Descritto come un processo continuo volto a offrire un’istruzione di alta qualità per tutti nel rispetto della diversità, dei diversi bisogni e abilità, delle caratteristiche e delle aspettative di apprendimento degli studenti e delle comunità (UNESCO, 2008), l’inclusione dei bambini con disabilità è diventata una tendenza mondiale. In questo saggio sarà presa in considerazione la figura dell’insegnante di sostegno in Italia e dello special teacher in America e in Arabia Saudita. Nonostante abbiano nomi diversi, nei paragrafi successivi ci renderemo conto del fatto che il rischio di ricadere in atteggiamenti di emarginazione, assistenzialismo o vittimismo (Canevaro, 2004) sia comune, a livello mondiale, a molti sistemi educativi. Chi ricopre questo ruolo deve “saper ascoltare”, non può essere privo «di empatia professionale e personale, di riconoscimento della dignità professionale dell’altro, di mediazione, di sostegno, di decisione e di problem solving, di soluzione di conflitti, di comunicazione e di assertività costruttiva […]. Su queste basi gli insegnanti si dovrebbero specializzare su competenze di ascolto attivo, comunicazione, problem solving collaborativo, analisi degli stress familiari, analisi delle risorse, ecc.» (tratto da Ianes, 2004). Gli elementi sopracitati esplicitano la delicatezza della posizione in cui si trova chi decide di intraprendere questo percorso che, secondo lo scrittore e insegnante di sostegno Carlo Scataglini, rappresenta anche una grande fonte di crescita e soddisfazione: «Nell’assistenzialismo, un individuo disabile ha bisogno di una vicinanza non declinabile e senza cambiamenti: sembra che sia indispensabile stargli vicino fisicamente per anticipare desideri e bisogni» (tratto da Canevaro, 2004). “Accanto alle soddisfazioni, è chiaro, ci sono gli insuccessi, i fallimenti e gli errori. C’è la difficoltà, a volte, di condividere la presa in carico dei problemi relativi all’integrazione con i colleghi curricolari. C’è la scarsa attenzione che, in alcuni casi, i dirigenti scolastici dedicano alle problematiche legate alla disabilità e ai relativi percorsi didattici che vengono realizzati nelle loro scuole. Ci sono soprattutto le innegabili responsabilità della nostra categoria, sì di noi insegnanti di sostegno che non facciamo abbastanza perché il nostro ruolo nella scuola venga meglio definito, in modo da risolvere problematiche ormai cristallizzate e irrisolte da più di trent’anni. Cose che vanno bene e altre che non vanno proprio. Voglia di innovazione e timore che i cambiamenti possano snaturare il senso di un mestiere o finire con l’abolirlo del tutto” (tratto da Scataglini, 2012). Teoricamente, l’inclusione è oramai radicata in tutti i contesti della nostra società, in particolare in quello scolastico. Nonostante questa premessa, esistono ancora oggi situazioni di strutture scolastiche incapaci di accogliere persone con disabilità a causa della presenza di barriere architettoniche e mentali […] il “problema” viene preso in considerazione solo nel momento in cui c’è invece di attivarsi preventivamente per poter fornire un egual servizio a tutti (Biagini et al., 2016, p. 1).
La figura dell'insegnante di sostegno: dall'Oriente all'Occidente, tra integrazione e rituali formali
nadia di leo
2023-01-01
Abstract
Descritto come un processo continuo volto a offrire un’istruzione di alta qualità per tutti nel rispetto della diversità, dei diversi bisogni e abilità, delle caratteristiche e delle aspettative di apprendimento degli studenti e delle comunità (UNESCO, 2008), l’inclusione dei bambini con disabilità è diventata una tendenza mondiale. In questo saggio sarà presa in considerazione la figura dell’insegnante di sostegno in Italia e dello special teacher in America e in Arabia Saudita. Nonostante abbiano nomi diversi, nei paragrafi successivi ci renderemo conto del fatto che il rischio di ricadere in atteggiamenti di emarginazione, assistenzialismo o vittimismo (Canevaro, 2004) sia comune, a livello mondiale, a molti sistemi educativi. Chi ricopre questo ruolo deve “saper ascoltare”, non può essere privo «di empatia professionale e personale, di riconoscimento della dignità professionale dell’altro, di mediazione, di sostegno, di decisione e di problem solving, di soluzione di conflitti, di comunicazione e di assertività costruttiva […]. Su queste basi gli insegnanti si dovrebbero specializzare su competenze di ascolto attivo, comunicazione, problem solving collaborativo, analisi degli stress familiari, analisi delle risorse, ecc.» (tratto da Ianes, 2004). Gli elementi sopracitati esplicitano la delicatezza della posizione in cui si trova chi decide di intraprendere questo percorso che, secondo lo scrittore e insegnante di sostegno Carlo Scataglini, rappresenta anche una grande fonte di crescita e soddisfazione: «Nell’assistenzialismo, un individuo disabile ha bisogno di una vicinanza non declinabile e senza cambiamenti: sembra che sia indispensabile stargli vicino fisicamente per anticipare desideri e bisogni» (tratto da Canevaro, 2004). “Accanto alle soddisfazioni, è chiaro, ci sono gli insuccessi, i fallimenti e gli errori. C’è la difficoltà, a volte, di condividere la presa in carico dei problemi relativi all’integrazione con i colleghi curricolari. C’è la scarsa attenzione che, in alcuni casi, i dirigenti scolastici dedicano alle problematiche legate alla disabilità e ai relativi percorsi didattici che vengono realizzati nelle loro scuole. Ci sono soprattutto le innegabili responsabilità della nostra categoria, sì di noi insegnanti di sostegno che non facciamo abbastanza perché il nostro ruolo nella scuola venga meglio definito, in modo da risolvere problematiche ormai cristallizzate e irrisolte da più di trent’anni. Cose che vanno bene e altre che non vanno proprio. Voglia di innovazione e timore che i cambiamenti possano snaturare il senso di un mestiere o finire con l’abolirlo del tutto” (tratto da Scataglini, 2012). Teoricamente, l’inclusione è oramai radicata in tutti i contesti della nostra società, in particolare in quello scolastico. Nonostante questa premessa, esistono ancora oggi situazioni di strutture scolastiche incapaci di accogliere persone con disabilità a causa della presenza di barriere architettoniche e mentali […] il “problema” viene preso in considerazione solo nel momento in cui c’è invece di attivarsi preventivamente per poter fornire un egual servizio a tutti (Biagini et al., 2016, p. 1).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


