Questa ricerca risponde ad un duplice obiettivo. Da un lato mira a contestualizzare l’opera di Pavlov nel suo passato formativo, che affonda le radici nella fisiologia occidentale ottocentesca e, dall’altro, ripercorre i tentativi messi in atto dal fisiologo russo di applicare il riflesso condizionato a molteplici ambiti di indagine. Pavlov si ritenne per tutta la carriera un fisiologo, sebbene, in modo solo apparentemente paradossale, il suo contributo più importante avesse riguardato alcuni principi dell’apprendimento tutt’oggi ancora validi nelle scienze psicologiche. Sulle sue ricerche nel campo delle localizzazioni cerebrali dei processi psichici, della relazione tra organismo e ambiente e dell’origine della psicofarmacologia contemporanea esiste una vastissima letteratura critica, mentre appaiono scarsissimi, nella letteratura secondaria, i riferimenti agli anni della formazione del giovane Pavlov e ai suoi rapporti con la fisiologia tedesca ottocentesca. Eppure questo tema appare ancora più interessante se si considera che la medicina russa cominciò ad aprire le porte ai progressi della fisiologia tedesca non prima del 1856, anno in cui Sečenov e Botkin ebbero modo di seguire a Berlino i corsi di du Bois-Reymond. Lo stesso Pavlov, tra il 1884 e il 1886, frequentò il Laboratorio di Ludwig a Lipsia e visitò Heidenhain a Breslavia, restandone profondamente colpito. Le ricerche pavloviane sui meccanismi regolatori della pressione sanguigna e sulla fisiologia dell’apparato digerente – queste ultime premiate con il riconoscimento del Nobel per la Medicina nel 1904 –, pertanto, costituiscono la premessa imprescindibile per comprendere sia la genesi del riflesso condizionato, sia il Pavlov più noto, convinto di poter spiegare i fenomeni psichici restando ancorato all’interno del paradigma fisiologico.

Il cane di Pavlov. Storia del riflesso condizionato dalla fisiologia alla psicologia

TRAETTA, LUIGI
2006

Abstract

Questa ricerca risponde ad un duplice obiettivo. Da un lato mira a contestualizzare l’opera di Pavlov nel suo passato formativo, che affonda le radici nella fisiologia occidentale ottocentesca e, dall’altro, ripercorre i tentativi messi in atto dal fisiologo russo di applicare il riflesso condizionato a molteplici ambiti di indagine. Pavlov si ritenne per tutta la carriera un fisiologo, sebbene, in modo solo apparentemente paradossale, il suo contributo più importante avesse riguardato alcuni principi dell’apprendimento tutt’oggi ancora validi nelle scienze psicologiche. Sulle sue ricerche nel campo delle localizzazioni cerebrali dei processi psichici, della relazione tra organismo e ambiente e dell’origine della psicofarmacologia contemporanea esiste una vastissima letteratura critica, mentre appaiono scarsissimi, nella letteratura secondaria, i riferimenti agli anni della formazione del giovane Pavlov e ai suoi rapporti con la fisiologia tedesca ottocentesca. Eppure questo tema appare ancora più interessante se si considera che la medicina russa cominciò ad aprire le porte ai progressi della fisiologia tedesca non prima del 1856, anno in cui Sečenov e Botkin ebbero modo di seguire a Berlino i corsi di du Bois-Reymond. Lo stesso Pavlov, tra il 1884 e il 1886, frequentò il Laboratorio di Ludwig a Lipsia e visitò Heidenhain a Breslavia, restandone profondamente colpito. Le ricerche pavloviane sui meccanismi regolatori della pressione sanguigna e sulla fisiologia dell’apparato digerente – queste ultime premiate con il riconoscimento del Nobel per la Medicina nel 1904 –, pertanto, costituiscono la premessa imprescindibile per comprendere sia la genesi del riflesso condizionato, sia il Pavlov più noto, convinto di poter spiegare i fenomeni psichici restando ancorato all’interno del paradigma fisiologico.
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