Il saggio s’interroga sulla possibilità di individuare un illuminismo penalistico meridionale, dotato di tratti identitari specifici e di lunga durata. L’analisi muove dalla crisi della coscienza europea, che la cultura giuridica del Mezzogiorno d’Italia affrontò attingendo al tardo-umanesimo e, in particolare, allo storicismo e alla sistematica. Entrambi questi profili metodologici si ritrovavano in Vico, che vi affiancava la critica all’impiego cartesiano del matematismo nelle scienze morali. Lungo queste coordinate, i giuristi (in vario grado) riformatori del Settecento austriaco e poi borbonico, pur criticando le degenerazioni della giurisprudenza e dell’amministrazione giudiziaria, continuavano a confidare nella mediazione dell’interprete e non rinunciavano al composito patrimonio normativo e dottrinale del ius commune. Nel passaggio all’illuminismo maturo il dibattito penalistico, anche nel Mezzogiorno, fu condizionato dall’opera di Beccaria. Rispetto alle idee piú avanzate provenienti da Milano e dalla Francia, i criminalisti ma anche la scuola genovesiana impegnata sul fronte dell’economia civile, conservarono, in sostanza, la propria identità storicista, problematica, tendenzialmente moderata. Tratti che emergono nitidamente su due terreni di collaudo: l’interpretazione giudiziale e il valore della legge.
Tratti identitari dell’illuminismo penale nel Mezzogiorno italiano. Un itinerario
MILETTI M. N.
2024-01-01
Abstract
Il saggio s’interroga sulla possibilità di individuare un illuminismo penalistico meridionale, dotato di tratti identitari specifici e di lunga durata. L’analisi muove dalla crisi della coscienza europea, che la cultura giuridica del Mezzogiorno d’Italia affrontò attingendo al tardo-umanesimo e, in particolare, allo storicismo e alla sistematica. Entrambi questi profili metodologici si ritrovavano in Vico, che vi affiancava la critica all’impiego cartesiano del matematismo nelle scienze morali. Lungo queste coordinate, i giuristi (in vario grado) riformatori del Settecento austriaco e poi borbonico, pur criticando le degenerazioni della giurisprudenza e dell’amministrazione giudiziaria, continuavano a confidare nella mediazione dell’interprete e non rinunciavano al composito patrimonio normativo e dottrinale del ius commune. Nel passaggio all’illuminismo maturo il dibattito penalistico, anche nel Mezzogiorno, fu condizionato dall’opera di Beccaria. Rispetto alle idee piú avanzate provenienti da Milano e dalla Francia, i criminalisti ma anche la scuola genovesiana impegnata sul fronte dell’economia civile, conservarono, in sostanza, la propria identità storicista, problematica, tendenzialmente moderata. Tratti che emergono nitidamente su due terreni di collaudo: l’interpretazione giudiziale e il valore della legge.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


