Gli studenti vivono oggi immersi in un ecosistema visivo denso e pervasivo, costruendo significati attraverso immagini e video. Nella scuola, tuttavia, questa competenza resta largamente inattivata: le pratiche didattiche continuano a fondarsi sul primato della parola scritta, eredità di un "organismo tipografico" che per secoli ha organizzato l'apprendimento attorno al libro stampato. Ne risulta una frattura tra i modi in cui gli studenti pensano nel mondo e quelli che la scuola riconosce come legittimi. Questa ricerca esplora se e come la produzione audiovisiva possa diventare strumento di costruzione della conoscenza in contesto scolastico. Il quadro teorico integra visual studies, scienze cognitive, educazione ai media ed etnografia visuale, proponendo il Visual Inquiry-Based Learning (VIBL) come approccio pedagogico che reintegra il sistema percettivo-motorio nel processo di apprendimento. Il framework dei Visual Moves (VM), derivato dai Thinking Moves di Harvard e tradotto nel dominio visuale, fornisce gli strumenti analitici per osservare e coltivare le competenze di visual literacy. Lo studio empirico, di natura qualitativa ed esplorativa, ha coinvolto 17 studenti di un istituto professionale di Prato (Italia) in un percorso di quattro mesi articolato in produzioni video progressivamente complesse: videoselfie, interviste, microstorie e videoritratti collaborativi. L'analisi ha integrato approcci deduttivi (applicazione del framework VM) e induttivi (codifica tematica emergente) su corpora eterogenei: artefatti audiovisivi, logbook etnografici, routine riflessive e questionari. I risultati documentano che gli studenti possono diventare autori competenti di significato visivo quando sollecitati con consegne appropriate. Emergono pattern significativi: l'attivazione contestuale delle competenze in risposta alle affordance dei compito, una "soglia del puro visuale" che rivela la dipendenza residua dal supporto verbale, il ruolo della vulnerabilità scelta come amplificatore cognitivo, il vantaggio epistemico degli studenti con background migratorio nelle operazioni di decentramento e connessione. La ricerca contribuisce alla riflessione sull'educazione ai media proponendo un framework operativo per integrare la visual inquiry nella didattica ordinaria, documentando il potenziale trasformativo del video come dispositivo epistemico e pratica di costruzione identitaria.

Riappropriarsi dello sguardo nell’apprendimento. La visual inquiry come pratica critica nell’educazione ai media e alla visualità / Bucciarelli, I.. - (2026 Apr 27). [10.14274/bucciarelli-ilaria_phd2026-04-27]

Riappropriarsi dello sguardo nell’apprendimento. La visual inquiry come pratica critica nell’educazione ai media e alla visualità

BUCCIARELLI, ILARIA
2026-04-27

Abstract

Gli studenti vivono oggi immersi in un ecosistema visivo denso e pervasivo, costruendo significati attraverso immagini e video. Nella scuola, tuttavia, questa competenza resta largamente inattivata: le pratiche didattiche continuano a fondarsi sul primato della parola scritta, eredità di un "organismo tipografico" che per secoli ha organizzato l'apprendimento attorno al libro stampato. Ne risulta una frattura tra i modi in cui gli studenti pensano nel mondo e quelli che la scuola riconosce come legittimi. Questa ricerca esplora se e come la produzione audiovisiva possa diventare strumento di costruzione della conoscenza in contesto scolastico. Il quadro teorico integra visual studies, scienze cognitive, educazione ai media ed etnografia visuale, proponendo il Visual Inquiry-Based Learning (VIBL) come approccio pedagogico che reintegra il sistema percettivo-motorio nel processo di apprendimento. Il framework dei Visual Moves (VM), derivato dai Thinking Moves di Harvard e tradotto nel dominio visuale, fornisce gli strumenti analitici per osservare e coltivare le competenze di visual literacy. Lo studio empirico, di natura qualitativa ed esplorativa, ha coinvolto 17 studenti di un istituto professionale di Prato (Italia) in un percorso di quattro mesi articolato in produzioni video progressivamente complesse: videoselfie, interviste, microstorie e videoritratti collaborativi. L'analisi ha integrato approcci deduttivi (applicazione del framework VM) e induttivi (codifica tematica emergente) su corpora eterogenei: artefatti audiovisivi, logbook etnografici, routine riflessive e questionari. I risultati documentano che gli studenti possono diventare autori competenti di significato visivo quando sollecitati con consegne appropriate. Emergono pattern significativi: l'attivazione contestuale delle competenze in risposta alle affordance dei compito, una "soglia del puro visuale" che rivela la dipendenza residua dal supporto verbale, il ruolo della vulnerabilità scelta come amplificatore cognitivo, il vantaggio epistemico degli studenti con background migratorio nelle operazioni di decentramento e connessione. La ricerca contribuisce alla riflessione sull'educazione ai media proponendo un framework operativo per integrare la visual inquiry nella didattica ordinaria, documentando il potenziale trasformativo del video come dispositivo epistemico e pratica di costruzione identitaria.
27-apr-2026
Visual literacy; visual inquiry; Visual Moves
Educazione ai media; produzione video; apprendimento autentico
Ranieri, Maria
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