Il contributo parte dall’esperienza di ricerca maturata dall’equipe di antropologia dell’Università di Foggia (Resta, 2008, 2006) e riflette sul fenomeno migratorio in Capitanata (Italia meridionale), ormai da molti anni terra di transiti e approdi (Perrone 2007), interessata da un consistente flusso migratorio caratterizzato da stagionalità, temporaneità ed eterogeneità delle provenienze. Caratteristiche, queste, che non consentono ai migranti di elaborare un progetto di stabilità nel territorio né di formare comunità capaci di interagire con il contesto locale. In particolare il contributo si occupa di quei borghi rurali posti nelle aree agricole a ridosso dei centri urbani a cui approdano gli immigrati impegnati nei lavori dei campi con contratti stagionali e da cui transitano seguendo il ciclo agricolo tra Puglia settentrionale e regioni limitrofe. Contesto privilegiato dell’osservazione è il modo di situarsi nello spazio da parte dei migranti, tenendo presente che lo spazio sociale d’incidenza di un immigrato vive nell’intersezione tra spazio reale e immaginario. Il primo è lo spazio dei locali e quello da questi destinato allo straniero, mentre il secondo è metaforicamente rappresentato dal trovar spazio nei contesti d’approdo (Scionti 2009). Si riflette, quindi, sui modi in cui i migranti rappresentano e immaginano i borghi in cui vivono, le narrazioni che ne restituiscono e l’uso che ne fanno. In quest’ottica le forme dell’abitare divengono forme di conoscenza locale che plasmano una mente locale forgiata dall’abitudine al luogo (La Cecla 1993). Da questo punto di vista il territorio prodotto dai migranti diviene prodotto sociale di un processo culturale in cui gli aspetti simbolici sono strettamente legati a quelli ecologici e sociali (Lai 2004). Questo il motivo per cui si parla di places nell’accezione coniata da Casey (2002) di luoghi dei confini che incorporano l’universo valoriale che fonda l’orizzonte di senso di un gruppo sociale, la rappresentazione dei quali è interpretabile come processo socialmente mediato di costruzione di significato.

La visibilità marginale. Migranti nei borghi rurali di Capitanata

SCIONTI, FRANCESCA
2012

Abstract

Il contributo parte dall’esperienza di ricerca maturata dall’equipe di antropologia dell’Università di Foggia (Resta, 2008, 2006) e riflette sul fenomeno migratorio in Capitanata (Italia meridionale), ormai da molti anni terra di transiti e approdi (Perrone 2007), interessata da un consistente flusso migratorio caratterizzato da stagionalità, temporaneità ed eterogeneità delle provenienze. Caratteristiche, queste, che non consentono ai migranti di elaborare un progetto di stabilità nel territorio né di formare comunità capaci di interagire con il contesto locale. In particolare il contributo si occupa di quei borghi rurali posti nelle aree agricole a ridosso dei centri urbani a cui approdano gli immigrati impegnati nei lavori dei campi con contratti stagionali e da cui transitano seguendo il ciclo agricolo tra Puglia settentrionale e regioni limitrofe. Contesto privilegiato dell’osservazione è il modo di situarsi nello spazio da parte dei migranti, tenendo presente che lo spazio sociale d’incidenza di un immigrato vive nell’intersezione tra spazio reale e immaginario. Il primo è lo spazio dei locali e quello da questi destinato allo straniero, mentre il secondo è metaforicamente rappresentato dal trovar spazio nei contesti d’approdo (Scionti 2009). Si riflette, quindi, sui modi in cui i migranti rappresentano e immaginano i borghi in cui vivono, le narrazioni che ne restituiscono e l’uso che ne fanno. In quest’ottica le forme dell’abitare divengono forme di conoscenza locale che plasmano una mente locale forgiata dall’abitudine al luogo (La Cecla 1993). Da questo punto di vista il territorio prodotto dai migranti diviene prodotto sociale di un processo culturale in cui gli aspetti simbolici sono strettamente legati a quelli ecologici e sociali (Lai 2004). Questo il motivo per cui si parla di places nell’accezione coniata da Casey (2002) di luoghi dei confini che incorporano l’universo valoriale che fonda l’orizzonte di senso di un gruppo sociale, la rappresentazione dei quali è interpretabile come processo socialmente mediato di costruzione di significato.
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