I due tomi che compongono la terza parte della storia della Puglia romana concludono la narrazione, lentamente costruita, delle vicende di una regione dell’Italia – corrispondente a circa due terzi della regio secunda augustea –, per i secoli del lungo assetto imperiale (I-VI), fino al suo disarticolarsi. Questi gli estremi della periodizzazione individuata: da una parte la Puglia dei municipi, in età augustea ‒ punto d’arrivo del precedente volume ‒ quando l’organizzazione municipale appare ormai consolidata nella dinamica cornice del nuovo ordine imperiale. Dall’altra parte i decenni finali del secolo sesto con il precario ricongiungimento della penisola italica al sistema imperiale oramai incentrato in Costantinopoli. Questo continuum narrativo è diviso in due blocchi, con attenzione particolare ai mutamenti istituzionali indotti dalle riforme amministrative avviate da Diocleziano e compiute da Costantino; esse disposero la provincializzazione dell’Italia. All’attenzione per la centralità e la posizione dominante di Roma in Italia e nell’impero, all’interesse verso la sua storia e i suoi protagonisti, si è generalmente accompagnato il silenzio verso le vicende della storia delle città, delle campagne, delle popolazioni della penisola. Di qui l’esigenza di una dimensione locale, altra dallo sbiadito riflesso della storia di Roma, costruita con un’angolatura per così dire laterale, mettendo a valore ogni documentazione disponibile, in un’ottica territoriale regionale, come indicato in premessa al I volume. In questo tipo di indagine, massimamente soccorrono le sparse notizie letterarie e giuridiche, la documentazione epigrafica, quella archeologica, studiate con una strumentazione sempre più raffinata: «come sempre, è il materiale a determinare il trattamento», come già avvertiva Ronald Syme (1993, 5). Alla pluralità e varietà dei contesti, ai rinvenimenti epigrafici segnati dalla casualità, si è guardato da prospettive diverse, ma sempre con attenzione ai segni della vita e alle trasformazioni nelle istituzioni, nella società, nell’economia, nelle modalità insediative, nell’imporsi di uno spazio, di un tempo cristiani che modificarono i centri urbani, il paesaggio rurale e regolarono la vita quotidiana dei cittadini. Inevitabile qualche ripetizione e, per il tipo di documentazione, una dose di congetture.

La Puglia nel mondo romano. Storia di una periferia. Volume III. Dal principato all’età tardoantica.

G. Volpe;R. Goffredo
2023-01-01

Abstract

I due tomi che compongono la terza parte della storia della Puglia romana concludono la narrazione, lentamente costruita, delle vicende di una regione dell’Italia – corrispondente a circa due terzi della regio secunda augustea –, per i secoli del lungo assetto imperiale (I-VI), fino al suo disarticolarsi. Questi gli estremi della periodizzazione individuata: da una parte la Puglia dei municipi, in età augustea ‒ punto d’arrivo del precedente volume ‒ quando l’organizzazione municipale appare ormai consolidata nella dinamica cornice del nuovo ordine imperiale. Dall’altra parte i decenni finali del secolo sesto con il precario ricongiungimento della penisola italica al sistema imperiale oramai incentrato in Costantinopoli. Questo continuum narrativo è diviso in due blocchi, con attenzione particolare ai mutamenti istituzionali indotti dalle riforme amministrative avviate da Diocleziano e compiute da Costantino; esse disposero la provincializzazione dell’Italia. All’attenzione per la centralità e la posizione dominante di Roma in Italia e nell’impero, all’interesse verso la sua storia e i suoi protagonisti, si è generalmente accompagnato il silenzio verso le vicende della storia delle città, delle campagne, delle popolazioni della penisola. Di qui l’esigenza di una dimensione locale, altra dallo sbiadito riflesso della storia di Roma, costruita con un’angolatura per così dire laterale, mettendo a valore ogni documentazione disponibile, in un’ottica territoriale regionale, come indicato in premessa al I volume. In questo tipo di indagine, massimamente soccorrono le sparse notizie letterarie e giuridiche, la documentazione epigrafica, quella archeologica, studiate con una strumentazione sempre più raffinata: «come sempre, è il materiale a determinare il trattamento», come già avvertiva Ronald Syme (1993, 5). Alla pluralità e varietà dei contesti, ai rinvenimenti epigrafici segnati dalla casualità, si è guardato da prospettive diverse, ma sempre con attenzione ai segni della vita e alle trasformazioni nelle istituzioni, nella società, nell’economia, nelle modalità insediative, nell’imporsi di uno spazio, di un tempo cristiani che modificarono i centri urbani, il paesaggio rurale e regolarono la vita quotidiana dei cittadini. Inevitabile qualche ripetizione e, per il tipo di documentazione, una dose di congetture.
2023
979-12-5995-028-4
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