This essay aims to understand why Benito Mussolini, on February 6, 1943, chose Alfredo de Marsico as the regime’s last Minister of Justice. Nicknamed «liberal fascist» by Mussolini, de Marsico belonged to the southern Italian class of notables. As happened to the best southern jurists, he devoted himself to lawyer profession, to university teaching, and to active politics. An analysis of these three areas reveals his unequivocal support for fascism from the first months of Mussolini’s government: he was a member of the party; he defended the «Blackshirts» in court; and he wrote essays ideologically aligned with the regime, although he did not entirely abandon his liberal-conservative ideology. De Marsico collaborated in drafting Grandi’s agenda and thus contributed to the collapse of the dictatorship. Subjected to administrative purges and dismissed from academic teaching, he was reinstated among university professors at the end of 1949. During the Republican era, he successfully continued his lawyer profession and in 1953 was elected to the Senate on the Monarchist Party ticket. De Marsico’s biography, which he himself told with self-indulgence, spanned convulsive periods in Italian history and demonstrates an undeniable continuity in the selection of the government classes.

Il saggio si propone di decifrare le ragioni che spinsero Benito Mussolini, nel rimpasto governativo del 6 febbraio 1943, a scegliere Alfredo de Marsico come ultimo ministro della Giustizia del regime. Fascista ‘liberale’, come veniva apostrofato dallo stesso duce, de Marsico apparteneva al notabilato meridionale di estrazione giuridica, da sempre dedito all’avvocatura, all’insegnamento universitario e alla politica. L’analisi di questi tre versanti fa emergere, nel penalista di Sala Consilina, un’inequivoca e attiva adesione al fascismo sin dai primi mesi di governo, attraverso la militanza di partito, la difesa giudiziaria di camicie nere, gli scritti accademici, sebbene questi ultimi conservassero consistenti tracce del credo liberal-conservatore dal quale lo studioso proveniva. Nella notte del 25 luglio 1943 de Marsico, che collaborò alla stesura dei profili costituzionali dell’o.d.g. Grandi, contribuí al crollo della dittatura e alla riconsegna del potere supremo alla monarchia. Sottoposto di epurazione amministrativa, e dispensato in due gradi di giudizio dall’insegnamento accademico, alla fine del 1949 fu reintegrato nei ranghi dei professori universitari. Durante la Repubblica continuò con successo la professione forense e nel 1953 fu eletto al Senato nelle file del Partito monarchico. La biografia di de Marsico, da lui raccontata con fierezza e auto-indulgenza, attraversa da protagonista stagioni convulse della storia italiana, e mostra indubbie continuità nella selezione delle classi dirigenti.

Il fascista liberale. Alfredo de Marsico, ultimo guardasigilli di Mussolini

Miletti M. N.
2026-01-01

Abstract

This essay aims to understand why Benito Mussolini, on February 6, 1943, chose Alfredo de Marsico as the regime’s last Minister of Justice. Nicknamed «liberal fascist» by Mussolini, de Marsico belonged to the southern Italian class of notables. As happened to the best southern jurists, he devoted himself to lawyer profession, to university teaching, and to active politics. An analysis of these three areas reveals his unequivocal support for fascism from the first months of Mussolini’s government: he was a member of the party; he defended the «Blackshirts» in court; and he wrote essays ideologically aligned with the regime, although he did not entirely abandon his liberal-conservative ideology. De Marsico collaborated in drafting Grandi’s agenda and thus contributed to the collapse of the dictatorship. Subjected to administrative purges and dismissed from academic teaching, he was reinstated among university professors at the end of 1949. During the Republican era, he successfully continued his lawyer profession and in 1953 was elected to the Senate on the Monarchist Party ticket. De Marsico’s biography, which he himself told with self-indulgence, spanned convulsive periods in Italian history and demonstrates an undeniable continuity in the selection of the government classes.
2026
979-12-5977-621-1
Il saggio si propone di decifrare le ragioni che spinsero Benito Mussolini, nel rimpasto governativo del 6 febbraio 1943, a scegliere Alfredo de Marsico come ultimo ministro della Giustizia del regime. Fascista ‘liberale’, come veniva apostrofato dallo stesso duce, de Marsico apparteneva al notabilato meridionale di estrazione giuridica, da sempre dedito all’avvocatura, all’insegnamento universitario e alla politica. L’analisi di questi tre versanti fa emergere, nel penalista di Sala Consilina, un’inequivoca e attiva adesione al fascismo sin dai primi mesi di governo, attraverso la militanza di partito, la difesa giudiziaria di camicie nere, gli scritti accademici, sebbene questi ultimi conservassero consistenti tracce del credo liberal-conservatore dal quale lo studioso proveniva. Nella notte del 25 luglio 1943 de Marsico, che collaborò alla stesura dei profili costituzionali dell’o.d.g. Grandi, contribuí al crollo della dittatura e alla riconsegna del potere supremo alla monarchia. Sottoposto di epurazione amministrativa, e dispensato in due gradi di giudizio dall’insegnamento accademico, alla fine del 1949 fu reintegrato nei ranghi dei professori universitari. Durante la Repubblica continuò con successo la professione forense e nel 1953 fu eletto al Senato nelle file del Partito monarchico. La biografia di de Marsico, da lui raccontata con fierezza e auto-indulgenza, attraversa da protagonista stagioni convulse della storia italiana, e mostra indubbie continuità nella selezione delle classi dirigenti.
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