La tesi affronta il tema dell’attività fisica come determinante di salute pubblica e come pratica di inclusione sociale, analizzandone i risvolti educativi, psicologici e tecnologici in una prospettiva interdisciplinare. Muovendo dal paradigma socio-ecologico di Bronfenbrenner e McLeroy, il lavoro interpreta il movimento non solo come comportamento individuale ma come esito di fattori ambientali, culturali e politici che ne condizionano l’accessibilità. In un contesto caratterizzato da crescenti disuguaglianze di salute e da una persistente sedentarietà, l’attività fisica è considerata un diritto di cittadinanza e uno strumento di equità. Nel primo capitolo, la sedentarietà viene descritta come problema strutturale di salute pubblica, alla luce delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2020) e dei dati nazionali ISTAT, 2025; e OKkio alla Salute, 2023. L’analisi mette in evidenza la correlazione tra inattività fisica, disparità socio-economiche e costi sanitari, proponendo una lettura sistemica delle barriere ambientali e culturali al movimento. Il secondo capitolo approfondisce la relazione tra attività fisica e salute mentale nella popolazione universitaria, attraverso una scoping review condotta secondo la checklist PRISMA-ScR e un’analisi integrativa delle evidenze sul ruolo dell’attività motoria nel ridurre stress, ansia e sintomi depressivi. I risultati mostrano come il movimento, inserito in contesti educativi e relazionali, favorisca il benessere psicologico e il rendimento accademico, proponendo l’università come ambiente di promozione della salute. Il terzo capitolo presenta due studi sperimentali condotti in scuole speciali in Romania con studenti con disabilità sensoriali visive e uditive. Gli interventi di equilibrio, pliometria e danza dimostrano miglioramenti significativi nelle capacità motorie e relazionali, confermando il valore dell’attività motoria adattata come pratica di inclusione e di autonomia. Nel quarto capitolo, l’attenzione si sposta su contesti di fragilità sociale, attraverso indagini in centri semi-residenziali per persone con dipendenze e in ambienti educativi difficili. Il movimento emerge come co-terapia e strumento di ricostruzione identitaria, capace di favorire il senso di appartenenza e la cura di sé. Il quinto capitolo propone una riflessione critica sull’uso delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nella promozione dell’attività fisica (mHealth, wearables, machine learning). Attraverso una revisione sistematica della letteratura, si evidenzia come tali strumenti possano ampliare le opportunità di accesso e personalizzazione se progettati secondo principi di equity-by-design, ma rischino di accentuare le disuguaglianze se basati su modelli non inclusivi o su algoritmi parziali. Le discussioni finali delineano un modello di promozione del benessere fondato su giustizia, accessibilità e sostenibilità, in cui il corpo e la tecnologia diventano mediatori di cittadinanza. L’originalità del lavoro risiede nell’integrazione di prospettive empiriche, teoriche e pedagogiche per riconnettere il movimento all’equità sociale e alla salute pubblica. In un mondo tecnologicamente avanzato ma fisicamente immobile, il muoversi resta un atto politico e un diritto universale.
ATTIVITÀ FISICA E INCLUSIONE SOCIO-EDUCATIVA Analisi teoriche ed evidenze empiriche su popolazioni universitarie, con disabilità e vulnerabili in un’ottica socio-ecologica di promozione di sani stili di vita e benessere / Guerriero, M.A.. - (2026 Feb 12). [10.14274/guerriero-mariasole-antonietta_phd2026-02-12]
ATTIVITÀ FISICA E INCLUSIONE SOCIO-EDUCATIVA Analisi teoriche ed evidenze empiriche su popolazioni universitarie, con disabilità e vulnerabili in un’ottica socio-ecologica di promozione di sani stili di vita e benessere
GUERRIERO, MARIASOLE ANTONIETTA
2026-02-12
Abstract
La tesi affronta il tema dell’attività fisica come determinante di salute pubblica e come pratica di inclusione sociale, analizzandone i risvolti educativi, psicologici e tecnologici in una prospettiva interdisciplinare. Muovendo dal paradigma socio-ecologico di Bronfenbrenner e McLeroy, il lavoro interpreta il movimento non solo come comportamento individuale ma come esito di fattori ambientali, culturali e politici che ne condizionano l’accessibilità. In un contesto caratterizzato da crescenti disuguaglianze di salute e da una persistente sedentarietà, l’attività fisica è considerata un diritto di cittadinanza e uno strumento di equità. Nel primo capitolo, la sedentarietà viene descritta come problema strutturale di salute pubblica, alla luce delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2020) e dei dati nazionali ISTAT, 2025; e OKkio alla Salute, 2023. L’analisi mette in evidenza la correlazione tra inattività fisica, disparità socio-economiche e costi sanitari, proponendo una lettura sistemica delle barriere ambientali e culturali al movimento. Il secondo capitolo approfondisce la relazione tra attività fisica e salute mentale nella popolazione universitaria, attraverso una scoping review condotta secondo la checklist PRISMA-ScR e un’analisi integrativa delle evidenze sul ruolo dell’attività motoria nel ridurre stress, ansia e sintomi depressivi. I risultati mostrano come il movimento, inserito in contesti educativi e relazionali, favorisca il benessere psicologico e il rendimento accademico, proponendo l’università come ambiente di promozione della salute. Il terzo capitolo presenta due studi sperimentali condotti in scuole speciali in Romania con studenti con disabilità sensoriali visive e uditive. Gli interventi di equilibrio, pliometria e danza dimostrano miglioramenti significativi nelle capacità motorie e relazionali, confermando il valore dell’attività motoria adattata come pratica di inclusione e di autonomia. Nel quarto capitolo, l’attenzione si sposta su contesti di fragilità sociale, attraverso indagini in centri semi-residenziali per persone con dipendenze e in ambienti educativi difficili. Il movimento emerge come co-terapia e strumento di ricostruzione identitaria, capace di favorire il senso di appartenenza e la cura di sé. Il quinto capitolo propone una riflessione critica sull’uso delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nella promozione dell’attività fisica (mHealth, wearables, machine learning). Attraverso una revisione sistematica della letteratura, si evidenzia come tali strumenti possano ampliare le opportunità di accesso e personalizzazione se progettati secondo principi di equity-by-design, ma rischino di accentuare le disuguaglianze se basati su modelli non inclusivi o su algoritmi parziali. Le discussioni finali delineano un modello di promozione del benessere fondato su giustizia, accessibilità e sostenibilità, in cui il corpo e la tecnologia diventano mediatori di cittadinanza. L’originalità del lavoro risiede nell’integrazione di prospettive empiriche, teoriche e pedagogiche per riconnettere il movimento all’equità sociale e alla salute pubblica. In un mondo tecnologicamente avanzato ma fisicamente immobile, il muoversi resta un atto politico e un diritto universale.| File | Dimensione | Formato | |
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