Le aree interne italiane incarnano una doppia marginalizzazione. Da un lato la distanza dai poli di offerta sanitaria, scolastica e di mobilità ne alimenta il declino demografico; dall’altro il ritardo infrastrutturale digitale rischia di escluderle dallo spazio dei flussi, la rete che connette luoghi connessi e taglia fuori i non connessi. In questo scenario il digitale non va inteso soltanto come connettività, bensì come occasione di rispazializzazione: la possibilità che un territorio riconfiguri il proprio senso di luogo attraverso pratiche online che superano i limiti della prossimità fisica. Tuttavia, la presenza che si attiva nello spazio digitale non coincide con la mera accessibilità tecnica. Seguendo Bandi, occorre distinguere l’essere connessi dall’essere qui: l’ambiente virtuale produce un’esperienza spaziale che può includere ma anche escludere. Qui intervengono le “presenze impossibili”, protagoniste di questo saggio. Si tratta di due categorie: la prima riguarda le persone con disabilità, per cui il territorio fisico erige barriere; la seconda, invece, concerne soggetti esclusi per ragioni socioculturali, come anziani, persone con bassa alfabetizzazione digitale, famiglie in povertà educativa. La domanda che guiderà i paragrafi è se e come gli spazi digitali consentano a tali soggetti una riterritorializzazione effettiva o se generino barriere più sottili. L’approccio è fenomenologico: verrà analizzata la costituzione vissuta dello spazio, del corpo e della presenza negli ambienti online, intrecciandola con dati socio-territoriali sulle aree interne.
Aree interne, spazi digitali. Fenomenologia delle presenze impossibili.
Nadia Di Leo
2025-01-01
Abstract
Le aree interne italiane incarnano una doppia marginalizzazione. Da un lato la distanza dai poli di offerta sanitaria, scolastica e di mobilità ne alimenta il declino demografico; dall’altro il ritardo infrastrutturale digitale rischia di escluderle dallo spazio dei flussi, la rete che connette luoghi connessi e taglia fuori i non connessi. In questo scenario il digitale non va inteso soltanto come connettività, bensì come occasione di rispazializzazione: la possibilità che un territorio riconfiguri il proprio senso di luogo attraverso pratiche online che superano i limiti della prossimità fisica. Tuttavia, la presenza che si attiva nello spazio digitale non coincide con la mera accessibilità tecnica. Seguendo Bandi, occorre distinguere l’essere connessi dall’essere qui: l’ambiente virtuale produce un’esperienza spaziale che può includere ma anche escludere. Qui intervengono le “presenze impossibili”, protagoniste di questo saggio. Si tratta di due categorie: la prima riguarda le persone con disabilità, per cui il territorio fisico erige barriere; la seconda, invece, concerne soggetti esclusi per ragioni socioculturali, come anziani, persone con bassa alfabetizzazione digitale, famiglie in povertà educativa. La domanda che guiderà i paragrafi è se e come gli spazi digitali consentano a tali soggetti una riterritorializzazione effettiva o se generino barriere più sottili. L’approccio è fenomenologico: verrà analizzata la costituzione vissuta dello spazio, del corpo e della presenza negli ambienti online, intrecciandola con dati socio-territoriali sulle aree interne.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


