Il contributo analizza l’opera di Esther Kinsky alla luce del dibattito contemporaneo sul Nature Writing di lingua tedesca, mettendo in discussione l’adeguatezza di questa categoria e proponendo invece la nozione di "testo-natura". Attraverso poesie, saggi e testi narrativi, Kinsky esplora territori marginali, perturbati e residuali, interpretati come superfici segnate da tracce naturali e antropiche che si stratificano nel tempo. Il concetto di "Gelände" designa uno spazio materiale e semantico aperto, inciso da perturbazioni che modificano il paesaggio e lo rendono leggibile come un palinsesto. La scrittura diventa essa stessa una forma di disturbo e di intervento, capace di registrare processi geologici, biologici e storici. Attraverso l’analisi di opere in poesia e in prosa, il saggio intende mostrare come la lingua di Kinsky assuma una dimensione materica e sensoriale, in cui suono, ritmo e nominazione partecipano alla costruzione di un rapporto non gerarchico tra soggetto e ambiente. Il testo-natura emerge così come spazio relazionale e liminale, affine all’idea di "Terzo paesaggio" (Clément), in cui la natura agisce come co-autrice e resiste a ogni tentativo di appropriazione simbolica univoca.
Terzo paesaggio, traccia e materia: il “testo-natura” di Esther Kinsky
Matteo Iacovella
2025-01-01
Abstract
Il contributo analizza l’opera di Esther Kinsky alla luce del dibattito contemporaneo sul Nature Writing di lingua tedesca, mettendo in discussione l’adeguatezza di questa categoria e proponendo invece la nozione di "testo-natura". Attraverso poesie, saggi e testi narrativi, Kinsky esplora territori marginali, perturbati e residuali, interpretati come superfici segnate da tracce naturali e antropiche che si stratificano nel tempo. Il concetto di "Gelände" designa uno spazio materiale e semantico aperto, inciso da perturbazioni che modificano il paesaggio e lo rendono leggibile come un palinsesto. La scrittura diventa essa stessa una forma di disturbo e di intervento, capace di registrare processi geologici, biologici e storici. Attraverso l’analisi di opere in poesia e in prosa, il saggio intende mostrare come la lingua di Kinsky assuma una dimensione materica e sensoriale, in cui suono, ritmo e nominazione partecipano alla costruzione di un rapporto non gerarchico tra soggetto e ambiente. Il testo-natura emerge così come spazio relazionale e liminale, affine all’idea di "Terzo paesaggio" (Clément), in cui la natura agisce come co-autrice e resiste a ogni tentativo di appropriazione simbolica univoca.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


