Il mondo di Leone XIII si interroga sulla recezione internazionale del magistero di Gioacchino Pecci. Intende indagare, cioè, come i contemporanei del papa originario di Carpineto abbiano accolto, recepito, considerato, vissuto i suoi insegnamenti, le sue politiche, la sua diplomazia. Recezione è un termine ampio, come ampio è lo spazio temporale del pontificato di Leone XIII, e il numero di paesi che la Chiesa cattolica e il messaggio del papa ha raggiunto. Trattandosi di un lavoro di sintesi, è stato necessario compiere delle scelte, e limitare il campo di indagine. Tali scelte non potevano prescindere da un’osservazione evidente: il quarto di secolo nel quale Leone XIII ha presieduto ai destini della Chiesa cattolica ha coinciso con la cosiddetta “Età degli Imperi”, almeno nella sua prima parte. Fu in quegli anni che le potenze europee raggiunsero l’apogeo della loro influenza sul mondo, e che gli equilibri di potere si ridisegnarono. Si compì in quel periodo la seconda Rivoluzione industriale, la questione operaia assunse caratteri di estrema urgenza e importanza, la società di massa e i sistemi liberaldemocratici si diffusero. Un’epoca di cambiamenti e di accelerazioni, che introdussero il mondo occidentale, e non solo, nell’età contemporanea. Il mondo pareva essere “uscito da Dio”, per sposare una modernità tecnica, positivista, fiduciosa nella scienza e nella ragione e non più disponibile a prestare ascolto ad una istituzione antica e apparentemente superata, ormai priva di ogni potere temporale, quale la Chiesa cattolica. Due terzi degli europei, e tra essi i russi, i tedeschi, gli inglesi, vivevano in paesi guidati da sovrani non cattolici. La “figlia prediletta” della Chiesa, la Francia, era governata da una classe dirigente dichiaratamente anticlericale, quella della Terza repubblica, mentre la cattolica Spagna aveva vissuto uno dei secoli più turbolenti della propria storia. L’ultimo grande impero cattolico, quello degli Asburgo, era alle prese con potenti spinte disgregatrici. La Germania di Bismarck aveva dichiarato guerra ai cattolici sotto la bandiera del Kulturkampf. La questione d’Oriente faceva cigolare gli equilibri europei e rappresentava un’incognita per il mantenimento della pace; soprattutto, la malattia dell’Impero ottomano dava ragione ai disegni e alle speranze del panslavismo russo, e il sogno di Mosca “terza Roma” appariva più prossimo alla realizzazione. Gioacchino Pecci fu contemporaneo di queste realtà, divenendone uno dei protagonisti. Il papa eletto dal conclave del 1878 sentiva viva la ferita inferta dallo spossessamento di Roma. Recuperare il potere temporale rappresentò l’obiettivo di fondo di gran parte della “politica estera” della Santa Sede. Ma le risposte che papa Pecci seppe dare alle esigenze della Chiesa e dei suoi tempi non furono rinunciatarie, vittimistiche, chiuse al confronto. Tutt’altro. Come nota Roger Aubert, il più autorevole studioso di questa stagione di storia della Chiesa, «nel momento in cui la scomparsa dello Stato pontificio aveva eliminato il papato dallo scacchiere diplomatico europeo, la Chiesa romana cominciò ad apparire, in conseguenza della sua presenza universale, come “una grande potenza mondiale della quale ogni politica doveva tener conto (Marc-Bonnet)”». Il volume, avvalendosi della corposa ma frammentaria bibliografia esistente, e di documentazione di prima mano, ripercorre queste situazioni, a cominciare dallo “scacchiere diplomatico europeo”, e rintraccia la rinnovata “presenza universale” della Chiesa e le tante risposte che Leone XIII seppe dare, attraverso la diplomazia, il magistero, la parola, alle sfide con le quali dovette confrontarsi; insieme, cerca di dare conto delle reazioni che i suoi contemporanei, vescovi, clero, laici, cattolici e non cattolici, individui e governi offrirono di fronte alla testimonianza di quella eccezionale personalità che fu Gioacchino Pecci, il papa che introdusse la Chiesa nel XX secolo.

Il mondo di Leone XIII. L'incontro della Chiesa con il XX secolo.

PICCIAREDDA, STEFANO
2006

Abstract

Il mondo di Leone XIII si interroga sulla recezione internazionale del magistero di Gioacchino Pecci. Intende indagare, cioè, come i contemporanei del papa originario di Carpineto abbiano accolto, recepito, considerato, vissuto i suoi insegnamenti, le sue politiche, la sua diplomazia. Recezione è un termine ampio, come ampio è lo spazio temporale del pontificato di Leone XIII, e il numero di paesi che la Chiesa cattolica e il messaggio del papa ha raggiunto. Trattandosi di un lavoro di sintesi, è stato necessario compiere delle scelte, e limitare il campo di indagine. Tali scelte non potevano prescindere da un’osservazione evidente: il quarto di secolo nel quale Leone XIII ha presieduto ai destini della Chiesa cattolica ha coinciso con la cosiddetta “Età degli Imperi”, almeno nella sua prima parte. Fu in quegli anni che le potenze europee raggiunsero l’apogeo della loro influenza sul mondo, e che gli equilibri di potere si ridisegnarono. Si compì in quel periodo la seconda Rivoluzione industriale, la questione operaia assunse caratteri di estrema urgenza e importanza, la società di massa e i sistemi liberaldemocratici si diffusero. Un’epoca di cambiamenti e di accelerazioni, che introdussero il mondo occidentale, e non solo, nell’età contemporanea. Il mondo pareva essere “uscito da Dio”, per sposare una modernità tecnica, positivista, fiduciosa nella scienza e nella ragione e non più disponibile a prestare ascolto ad una istituzione antica e apparentemente superata, ormai priva di ogni potere temporale, quale la Chiesa cattolica. Due terzi degli europei, e tra essi i russi, i tedeschi, gli inglesi, vivevano in paesi guidati da sovrani non cattolici. La “figlia prediletta” della Chiesa, la Francia, era governata da una classe dirigente dichiaratamente anticlericale, quella della Terza repubblica, mentre la cattolica Spagna aveva vissuto uno dei secoli più turbolenti della propria storia. L’ultimo grande impero cattolico, quello degli Asburgo, era alle prese con potenti spinte disgregatrici. La Germania di Bismarck aveva dichiarato guerra ai cattolici sotto la bandiera del Kulturkampf. La questione d’Oriente faceva cigolare gli equilibri europei e rappresentava un’incognita per il mantenimento della pace; soprattutto, la malattia dell’Impero ottomano dava ragione ai disegni e alle speranze del panslavismo russo, e il sogno di Mosca “terza Roma” appariva più prossimo alla realizzazione. Gioacchino Pecci fu contemporaneo di queste realtà, divenendone uno dei protagonisti. Il papa eletto dal conclave del 1878 sentiva viva la ferita inferta dallo spossessamento di Roma. Recuperare il potere temporale rappresentò l’obiettivo di fondo di gran parte della “politica estera” della Santa Sede. Ma le risposte che papa Pecci seppe dare alle esigenze della Chiesa e dei suoi tempi non furono rinunciatarie, vittimistiche, chiuse al confronto. Tutt’altro. Come nota Roger Aubert, il più autorevole studioso di questa stagione di storia della Chiesa, «nel momento in cui la scomparsa dello Stato pontificio aveva eliminato il papato dallo scacchiere diplomatico europeo, la Chiesa romana cominciò ad apparire, in conseguenza della sua presenza universale, come “una grande potenza mondiale della quale ogni politica doveva tener conto (Marc-Bonnet)”». Il volume, avvalendosi della corposa ma frammentaria bibliografia esistente, e di documentazione di prima mano, ripercorre queste situazioni, a cominciare dallo “scacchiere diplomatico europeo”, e rintraccia la rinnovata “presenza universale” della Chiesa e le tante risposte che Leone XIII seppe dare, attraverso la diplomazia, il magistero, la parola, alle sfide con le quali dovette confrontarsi; insieme, cerca di dare conto delle reazioni che i suoi contemporanei, vescovi, clero, laici, cattolici e non cattolici, individui e governi offrirono di fronte alla testimonianza di quella eccezionale personalità che fu Gioacchino Pecci, il papa che introdusse la Chiesa nel XX secolo.
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