Il volume si concentra sulla svolta ontologica compiuta da Nicolai Hartmann tra il 1911 ed il 1921 e sulla critica che la filosofia hartmanniana, tesa alla costituzione di una ontologia fondata su un saldo realismo critico, muove alle filosofie correlativistiche come il neokantismo della scuola di Marburgo e la fenomenologia husserliana. L'intento hartmanniano, infatti, che pure si costituisce dentro la scuola di Cohen e di Natorp, è quello di riabilitare la realtà esterna attraverso la riabilitazione dell'atto gnoseologico trascendente (intentio recta) e la fondazione a priori della tesi di realtà (fatta coincidere con la natuerlische Weltansicht). All'interno di questo intento teorico, il cui scopo è quello di scardinare il cerchio magico del pensiero per fondare un'ontologia critica che sappia rilevare le categorie che costituiscono il reale, Hartmann discute inoltre la sospensione del soggetto trascendentale e critica una lettura idealistico-logicista del pensiero di Kant (lettura portata avanti soprattutto dalla Marburer Schule di Cohen e di Natorp), contrapponendo ad essa un'interpretazione realista del pensiero kantiano. Questo percorso di riabilitazione dell'intentio recta e di reimpostazione del problema gnoseologico e del rapporto soggetto-oggetto che esso sottende culmina nel 1921 con i Grundzuege einer Metaphysik der Erkenntnis, in cui Hartmann fonda la possibilità di costituzione dell'ontologia che completerà tra il 1935 ed il 1950 con le opere: Zur Grundlegung der Ontologie, Moeglichkeit und Wirklichkeit, Der Aufbau der realen Welt e Philosophie der Natur. Il volume, inoltre, intende mostrare in quale misura sia ancora possibile fondare un'ontologia dopo Kant e attraverso Kant. In questa direzione la filosofia hartmanniana offre, infatti, soluzioni interessanti che evitano di fare ricadere il pensiero filosofico in una prospettiva ontologico-essenzialista di tipo prekantiano.

Nicolai Hartmann. Dal conoscere all'essere

D'ANNA, GIUSEPPE
2009

Abstract

Il volume si concentra sulla svolta ontologica compiuta da Nicolai Hartmann tra il 1911 ed il 1921 e sulla critica che la filosofia hartmanniana, tesa alla costituzione di una ontologia fondata su un saldo realismo critico, muove alle filosofie correlativistiche come il neokantismo della scuola di Marburgo e la fenomenologia husserliana. L'intento hartmanniano, infatti, che pure si costituisce dentro la scuola di Cohen e di Natorp, è quello di riabilitare la realtà esterna attraverso la riabilitazione dell'atto gnoseologico trascendente (intentio recta) e la fondazione a priori della tesi di realtà (fatta coincidere con la natuerlische Weltansicht). All'interno di questo intento teorico, il cui scopo è quello di scardinare il cerchio magico del pensiero per fondare un'ontologia critica che sappia rilevare le categorie che costituiscono il reale, Hartmann discute inoltre la sospensione del soggetto trascendentale e critica una lettura idealistico-logicista del pensiero di Kant (lettura portata avanti soprattutto dalla Marburer Schule di Cohen e di Natorp), contrapponendo ad essa un'interpretazione realista del pensiero kantiano. Questo percorso di riabilitazione dell'intentio recta e di reimpostazione del problema gnoseologico e del rapporto soggetto-oggetto che esso sottende culmina nel 1921 con i Grundzuege einer Metaphysik der Erkenntnis, in cui Hartmann fonda la possibilità di costituzione dell'ontologia che completerà tra il 1935 ed il 1950 con le opere: Zur Grundlegung der Ontologie, Moeglichkeit und Wirklichkeit, Der Aufbau der realen Welt e Philosophie der Natur. Il volume, inoltre, intende mostrare in quale misura sia ancora possibile fondare un'ontologia dopo Kant e attraverso Kant. In questa direzione la filosofia hartmanniana offre, infatti, soluzioni interessanti che evitano di fare ricadere il pensiero filosofico in una prospettiva ontologico-essenzialista di tipo prekantiano.
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