La tesi affronta una tematica attuale e molto dibattuta, ovvero quella della semplificazione amministrativa che è alla base della legge 7 agosto 2015 n. 124 recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, meglio conosciuta come legge Madia. Invero, istanze di semplificazione hanno caratterizzato pressoché tutti i processi di riforma della P.A., specie a partire dagli anni ‘90, legandosi ai principi di efficacia, economicità e trasparenza nonché alle indicazioni provenienti dall’ordinamento comunitario. La ricostruzione del quadro normativo di riferimento evidenzia le varie anime della semplificazione, da quella prettamente normativa (quale rimedio agli interventi legislativi caotici e disorganici) a quella squisitamente procedimentale che, poi, sono tutte volte a garantire una maggiore competitività dei nostri mercati, condizionati negativamente dalla crisi economica e dagli eccesivi oneri burocratici che limitano l’iniziativa economica privata. Da qui la spinta di rivedere in primis il sistema delle autorizzazioni e concessioni adoperando istituti che meglio si prestano a ciò, primo fra tutti la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). Non a caso, il campo di indagine è circoscritto a due dei decreti attuativi della Madia, ovvero i D.lgs. n. 126 e 222 del 2016 (cd. SCIA 1 e SCIA 2) che hanno apportato ulteriori modifiche alla disciplina generale dell’art. 19 LPA (si pensi a forma inedite di SCIA, come quella unica e condizionata), oltre ad aver individuato all’interno di una tabella, per le diverse attività private nei campi dell'edilizia, del commercio e dell'ambiente, i procedimenti che sono oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio attività, silenzio assenso o comunicazione. Il sistema dei titoli abilitativi in edilizia è stato a sua volta ridisegnato, ampliando il novero di attività non soggette ad autorizzazione espressa così, accanto al permesso di costruire, trovano sempre più impiego la comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) e la SCIA, mentre è scomparsa la vecchia comunicazione di inizio lavori (CIL) e confluiscono nell’edilizia libera gli interventi da essa previsti. La portata semplificatoria dell’istituto della SCIA, tuttavia, sembra vacillare soprattutto riguardo all’annoso dibattito sulla tutela del terzo controinteressato che, tra l’altro, è all’origine di una questione di legittimità costituzionale riguardante l’art. 19, comma 6-ter LPA, per la mancata previsione di un termine espresso entro cui il terzo deve sollecitare il potere inibitorio dell’amministrazione a fronte di una SCIA edilizia illegittima. La necessità di garantire un’effettiva tutela del terzo deve coordinarsi, poi, con gli altri interessi in gioco, a cominciare dall’affidamento riposto dal privato-segnalante. In definitiva, la ricerca cerca di ricondurre il principio di semplificazione a principio guida dell’agire pubblicistico, alla luce dell’evoluzione in chiave collaborativa del rapporto tra pubblica amministrazione e privato mediante il giusto e proporzionato contemperamento tra esigenze di liberalizzazione delle attività economiche private, da un lato, e di regolamentazione e controllo pubblico delle stesse, dall’altro.

La semplificazione aministrativa nella legge Madia: Scia e nuove procedure edilizie

BOSCIA, COSTANZA
2019-06-17

Abstract

La tesi affronta una tematica attuale e molto dibattuta, ovvero quella della semplificazione amministrativa che è alla base della legge 7 agosto 2015 n. 124 recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, meglio conosciuta come legge Madia. Invero, istanze di semplificazione hanno caratterizzato pressoché tutti i processi di riforma della P.A., specie a partire dagli anni ‘90, legandosi ai principi di efficacia, economicità e trasparenza nonché alle indicazioni provenienti dall’ordinamento comunitario. La ricostruzione del quadro normativo di riferimento evidenzia le varie anime della semplificazione, da quella prettamente normativa (quale rimedio agli interventi legislativi caotici e disorganici) a quella squisitamente procedimentale che, poi, sono tutte volte a garantire una maggiore competitività dei nostri mercati, condizionati negativamente dalla crisi economica e dagli eccesivi oneri burocratici che limitano l’iniziativa economica privata. Da qui la spinta di rivedere in primis il sistema delle autorizzazioni e concessioni adoperando istituti che meglio si prestano a ciò, primo fra tutti la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). Non a caso, il campo di indagine è circoscritto a due dei decreti attuativi della Madia, ovvero i D.lgs. n. 126 e 222 del 2016 (cd. SCIA 1 e SCIA 2) che hanno apportato ulteriori modifiche alla disciplina generale dell’art. 19 LPA (si pensi a forma inedite di SCIA, come quella unica e condizionata), oltre ad aver individuato all’interno di una tabella, per le diverse attività private nei campi dell'edilizia, del commercio e dell'ambiente, i procedimenti che sono oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio attività, silenzio assenso o comunicazione. Il sistema dei titoli abilitativi in edilizia è stato a sua volta ridisegnato, ampliando il novero di attività non soggette ad autorizzazione espressa così, accanto al permesso di costruire, trovano sempre più impiego la comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) e la SCIA, mentre è scomparsa la vecchia comunicazione di inizio lavori (CIL) e confluiscono nell’edilizia libera gli interventi da essa previsti. La portata semplificatoria dell’istituto della SCIA, tuttavia, sembra vacillare soprattutto riguardo all’annoso dibattito sulla tutela del terzo controinteressato che, tra l’altro, è all’origine di una questione di legittimità costituzionale riguardante l’art. 19, comma 6-ter LPA, per la mancata previsione di un termine espresso entro cui il terzo deve sollecitare il potere inibitorio dell’amministrazione a fronte di una SCIA edilizia illegittima. La necessità di garantire un’effettiva tutela del terzo deve coordinarsi, poi, con gli altri interessi in gioco, a cominciare dall’affidamento riposto dal privato-segnalante. In definitiva, la ricerca cerca di ricondurre il principio di semplificazione a principio guida dell’agire pubblicistico, alla luce dell’evoluzione in chiave collaborativa del rapporto tra pubblica amministrazione e privato mediante il giusto e proporzionato contemperamento tra esigenze di liberalizzazione delle attività economiche private, da un lato, e di regolamentazione e controllo pubblico delle stesse, dall’altro.
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