Immagini di straordinarie abbuffate ricorrono in una sezione dei Deipnosofisti di Ateneo (VI, 267e-270a), in cui l’erudito di Naucrati, trattando dell’archaios bios, un contesto di particolare benessere assimilabile a quello che nella lingua italiana è riferito al “paese di Cuccagna”, tramanda i frammenti di alcuni commediografi attivi ad Atene nella seconda metà del V sec. a. C. (Cratino, Pluti, fr. 176 K.-A.; Cratete, Bestie, frr. 16-17 K.-A.; Teleclide, Anfizioni, fr. 1 K.-A.; Ferecrate, Minatori, fr. 113 K.-A.; Persiani, fr. 137 K.-A.; Nicofonte, Sirene, fr. 21 K.-A.; Metagene, Turiopersiani, fr. 6 K.-A.). Nella cornice di questi scenari di opulenza si segnalano la proposizione e la variazione di un motivo fondante: l’automatos bios, a cui è associato il vagheggiamento dell’assenza della schiavitù, che, proposta in chiave giocosa, esaurisce i suoi effetti nel breve spazio temporale della rappresentazione teatrale; i comici attici non fecero dell’abolizione della schiavitù il soggetto di una sola commedia; il riconoscimento, anche solo ludico, dell’uguaglianza naturale degli uomini avrebbe comportato la fine della polis, reale o fantastica che fosse: la messa in discussione del lavoro servile non avrebbe potuto dunque far parte del gioco.
Automatos bios e l’“utopia” di un mondo senza schiavi nei frammenti della commedia attica
Pellegrino, Matteo
2026-01-01
Abstract
Immagini di straordinarie abbuffate ricorrono in una sezione dei Deipnosofisti di Ateneo (VI, 267e-270a), in cui l’erudito di Naucrati, trattando dell’archaios bios, un contesto di particolare benessere assimilabile a quello che nella lingua italiana è riferito al “paese di Cuccagna”, tramanda i frammenti di alcuni commediografi attivi ad Atene nella seconda metà del V sec. a. C. (Cratino, Pluti, fr. 176 K.-A.; Cratete, Bestie, frr. 16-17 K.-A.; Teleclide, Anfizioni, fr. 1 K.-A.; Ferecrate, Minatori, fr. 113 K.-A.; Persiani, fr. 137 K.-A.; Nicofonte, Sirene, fr. 21 K.-A.; Metagene, Turiopersiani, fr. 6 K.-A.). Nella cornice di questi scenari di opulenza si segnalano la proposizione e la variazione di un motivo fondante: l’automatos bios, a cui è associato il vagheggiamento dell’assenza della schiavitù, che, proposta in chiave giocosa, esaurisce i suoi effetti nel breve spazio temporale della rappresentazione teatrale; i comici attici non fecero dell’abolizione della schiavitù il soggetto di una sola commedia; il riconoscimento, anche solo ludico, dell’uguaglianza naturale degli uomini avrebbe comportato la fine della polis, reale o fantastica che fosse: la messa in discussione del lavoro servile non avrebbe potuto dunque far parte del gioco.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


