azioni. La riflessività acquisisce così un sostanziale valore, in quanto in grado di porre l’essere umano nelle condizioni di affrontare l’indeterminatezza, la complessità e i continui cambiamenti non solo del mercato del lavoro, ma anche degli stessi compiti lavorativi a seguito dello sviluppo tecnologico.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


