Il diritto processuale penale, dopo una lunga subalternità culturale e accademica, ambiva nei primi decenni del Novecento a conseguire il rango di ‘scienza’, intesa come sistema di regole deducibili da princípi generali. Un primo passo in tal senso fu compiuto dai fautori dell’«unità fondamentale», ossia della configurabilità d’una teoria generale del processo, comune al rito civile e penale. Ma il contributo piú rilevante fu arrecato dall’indirizzo tecnico-giuridico, che affidò all’elaborazione dei concetti di azione e di rapporto processuale la costruzione del ‘sistema’, trovandosi poi contraddittoriamente a svolgere per conto del legislatore fascista la funzione di ideologia codificatrice e dunque di supporto al positivismo statualistico. Il saggio esamina i passaggi di questo itinerario culturale e gli approdi nel c.p.p. del 1930 con particolare riguardo al rovesciamento dei rapporti tra individualismo e repressione: un esito che avrebbe proiettato i suoi effetti sull’«inconscio inquisitorio» a lungo percepibile nella processual-penalistica italiana.

La scienza nel codice. Il diritto processuale penale nell’Italia fascista

MILETTI, MARCO NICOLA
2010

Abstract

Il diritto processuale penale, dopo una lunga subalternità culturale e accademica, ambiva nei primi decenni del Novecento a conseguire il rango di ‘scienza’, intesa come sistema di regole deducibili da princípi generali. Un primo passo in tal senso fu compiuto dai fautori dell’«unità fondamentale», ossia della configurabilità d’una teoria generale del processo, comune al rito civile e penale. Ma il contributo piú rilevante fu arrecato dall’indirizzo tecnico-giuridico, che affidò all’elaborazione dei concetti di azione e di rapporto processuale la costruzione del ‘sistema’, trovandosi poi contraddittoriamente a svolgere per conto del legislatore fascista la funzione di ideologia codificatrice e dunque di supporto al positivismo statualistico. Il saggio esamina i passaggi di questo itinerario culturale e gli approdi nel c.p.p. del 1930 con particolare riguardo al rovesciamento dei rapporti tra individualismo e repressione: un esito che avrebbe proiettato i suoi effetti sull’«inconscio inquisitorio» a lungo percepibile nella processual-penalistica italiana.
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