Il passaggio dai national GAAP agli IAS/IFRS ai fini della redazione del bilancio consolidato dei gruppi quotati europei non è stato indolore, considerata la mole delle problematiche − di tipo organizzativo ma anche di tipo più strettamente contabile − che si è reso necessario dipanare. Il processo di transizione ha finito con l’assorbire tempo e danaro, in misura di certo non trascurabile. È anche vero che si è partiti in ritardo, un po’ dappertutto in Europa. Una recente indagine condotta dalla PricewaterhouseCoopers evidenzia come nel terzo trimestre 2004 siano relativamente pochi i gruppi europei che si dichiarano pronti alla presentazione del bilancio IAS/IFRS compliant a partire dal 2005. Molti gruppi ammettono di dover ancora affrontare svariate problematiche, tra cui quelle dell’adeguamento dei sistemi informativi e di controllo interno. Con riferimento al contesto italiano, alcune conferme ci provengono da una recente ricerca (Andrei, 2006). Se ci si sforza di individuare le ragioni del ritardo nel citato processo di transizione agli IAS/IFRS, particolare attenzione occorre riservare alla legislazione vigente nei diversi Paesi europei. Prima del 2005, infatti, solo in alcuni Stati (si ricorda, ad esempio, l’Austria e la Germania) è data la possibilità ai gruppi quotati di redigere i bilanci alla luce dei principi contabili internazionali, anziché sulla base dei national GAAP. Nella gran parte dei Paesi, invece, la presentazione di un bilancio IAS compliant può avvenire solo dopo avere redatto il documento secondo i national GAAP. Si tratta di una impostazione che ha finito col disincentivare la presentazione − in forma volontaria − di un bilancio IAS compliant prima del 2005, rallentando inevitabilmente il processo di transizione agli IAS/IFRS. Alla luce di tali considerazioni, avvertiamo l’esigenza di verificare il grado di implementazione da parte dei gruppi italiani degli IAS/IFRS nel bilancio consolidato 2005, polarizzando l’attenzione sull’informativa settoriale. A tal fine, nel capitolo 1 si svolgono alcune doverose considerazioni preliminari in merito alla selezione dei gruppi quotati da sottoporre a monitoraggio. Nel capitolo 2 si analizzano le modalità di individuazione dei settori di attività e geografici oggetto di presentazione esterna. Il capitolo 3 propone una disamina approfondita delle informazioni presentate all’interno degli schemi primari e secondari. Il capitolo 4 sposta l’ottica di analisi dalle informazioni fornite nelle note di bilancio al grado di coerenza tra il segment reporting e i dati settoriali divulgati nella relazione degli amministratori. Riteniamo, infatti, che quanto più le informazioni per settori presentate nella relazione collimano con quelle esposte nel bilancio tanto più la comparabilità delle sintesi di bilancio migliora. Nel capitolo 5 si tratteggia il “profilo” dei gruppi che meglio rispondono allo Standard n. 14. A tal fine, si ricorre ad apposite metodologie statistiche (regressione multivariata). Analisi di questo tipo potrebbero rivelarsi utili ai destinatari delle sintesi di esercizio, ma anche a coloro che sono chiamati a monitorare il processo di adozione degli IAS/IFRS in Italia. Nel capitolo 6 si cerca di comprendere se la dimensione operativa del gruppo costituisca una variabile in grado di incidere positivamente sul numero dei settori oggetto di presentazione esterna. In altri termini, ci si chiede se il numero di reportable segment cresca o meno all’aumentare della dimensione del gruppo e, in particolare, se esistano delle soglie dimensionali superate le quali il numero dei settori varia. Informazioni di questo tipo darebbero la possibilità allo user of accounting information di formarsi un giudizio di massima in merito alla congruità del numero dei settori identificati da ciascun gruppo quotato. Nel capitolo 7 si sofferma l’attenzione sulle best practice e sulle imprecisioni riscontrate più di frequente nella predisposizione dell’informativa settoriale, mentre nel capitolo finale si forniscono alcune provvisorie considerazioni conclusive e si “allunga il passo” fino ad ipotizzare i possibili sviluppi delle nostre ricerche.

La comunicazione economico-finanziaria dei gruppi italiani quotati. I risultati di una verifica empirica sull’informativa settoriale

ANGIOLA, NUNZIO
2007

Abstract

Il passaggio dai national GAAP agli IAS/IFRS ai fini della redazione del bilancio consolidato dei gruppi quotati europei non è stato indolore, considerata la mole delle problematiche − di tipo organizzativo ma anche di tipo più strettamente contabile − che si è reso necessario dipanare. Il processo di transizione ha finito con l’assorbire tempo e danaro, in misura di certo non trascurabile. È anche vero che si è partiti in ritardo, un po’ dappertutto in Europa. Una recente indagine condotta dalla PricewaterhouseCoopers evidenzia come nel terzo trimestre 2004 siano relativamente pochi i gruppi europei che si dichiarano pronti alla presentazione del bilancio IAS/IFRS compliant a partire dal 2005. Molti gruppi ammettono di dover ancora affrontare svariate problematiche, tra cui quelle dell’adeguamento dei sistemi informativi e di controllo interno. Con riferimento al contesto italiano, alcune conferme ci provengono da una recente ricerca (Andrei, 2006). Se ci si sforza di individuare le ragioni del ritardo nel citato processo di transizione agli IAS/IFRS, particolare attenzione occorre riservare alla legislazione vigente nei diversi Paesi europei. Prima del 2005, infatti, solo in alcuni Stati (si ricorda, ad esempio, l’Austria e la Germania) è data la possibilità ai gruppi quotati di redigere i bilanci alla luce dei principi contabili internazionali, anziché sulla base dei national GAAP. Nella gran parte dei Paesi, invece, la presentazione di un bilancio IAS compliant può avvenire solo dopo avere redatto il documento secondo i national GAAP. Si tratta di una impostazione che ha finito col disincentivare la presentazione − in forma volontaria − di un bilancio IAS compliant prima del 2005, rallentando inevitabilmente il processo di transizione agli IAS/IFRS. Alla luce di tali considerazioni, avvertiamo l’esigenza di verificare il grado di implementazione da parte dei gruppi italiani degli IAS/IFRS nel bilancio consolidato 2005, polarizzando l’attenzione sull’informativa settoriale. A tal fine, nel capitolo 1 si svolgono alcune doverose considerazioni preliminari in merito alla selezione dei gruppi quotati da sottoporre a monitoraggio. Nel capitolo 2 si analizzano le modalità di individuazione dei settori di attività e geografici oggetto di presentazione esterna. Il capitolo 3 propone una disamina approfondita delle informazioni presentate all’interno degli schemi primari e secondari. Il capitolo 4 sposta l’ottica di analisi dalle informazioni fornite nelle note di bilancio al grado di coerenza tra il segment reporting e i dati settoriali divulgati nella relazione degli amministratori. Riteniamo, infatti, che quanto più le informazioni per settori presentate nella relazione collimano con quelle esposte nel bilancio tanto più la comparabilità delle sintesi di bilancio migliora. Nel capitolo 5 si tratteggia il “profilo” dei gruppi che meglio rispondono allo Standard n. 14. A tal fine, si ricorre ad apposite metodologie statistiche (regressione multivariata). Analisi di questo tipo potrebbero rivelarsi utili ai destinatari delle sintesi di esercizio, ma anche a coloro che sono chiamati a monitorare il processo di adozione degli IAS/IFRS in Italia. Nel capitolo 6 si cerca di comprendere se la dimensione operativa del gruppo costituisca una variabile in grado di incidere positivamente sul numero dei settori oggetto di presentazione esterna. In altri termini, ci si chiede se il numero di reportable segment cresca o meno all’aumentare della dimensione del gruppo e, in particolare, se esistano delle soglie dimensionali superate le quali il numero dei settori varia. Informazioni di questo tipo darebbero la possibilità allo user of accounting information di formarsi un giudizio di massima in merito alla congruità del numero dei settori identificati da ciascun gruppo quotato. Nel capitolo 7 si sofferma l’attenzione sulle best practice e sulle imprecisioni riscontrate più di frequente nella predisposizione dell’informativa settoriale, mentre nel capitolo finale si forniscono alcune provvisorie considerazioni conclusive e si “allunga il passo” fino ad ipotizzare i possibili sviluppi delle nostre ricerche.
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