Sulla scorta delle considerazioni svolte in merito alle trasformazioni degli scenari politici italiani, e della perdita di senso e di narratività della politica, il libro si interroga sul valore e sul ruolo sociale che le università possano esercitare, specie se tornano ad essere il luogo dell’apprendimento della democrazia. Attraverso la costruzione dei saperi e, di conseguenza, dei profili professionali utili per giocare un ruolo nevralgico nella riattivazione di processi di partecipazione politica e di effettive relazioni di convivenza sociale, le università possono costituire un’irripetibile occasione di socializzazione politica non solo dei giovani, ma dell’intera collettività in quanto rappresentano l’unica opportunità di scambio tra idee e personalità, senza passività e subalternità. Quale luogo di sviluppo della democrazia e quale ambiente all’interno del quale creare le condizioni che permettono di praticare quotidianamente rapporti di democrazia, le università, contrariamente ai raggruppamenti politici, senza dover ricorrere a semplificazioni, possono e devono favorire la crescita di un’intelligenza critica di tipo storico-sociale, capace di andare oltre la registrazione dei bisogni e la tempestiva elaborazione di soluzioni pratiche. Soprattutto, senza la costrizione di dover al limite ripiegare su soluzioni tecniche, le università possono attivare una discorsività critica permanente in grado di mettere in ordine bisogni, doveri e possibilità. Ma alle università non spetta soltanto il compito di reinventare le mediazioni. Le università devono anche negoziare il significato di comunicazione, arricchendo la scienza della comunicazione dei punti di vista di tutti gli attori, al fine di riportare la comunicazione alla sua missione specifica. Una missione utile ed indispensabile per gli habitat urbani, soprattutto per quelle città, come la nostra (Foggia), dove la comunicazione e l’informazione sono responsabili della tessitura della trama del tessuto sociale ed economico. E’ importante quindi che le università si facciano carico di abilitare pratiche di network specie perché dalle università è possibile attendersi la soluzione dei problemi che in passato venivano affrontati e risolti da fondazioni, associazioni, scuole di partito, sezioni. Oggi, quindi, le università possono rappresentare un sistema di trasmissione della domanda di politica e anche, come nel nostro caso, per la selezione del personale politico . La ricerca deve dunque evitare di confondere automatismi e costruzione di saperi: deve piuttosto impegnarsi per qualificare il cambiamento come selezione di profili professionali cui assegnare un ruolo importante e nevralgico nella riattivazione dei processi reali di comunicazione politica.

Il Vuoto al Centro. Città, politica,comunicazione

FANIZZA, FIAMMETTA
2008

Abstract

Sulla scorta delle considerazioni svolte in merito alle trasformazioni degli scenari politici italiani, e della perdita di senso e di narratività della politica, il libro si interroga sul valore e sul ruolo sociale che le università possano esercitare, specie se tornano ad essere il luogo dell’apprendimento della democrazia. Attraverso la costruzione dei saperi e, di conseguenza, dei profili professionali utili per giocare un ruolo nevralgico nella riattivazione di processi di partecipazione politica e di effettive relazioni di convivenza sociale, le università possono costituire un’irripetibile occasione di socializzazione politica non solo dei giovani, ma dell’intera collettività in quanto rappresentano l’unica opportunità di scambio tra idee e personalità, senza passività e subalternità. Quale luogo di sviluppo della democrazia e quale ambiente all’interno del quale creare le condizioni che permettono di praticare quotidianamente rapporti di democrazia, le università, contrariamente ai raggruppamenti politici, senza dover ricorrere a semplificazioni, possono e devono favorire la crescita di un’intelligenza critica di tipo storico-sociale, capace di andare oltre la registrazione dei bisogni e la tempestiva elaborazione di soluzioni pratiche. Soprattutto, senza la costrizione di dover al limite ripiegare su soluzioni tecniche, le università possono attivare una discorsività critica permanente in grado di mettere in ordine bisogni, doveri e possibilità. Ma alle università non spetta soltanto il compito di reinventare le mediazioni. Le università devono anche negoziare il significato di comunicazione, arricchendo la scienza della comunicazione dei punti di vista di tutti gli attori, al fine di riportare la comunicazione alla sua missione specifica. Una missione utile ed indispensabile per gli habitat urbani, soprattutto per quelle città, come la nostra (Foggia), dove la comunicazione e l’informazione sono responsabili della tessitura della trama del tessuto sociale ed economico. E’ importante quindi che le università si facciano carico di abilitare pratiche di network specie perché dalle università è possibile attendersi la soluzione dei problemi che in passato venivano affrontati e risolti da fondazioni, associazioni, scuole di partito, sezioni. Oggi, quindi, le università possono rappresentare un sistema di trasmissione della domanda di politica e anche, come nel nostro caso, per la selezione del personale politico . La ricerca deve dunque evitare di confondere automatismi e costruzione di saperi: deve piuttosto impegnarsi per qualificare il cambiamento come selezione di profili professionali cui assegnare un ruolo importante e nevralgico nella riattivazione dei processi reali di comunicazione politica.
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