Il saggio, collocato all’interno di un volume intitolato “Orientamenti” , inquadra dal punto di vista della formazione alla vita ed alle “life skills” la questione dell’orientamento. In relazione all’ambito complesso inerente la promozione delle metacompetenze nei processi di formazione del futuro lavoratore, l’analisi muove da un aspetto della cosiddetta “mortalità studentesca” nei contesti accademici, ovvero quello riconducibile a deficit di fronteggiamento da parte degli studenti delle difficoltà legate non già a questioni di metodo o di oggetto disciplinare quanto, piuttosto, inerenti la gestione dello stress, il problem solving, l’autoefficacia, la capacità di progettazione a medio e lungo-termine. Si sofferma, pertanto, su una competenza particolare, ancora poco analizzata nel contesto italiano: la “speranza”, intesa non come virtù teologale ma, come nella sua formulazione anglosassone, come specifica modalità cognitiva: il pensiero “goal-directed”, centrato sul raggiungimento degli obiettivi, declinato in “pathways thinking” (individuare gli itinerari di perseguimento degli obiettivi desiderati) e “agency thinking” (traducibile con: motivazione, volizione, agentività: l’intraprendere fattivamente gli itinerari progettati). Analizzando i risultati di una ricerca empirica condotta rilevando le attitudini imprenditoriali dei giovani del bacino melfese, la riflessione si sofferma sui fattori ‘disorientanti’ e sui ‘disorientatori’ nel processo di crescita dei giovani che si preparano ad entrare nel mondo del lavoro, evidenziando la crucialità del ruolo genitoriale nella costruzione di stili di coping orientati o ‘disorientati’ al cospetto della complessità del mercato del lavoro e della vita stessa.

Orientamento come paradigma dell’azione. Hope Theory e sue connessioni con la promozione delle competenze trasversali

SCARDICCHIO, ANTONIA CHIARA
2009

Abstract

Il saggio, collocato all’interno di un volume intitolato “Orientamenti” , inquadra dal punto di vista della formazione alla vita ed alle “life skills” la questione dell’orientamento. In relazione all’ambito complesso inerente la promozione delle metacompetenze nei processi di formazione del futuro lavoratore, l’analisi muove da un aspetto della cosiddetta “mortalità studentesca” nei contesti accademici, ovvero quello riconducibile a deficit di fronteggiamento da parte degli studenti delle difficoltà legate non già a questioni di metodo o di oggetto disciplinare quanto, piuttosto, inerenti la gestione dello stress, il problem solving, l’autoefficacia, la capacità di progettazione a medio e lungo-termine. Si sofferma, pertanto, su una competenza particolare, ancora poco analizzata nel contesto italiano: la “speranza”, intesa non come virtù teologale ma, come nella sua formulazione anglosassone, come specifica modalità cognitiva: il pensiero “goal-directed”, centrato sul raggiungimento degli obiettivi, declinato in “pathways thinking” (individuare gli itinerari di perseguimento degli obiettivi desiderati) e “agency thinking” (traducibile con: motivazione, volizione, agentività: l’intraprendere fattivamente gli itinerari progettati). Analizzando i risultati di una ricerca empirica condotta rilevando le attitudini imprenditoriali dei giovani del bacino melfese, la riflessione si sofferma sui fattori ‘disorientanti’ e sui ‘disorientatori’ nel processo di crescita dei giovani che si preparano ad entrare nel mondo del lavoro, evidenziando la crucialità del ruolo genitoriale nella costruzione di stili di coping orientati o ‘disorientati’ al cospetto della complessità del mercato del lavoro e della vita stessa.
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