L’istituto della perequazione rappresenta la risposta più compiuta che sia stata articolata a fronte di quelle esigenze di eguale trattamento delle proprietà da tempo indicate come obiettivo di un più maturo sistema di pianificazione urbanistica. La perequazione urbanistica non realizza un’equiparazione tra i valori edificatori dei suoli, né li azzera assumendoli tutti come agricoli, ma si pone l’obiettivo di assicurare condizioni di parità di trattamento tra soggetti titolari di aree poste in analoga condizione (di fatto e di diritto), riducendo così le distorsioni determinate dalla rendita (di posizione) che deriva da una scelta di piano. Il contributo isola i tratti distintivi del nuovo modo di intendere e impostare la pianificazione urbanistica, che implica, tra i diversi profili di interesse, anche una stabilità dei contenuti strutturali, rispetto a quelli operativi, rendendo così le scelte urbanistiche attuative meno incidenti rispetto agli interessi proprietari coinvolti. Ciò consente, è la conclusione che il lavoro ne ricava, di porsi l’obiettivo di distribuire a favore di tutte le aree di cui sia stata accertata e dichiarata la natura edificatoria i benefici ricollegabili a quel tipo di qualificazione e ciò indipendentemente dal fatto che gli specifici interventi (edilizi e di trasformazione) programmati interesseranno solo alcune di esse. In tal modo, la consistenza edificatoria ed economica di ciascuna area sarà comunque data dal rapporto tra volumetria di edificabilità complessivamente riconosciuta all’intero ambito (o zona o distretto o comparto) urbanistico e dimensione di quella singola area.

La perequazione urbanistica e la rilevanza delle qualità e delle funzioni nella disciplina dei suoli urbani

COLONNA, VINCENZO
2009

Abstract

L’istituto della perequazione rappresenta la risposta più compiuta che sia stata articolata a fronte di quelle esigenze di eguale trattamento delle proprietà da tempo indicate come obiettivo di un più maturo sistema di pianificazione urbanistica. La perequazione urbanistica non realizza un’equiparazione tra i valori edificatori dei suoli, né li azzera assumendoli tutti come agricoli, ma si pone l’obiettivo di assicurare condizioni di parità di trattamento tra soggetti titolari di aree poste in analoga condizione (di fatto e di diritto), riducendo così le distorsioni determinate dalla rendita (di posizione) che deriva da una scelta di piano. Il contributo isola i tratti distintivi del nuovo modo di intendere e impostare la pianificazione urbanistica, che implica, tra i diversi profili di interesse, anche una stabilità dei contenuti strutturali, rispetto a quelli operativi, rendendo così le scelte urbanistiche attuative meno incidenti rispetto agli interessi proprietari coinvolti. Ciò consente, è la conclusione che il lavoro ne ricava, di porsi l’obiettivo di distribuire a favore di tutte le aree di cui sia stata accertata e dichiarata la natura edificatoria i benefici ricollegabili a quel tipo di qualificazione e ciò indipendentemente dal fatto che gli specifici interventi (edilizi e di trasformazione) programmati interesseranno solo alcune di esse. In tal modo, la consistenza edificatoria ed economica di ciascuna area sarà comunque data dal rapporto tra volumetria di edificabilità complessivamente riconosciuta all’intero ambito (o zona o distretto o comparto) urbanistico e dimensione di quella singola area.
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