La problematica dell’informativa disaggregata può essere inquadrata nei suoi aspetti strutturali e nelle sue implicazioni pratiche, vagliando le differenti esigenze informative espresse dai vari stakeholder, da un lato, nonché i vantaggi e gli svantaggi che la produzione di tali disclosure può comportare per l’impresa diversificata, dall’altro. Il ragionamento fa leva, infatti, sulla circostanza che le aspettative dei vari stakeholder  che ruotano intorno all’impresa e che sono a vario titolo interessati al divenire della gestione  possono essere assai articolate. Basti pensare alle esigenze informative di investitori e analisti, di norma denominati professional user delle informazioni economico-finanziarie d’impresa, ma anche a quelle delle pubbliche amministrazioni che, grazie a valide informazioni, possono adottare adeguate public-policy decision. Il mosaico delle istanze informative sin qui sinteticamente rappresentato si completa con un richiamo alle esigenze di altri stakeholder (tra cui i dipendenti, i finanziatori, i clienti e i fornitori) che per varie ragioni premono per ottenere informazioni settoriali. In tutti i casi, per meglio apprezzare la performance complessiva dell’impresa, sorge l’esigenza di analizzare l’andamento della gestione rispetto a ciascun segmento che può essere di volta in volta identificato. Appare altrettanto evidente che alcune aspettative, per quanto riferite a flussi di informazioni di grande utilità per i diversi interlocutori aziendali, non è detto che possano essere soddisfatte nel contesto dei processi di comunicazione esterna basati sui conti annuali e consolidati. Si tratta di una discussione invero molto attuale. Basti considerare che in vista dell’emanazione del nuovo Standard internazionale in materia di informativa settoriale, l’IFRS 8 Operating Segment (IASB, novembre 2006), un numero elevato di comment letter (ottanta in tutto) viene inviato dai sostenitori della campagna organizzata da “Publish what you pay”, un’associazione che promuove una più ampia trasparenza informativa da parte delle imprese che operano nel settore petrolifero e, più in generale, estrattivo dei Paesi in via di sviluppo. Si afferma che le imprese in parola non forniscono nei loro conti annuali e consolidati dati sufficienti a comprendere in che modo esse contribuiscano allo sviluppo economico dei Paesi in cui operano e si fanno giungere allo Standard Setter internazionale specifiche proposte in merito alle segmental disclosure riferite, in particolare, alle aree geografiche. Se a questo punto si procede ad analizzare la problematica delle segmental disclosure dall’angolo visuale dell’impresa diversificata, particolare risalto occorre dare ai benefici e ai costi che la predisposizione e la divulgazione delle informazioni comportano. Come detto, le istanze informative  sin qui compendiate  devono necessariamente interfacciarsi con le esigenze dell’impresa, non foss’altro per il fatto che la pubblicazione dei dati settoriali può essere alquanto onerosa. Va da sé che l’impresa diversificata “socialmente responsabile” carica oggi di diverso contenuto le nozioni di benefici e costi, e si conforma a paradigmi comportamentali di sicuro più innovativi. Se questa è la prospettiva di analisi, che finora ci siamo sforzati di delineare, si spiega la finalità del presente scritto. Ci proponiamo di polarizzare l’attenzione sul nuovo Principio contabile in materia di informativa settoriale, l’IFRS 8, Operating Segments, emanato dall’International Accounting Standards Board (IASB) nel novembre 2006 e omologato dall’Unione Europea nei giorni in cui il presente volume viene trasmesso per la stampa, passando per la propedeutica analisi del percorso evolutivo che la discussione in merito all’informativa settoriale ha fatto registrare in seno allo Standard Setter internazionale. Più precisamente, nel capitolo 1, si analizza in chiave retrospettiva il sentiero “calcato” dallo Standard Setter internazionale a partire dal 1981, anno in cui viene emanato il primo Principio contabile in materia di informativa settoriale. L’analisi risulta, secondo il nostro sommesso parere, particolarmente utile ai fini dell’inquadramento sistematico dell’intera discussione in merito all’informativa disaggregata nella prospettiva dello Standard Setter internazionale e ai fini della comprensione degli orientamenti dallo stesso espressi. Nel capitolo 2, per meglio comprendere la portata del “cambio di rotta” deciso dallo Standard Setter internazionale, si commenta il processo di convergenza attraverso il quale l’International Accounting Standards Board (IASB) e il Financial Accounting Standards Board (FASB) si ripropongono di “rivedere” i rispettivi principi contabili, gli IAS/IFRS e gli US GAAP, per eliminarne le differenze e uniformare, in ultima analisi, la rappresentazione delle performance aziendali attraverso le sintesi di bilancio. Nel capitolo 3, si descrive e commenta l’Exposure Draft 8, Operating Segments emanato nel gennaio 2006, passando in rassegna gli aspetti più dibattuti dell’intera discussione. Nel capitolo 4, una volta sintetizzato il percorso di “gestazione” dell’IFRS 8, si entra nel vivo della discussione sui fini e sul contenuto dell’informativa settoriale alla luce dello stesso. Si analizzano diversi aspetti tra i quali la nozione di segmento operativo, il processo di individuazione dei settori, le informazioni da esporre con riferimento a ciascun segment e le disclosure da presentare “a livello aziendale”. Lo sforzo interpretativo che cercheremo di compiere, ben lungi dal voler produrre conclusioni definitive, mira semplicemente ad avviare un confronto su alcune questioni che, secondo il nostro sommesso parere, meritano di essere approfondite. Nel capitolo 5 si propone una esemplificazione completa sulla redazione del segment reporting secondo il vigente Principio contabile internazionale, lo IAS 14, e sulla base dell’IFRS 8, tenendo conto delle conclusioni raggiunte sul piano interpretativo. Infine, nel capitolo 6, si svolgono alcune considerazioni conclusive.

IFRS 8: Operating segment. Riflessioni sui nuovi orientamenti

ANGIOLA, NUNZIO
2007

Abstract

La problematica dell’informativa disaggregata può essere inquadrata nei suoi aspetti strutturali e nelle sue implicazioni pratiche, vagliando le differenti esigenze informative espresse dai vari stakeholder, da un lato, nonché i vantaggi e gli svantaggi che la produzione di tali disclosure può comportare per l’impresa diversificata, dall’altro. Il ragionamento fa leva, infatti, sulla circostanza che le aspettative dei vari stakeholder  che ruotano intorno all’impresa e che sono a vario titolo interessati al divenire della gestione  possono essere assai articolate. Basti pensare alle esigenze informative di investitori e analisti, di norma denominati professional user delle informazioni economico-finanziarie d’impresa, ma anche a quelle delle pubbliche amministrazioni che, grazie a valide informazioni, possono adottare adeguate public-policy decision. Il mosaico delle istanze informative sin qui sinteticamente rappresentato si completa con un richiamo alle esigenze di altri stakeholder (tra cui i dipendenti, i finanziatori, i clienti e i fornitori) che per varie ragioni premono per ottenere informazioni settoriali. In tutti i casi, per meglio apprezzare la performance complessiva dell’impresa, sorge l’esigenza di analizzare l’andamento della gestione rispetto a ciascun segmento che può essere di volta in volta identificato. Appare altrettanto evidente che alcune aspettative, per quanto riferite a flussi di informazioni di grande utilità per i diversi interlocutori aziendali, non è detto che possano essere soddisfatte nel contesto dei processi di comunicazione esterna basati sui conti annuali e consolidati. Si tratta di una discussione invero molto attuale. Basti considerare che in vista dell’emanazione del nuovo Standard internazionale in materia di informativa settoriale, l’IFRS 8 Operating Segment (IASB, novembre 2006), un numero elevato di comment letter (ottanta in tutto) viene inviato dai sostenitori della campagna organizzata da “Publish what you pay”, un’associazione che promuove una più ampia trasparenza informativa da parte delle imprese che operano nel settore petrolifero e, più in generale, estrattivo dei Paesi in via di sviluppo. Si afferma che le imprese in parola non forniscono nei loro conti annuali e consolidati dati sufficienti a comprendere in che modo esse contribuiscano allo sviluppo economico dei Paesi in cui operano e si fanno giungere allo Standard Setter internazionale specifiche proposte in merito alle segmental disclosure riferite, in particolare, alle aree geografiche. Se a questo punto si procede ad analizzare la problematica delle segmental disclosure dall’angolo visuale dell’impresa diversificata, particolare risalto occorre dare ai benefici e ai costi che la predisposizione e la divulgazione delle informazioni comportano. Come detto, le istanze informative  sin qui compendiate  devono necessariamente interfacciarsi con le esigenze dell’impresa, non foss’altro per il fatto che la pubblicazione dei dati settoriali può essere alquanto onerosa. Va da sé che l’impresa diversificata “socialmente responsabile” carica oggi di diverso contenuto le nozioni di benefici e costi, e si conforma a paradigmi comportamentali di sicuro più innovativi. Se questa è la prospettiva di analisi, che finora ci siamo sforzati di delineare, si spiega la finalità del presente scritto. Ci proponiamo di polarizzare l’attenzione sul nuovo Principio contabile in materia di informativa settoriale, l’IFRS 8, Operating Segments, emanato dall’International Accounting Standards Board (IASB) nel novembre 2006 e omologato dall’Unione Europea nei giorni in cui il presente volume viene trasmesso per la stampa, passando per la propedeutica analisi del percorso evolutivo che la discussione in merito all’informativa settoriale ha fatto registrare in seno allo Standard Setter internazionale. Più precisamente, nel capitolo 1, si analizza in chiave retrospettiva il sentiero “calcato” dallo Standard Setter internazionale a partire dal 1981, anno in cui viene emanato il primo Principio contabile in materia di informativa settoriale. L’analisi risulta, secondo il nostro sommesso parere, particolarmente utile ai fini dell’inquadramento sistematico dell’intera discussione in merito all’informativa disaggregata nella prospettiva dello Standard Setter internazionale e ai fini della comprensione degli orientamenti dallo stesso espressi. Nel capitolo 2, per meglio comprendere la portata del “cambio di rotta” deciso dallo Standard Setter internazionale, si commenta il processo di convergenza attraverso il quale l’International Accounting Standards Board (IASB) e il Financial Accounting Standards Board (FASB) si ripropongono di “rivedere” i rispettivi principi contabili, gli IAS/IFRS e gli US GAAP, per eliminarne le differenze e uniformare, in ultima analisi, la rappresentazione delle performance aziendali attraverso le sintesi di bilancio. Nel capitolo 3, si descrive e commenta l’Exposure Draft 8, Operating Segments emanato nel gennaio 2006, passando in rassegna gli aspetti più dibattuti dell’intera discussione. Nel capitolo 4, una volta sintetizzato il percorso di “gestazione” dell’IFRS 8, si entra nel vivo della discussione sui fini e sul contenuto dell’informativa settoriale alla luce dello stesso. Si analizzano diversi aspetti tra i quali la nozione di segmento operativo, il processo di individuazione dei settori, le informazioni da esporre con riferimento a ciascun segment e le disclosure da presentare “a livello aziendale”. Lo sforzo interpretativo che cercheremo di compiere, ben lungi dal voler produrre conclusioni definitive, mira semplicemente ad avviare un confronto su alcune questioni che, secondo il nostro sommesso parere, meritano di essere approfondite. Nel capitolo 5 si propone una esemplificazione completa sulla redazione del segment reporting secondo il vigente Principio contabile internazionale, lo IAS 14, e sulla base dell’IFRS 8, tenendo conto delle conclusioni raggiunte sul piano interpretativo. Infine, nel capitolo 6, si svolgono alcune considerazioni conclusive.
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