L’Autore si propone di privilegiare un approccio all’analisi del diritto penale tendente ad evidenziare i riflessi pratici delle diverse costruzioni teoriche elaborate in relazione agli istituti di parte generale affrontati, dalla teoria della norma penale alla teoria generale del reato. Premessa una introduzione basata sulla ricostruzione storiografica delle diverse scuole penalistiche, l’opera procede ad analizzare la teoria del bene giuridico, soffermandosi sui limiti e pregi ancora attuali della concezione bricoliana, nonché il vasto settore dei principi costituzionali in materia penale, fra cui la legalità assume un ruolo cardine, ed i temi dell’interpretazione, della legge penale nel tempo, della legge penale nello spazio, dei limiti personali della legge penale. In sintonia con la tradizione del pensiero di Beling in Germania e di Delitala in Italia, l’antigiuridicità è ricostruita come elemento autonomo del reato, mentre, nella ricostruzione generale, l’illecito penale si arricchisce di un ulteriore quarto elemento dato dalla punibilità, categoria che ricomprende tutte le situazioni che determinano o impediscono la concreta assoggettabilità a pena dell’autore del reato. Un ruolo centrale riveste la tematica del nesso causale, affrontata con particolare riferimento alle innovative problematiche emerse in relazione alla delicata materia dei mass disasters, mentre la colpevolezza è intesa in senso normativo, ovvero per la rimproverabilità dell’agente per la condotta antidoverosa, nonostante la possibilità di agire diversamente, sulla scorta della riflessione sviluppata dalla sentenza n. 364 del 1988 della Corte costituzionale. Infine, nell’ambito della concezione normativa della colpevolezza, ben si inserisce la materia del vizio di mente e della possibilità di riconscere rilevanza esimente o attenuante, secondo i più recenti approdi della stessa giurisprudenza a sezioni unite della Corte di Cassazione, ai disturbi della personalità, qualora risultino di intensità tale da elidere o scemare grandemente l’attitudine all’autodeterminazione del reo, in rapporto allo specifico reato commesso.

Corso di diritto penale. Parte generale I

MANNA, ADELMO
2007

Abstract

L’Autore si propone di privilegiare un approccio all’analisi del diritto penale tendente ad evidenziare i riflessi pratici delle diverse costruzioni teoriche elaborate in relazione agli istituti di parte generale affrontati, dalla teoria della norma penale alla teoria generale del reato. Premessa una introduzione basata sulla ricostruzione storiografica delle diverse scuole penalistiche, l’opera procede ad analizzare la teoria del bene giuridico, soffermandosi sui limiti e pregi ancora attuali della concezione bricoliana, nonché il vasto settore dei principi costituzionali in materia penale, fra cui la legalità assume un ruolo cardine, ed i temi dell’interpretazione, della legge penale nel tempo, della legge penale nello spazio, dei limiti personali della legge penale. In sintonia con la tradizione del pensiero di Beling in Germania e di Delitala in Italia, l’antigiuridicità è ricostruita come elemento autonomo del reato, mentre, nella ricostruzione generale, l’illecito penale si arricchisce di un ulteriore quarto elemento dato dalla punibilità, categoria che ricomprende tutte le situazioni che determinano o impediscono la concreta assoggettabilità a pena dell’autore del reato. Un ruolo centrale riveste la tematica del nesso causale, affrontata con particolare riferimento alle innovative problematiche emerse in relazione alla delicata materia dei mass disasters, mentre la colpevolezza è intesa in senso normativo, ovvero per la rimproverabilità dell’agente per la condotta antidoverosa, nonostante la possibilità di agire diversamente, sulla scorta della riflessione sviluppata dalla sentenza n. 364 del 1988 della Corte costituzionale. Infine, nell’ambito della concezione normativa della colpevolezza, ben si inserisce la materia del vizio di mente e della possibilità di riconscere rilevanza esimente o attenuante, secondo i più recenti approdi della stessa giurisprudenza a sezioni unite della Corte di Cassazione, ai disturbi della personalità, qualora risultino di intensità tale da elidere o scemare grandemente l’attitudine all’autodeterminazione del reo, in rapporto allo specifico reato commesso.
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