Nel corso del Novecento le scritture al femminile iniziano ad essere riconosciute non solo per il loro valore letterario, ma anche perché capaci di farsi spazio di presa di consapevolezza (bell hooks, 2025; Freire, 2011). Parallelamente, si inizia a discutere anche del loro potenziale educativo e formativo, insito nella possibilità di fare emergere e veicolare narrazioni plurali e/o contronarrazioni volte a decostruire stereotipi e gerarchie sociali e prefigurare altri modi di essere e di pensar(si). Emerge, dunque, un’intersezione tra pedagogia narrativa (Bruner, 2002; Clandinin e Connelly, 2004) e pedagogia femminista e postcoloniale (bell hooks, 2020; Cavarero, 1998; Spivak, 2016), un’intersezione capace di sfidare l’ordine di genere esistente e di mettere in discussione prospettive euro-e androcentriche. Considerate tali premesse, l’intento del contributo è di riflettere sui romanzi di alcune autrici contemporanee che danno forma e voce a soggettività spesso occultate per promuovere lo sviluppo e l’emersione del pensiero critico, nomade e migrante (Pinto Minerva, 2002) e implementare – a partire dai contesti formativi formali – pratiche di decolonizzazione delle menti e contribuire, in tal modo, alla costruzione di una società realmente interculturale e globale (Borghi, 2020; Burgio, 2022; Lapov, 2025; Lopez, 2018).

«Io non mi arrendo nel silenzio»: scritture femminili interculturali e possibili pratiche pedagogiche di decolonizzazione

Alessandra Altamura
2026-01-01

Abstract

Nel corso del Novecento le scritture al femminile iniziano ad essere riconosciute non solo per il loro valore letterario, ma anche perché capaci di farsi spazio di presa di consapevolezza (bell hooks, 2025; Freire, 2011). Parallelamente, si inizia a discutere anche del loro potenziale educativo e formativo, insito nella possibilità di fare emergere e veicolare narrazioni plurali e/o contronarrazioni volte a decostruire stereotipi e gerarchie sociali e prefigurare altri modi di essere e di pensar(si). Emerge, dunque, un’intersezione tra pedagogia narrativa (Bruner, 2002; Clandinin e Connelly, 2004) e pedagogia femminista e postcoloniale (bell hooks, 2020; Cavarero, 1998; Spivak, 2016), un’intersezione capace di sfidare l’ordine di genere esistente e di mettere in discussione prospettive euro-e androcentriche. Considerate tali premesse, l’intento del contributo è di riflettere sui romanzi di alcune autrici contemporanee che danno forma e voce a soggettività spesso occultate per promuovere lo sviluppo e l’emersione del pensiero critico, nomade e migrante (Pinto Minerva, 2002) e implementare – a partire dai contesti formativi formali – pratiche di decolonizzazione delle menti e contribuire, in tal modo, alla costruzione di una società realmente interculturale e globale (Borghi, 2020; Burgio, 2022; Lapov, 2025; Lopez, 2018).
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