Il lavoro analizza il dramma umano di Fedra, che, per sedurre l’amato figliastro Ippolito e patrocinare la sua difficile causa, ‘sperimenta’ nella riscrittura ovidiana (costituita dalla quarta delle epistulae heroidum) un’inquietante risoluzione della sua storia. L’eroina, infatti, affida a una lettera la sofferta e indicibile rivelazione del suo desiderio ‘proibito’: il genere epistolare, cioè, si fa ‘discreto’ canale della sua ‘proposta indecente’, consentendo al turpis amor di trovare, col favore di oggettive attenuanti, una legittimazione che lo renda meno vetitus e più iustus, nonostante il suo confinare/coincidere con un vero e proprio ‘illecito’. Il reato di incesto (l’illecito, appunto), implicito nella sua strategia erotica, era ovviamente da reprimere extra ordinem, non solo per le modalità verbali attraverso le quali era perpetrato, ma propter voluntatem perniciosae libidinis di cui si faceva agente una matrigna che “privignum Hippolytum amore capta de stupro interpellavit” (avrebbe spiegato il grammaticus Servio). Nella sua sperimentale ‘esercitazione retorica’, Fedra si affida alla topica prevista dal genus deliberativum, ossia si affida a una suasoria ad amandum, suadente e al contempo ‘malata’, se vincolata alle prescrizioni relative al genus causae turpe; d’altronde non si può definire altrimenti un ‘genus’ ruotante, come in questo caso, intorno alla proposta di “amore illegittimo”, irreparabilmente destinato al silenzio e all’emarginazione comunicativa. Per questo lavoro, il 25.09.2009 è stato conferito alla dott.ssa Masselli - dall’Università degli Studi di Foggia - il Premio alla Ricerca “Gian Luca Montel” (Borsa di studio di euro 5.000).

Corrispondenza d’amoroso incesto. Fedra tra Ovidio e Racine

CIPRIANI, GIOVANNI;MASSELLI, GRAZIA MARIA
2007

Abstract

Il lavoro analizza il dramma umano di Fedra, che, per sedurre l’amato figliastro Ippolito e patrocinare la sua difficile causa, ‘sperimenta’ nella riscrittura ovidiana (costituita dalla quarta delle epistulae heroidum) un’inquietante risoluzione della sua storia. L’eroina, infatti, affida a una lettera la sofferta e indicibile rivelazione del suo desiderio ‘proibito’: il genere epistolare, cioè, si fa ‘discreto’ canale della sua ‘proposta indecente’, consentendo al turpis amor di trovare, col favore di oggettive attenuanti, una legittimazione che lo renda meno vetitus e più iustus, nonostante il suo confinare/coincidere con un vero e proprio ‘illecito’. Il reato di incesto (l’illecito, appunto), implicito nella sua strategia erotica, era ovviamente da reprimere extra ordinem, non solo per le modalità verbali attraverso le quali era perpetrato, ma propter voluntatem perniciosae libidinis di cui si faceva agente una matrigna che “privignum Hippolytum amore capta de stupro interpellavit” (avrebbe spiegato il grammaticus Servio). Nella sua sperimentale ‘esercitazione retorica’, Fedra si affida alla topica prevista dal genus deliberativum, ossia si affida a una suasoria ad amandum, suadente e al contempo ‘malata’, se vincolata alle prescrizioni relative al genus causae turpe; d’altronde non si può definire altrimenti un ‘genus’ ruotante, come in questo caso, intorno alla proposta di “amore illegittimo”, irreparabilmente destinato al silenzio e all’emarginazione comunicativa. Per questo lavoro, il 25.09.2009 è stato conferito alla dott.ssa Masselli - dall’Università degli Studi di Foggia - il Premio alla Ricerca “Gian Luca Montel” (Borsa di studio di euro 5.000).
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