Il libro ripercorre la biografia di uno dei circa cinquemila gesuiti spagnoli espulsi, il valenzano Juan Andrés y Morell. Giunto nello Stato della Chiesa nel 1768, durante il suo lungo esilio italiano egli seppe ritagliarsi una posizione non marginale nella Repubblica letteraria di fine Settecento grazie a una spiccata abilità nell’utilizzare gli strumenti della “socialità” illuministica. Il volume, dopo aver ripercorso le ragioni e i fatti salienti dell’espulsione della Compagnia di Gesù dalla monarchia spagnola e della successiva soppressione canonica dell’ordine, analizza le strategie d’integrazione sociale e culturale perseguite dagli espulsi nell’Italia di fine Settecento, per poi passare ad esaminare i contenuti delle opere pubblicate da Andrés. Il genere biografico viene quindi utilizzato per illustrare uno degli aspetti salienti della cultura del Settecento e cioè l’incontro/scontro tra cattolicesimo e illuminismo: l’espulso valenzano, infatti, può essere considerato il prototipo di gesuita “eclettico” aperto alla cultura dei Lumi. Come appartenente ad un ordine che si era distinto non solo per la difesa della cultura controriformistica e la supremazia politica del papato, ma anche per uno spiccato spirito di adattamento e di rielaborazione di teorie o idee eterodosse, Andrés dimostrò di saper selezionare con cura gli interlocutori dei propri testi a stampa: egli cercò infatti di distinguere, nell’ampio fronte illuministico, un settore più moderato (sia in Spagna, che in Italia) con cui era possibile dialogare da un altro - coincidente grosso modo con i philosophes - che occorreva invece contrastare utilizzando i suoi stessi mezzi di comunicazione (i salotti, le accademie, i giornali, ecc.) e generi letterari (come quello enciclopedico). Andrés, insieme ai confratelli italiani Tiraboschi, Bettinelli e Zorzi, deve perciò essere considerato un esponente di spicco di quella cultura cattolica di provenienza gesuitica che, nel corso della seconda metà del XVIII secolo, cercò di depotenziare la carica eversiva dei Lumi, preparando così il terreno all’anti-climax politico-culturale della Restaurazione. Il libro si conclude con l’esame del processo di riposizionamento ideologico di Andrés a seguito della Rivoluzione francese e dell’invasione napoleonica dell’Italia, allorquando l’espulso offrì un importante contributo alla restaurazione dell’ordine di Sant’Ignazio nel Regno di Napoli.

Juan Andrés y Morell. Un gesuita spagnolo dell'Italia dei lumi

GUASTI, NICCOLO'
2014

Abstract

Il libro ripercorre la biografia di uno dei circa cinquemila gesuiti spagnoli espulsi, il valenzano Juan Andrés y Morell. Giunto nello Stato della Chiesa nel 1768, durante il suo lungo esilio italiano egli seppe ritagliarsi una posizione non marginale nella Repubblica letteraria di fine Settecento grazie a una spiccata abilità nell’utilizzare gli strumenti della “socialità” illuministica. Il volume, dopo aver ripercorso le ragioni e i fatti salienti dell’espulsione della Compagnia di Gesù dalla monarchia spagnola e della successiva soppressione canonica dell’ordine, analizza le strategie d’integrazione sociale e culturale perseguite dagli espulsi nell’Italia di fine Settecento, per poi passare ad esaminare i contenuti delle opere pubblicate da Andrés. Il genere biografico viene quindi utilizzato per illustrare uno degli aspetti salienti della cultura del Settecento e cioè l’incontro/scontro tra cattolicesimo e illuminismo: l’espulso valenzano, infatti, può essere considerato il prototipo di gesuita “eclettico” aperto alla cultura dei Lumi. Come appartenente ad un ordine che si era distinto non solo per la difesa della cultura controriformistica e la supremazia politica del papato, ma anche per uno spiccato spirito di adattamento e di rielaborazione di teorie o idee eterodosse, Andrés dimostrò di saper selezionare con cura gli interlocutori dei propri testi a stampa: egli cercò infatti di distinguere, nell’ampio fronte illuministico, un settore più moderato (sia in Spagna, che in Italia) con cui era possibile dialogare da un altro - coincidente grosso modo con i philosophes - che occorreva invece contrastare utilizzando i suoi stessi mezzi di comunicazione (i salotti, le accademie, i giornali, ecc.) e generi letterari (come quello enciclopedico). Andrés, insieme ai confratelli italiani Tiraboschi, Bettinelli e Zorzi, deve perciò essere considerato un esponente di spicco di quella cultura cattolica di provenienza gesuitica che, nel corso della seconda metà del XVIII secolo, cercò di depotenziare la carica eversiva dei Lumi, preparando così il terreno all’anti-climax politico-culturale della Restaurazione. Il libro si conclude con l’esame del processo di riposizionamento ideologico di Andrés a seguito della Rivoluzione francese e dell’invasione napoleonica dell’Italia, allorquando l’espulso offrì un importante contributo alla restaurazione dell’ordine di Sant’Ignazio nel Regno di Napoli.
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