Opera, raggruppamento di varie abilità e competenze, prevede un amalgama originalissimo di figure e figurazioni, di elementi plastici e macchinerie, di maschere e pitture corporee, di tecniche del corpo e contraffazioni fisiche, che restituiscono una scena inedita. Si tratta di una poetica connotata da marchi d’artista, secondo una ricerca dove le maschere dell’Arte si restaurano in corpi pericolanti, ma capace anche di confrontarsi con drammaturgie preesistenti (Shakespeare) senza arrendersi ad inerti allestimenti. A partire dallo spettacolo eponimo del gruppo, "Opera" (2006), fino all’ultimo "Sonno" (2011), lo spazio iconografico del teatro si esalta in configurazioni e doppi scenici rifuggendo formalismi estetizzanti. E più specificamente attraverso la visione, tematizzata e sgranata come un coefficiente teatrale fondante (il ciclo delle "Operette" ne è un esempio), Opera va a incidere la nozione di rappresentazione riportandola all’auralità dello spazio immaginario della sfera invisibile. Il montaggio non rispetta più le logiche di costruzione ordinaria ma percorre la coerenza onirica del tempo rovesciato, delle connessioni interne, dell’immagine come “porta regale” (Florenskij). Con questo progetto si vuole ripercorrere la svolta drammaturgica di una compagnia tra le più ardite della nuova scena italiana. In particolare, con la mostra dell’artefice e collaboratore Pierluca Cetera e l’anamnesi di "Sonno", contestualmente alle proiezioni e ai due spettacoli che segnano epoche di produzioni distanti, si affonderà sulle forme di una nuova visività in un luogo etimologicamente deputato alla visione quale il teatro.

Teatri della visione. Declinazioni dello sguardo in opera

MEI S
2013-01-01

Abstract

Opera, raggruppamento di varie abilità e competenze, prevede un amalgama originalissimo di figure e figurazioni, di elementi plastici e macchinerie, di maschere e pitture corporee, di tecniche del corpo e contraffazioni fisiche, che restituiscono una scena inedita. Si tratta di una poetica connotata da marchi d’artista, secondo una ricerca dove le maschere dell’Arte si restaurano in corpi pericolanti, ma capace anche di confrontarsi con drammaturgie preesistenti (Shakespeare) senza arrendersi ad inerti allestimenti. A partire dallo spettacolo eponimo del gruppo, "Opera" (2006), fino all’ultimo "Sonno" (2011), lo spazio iconografico del teatro si esalta in configurazioni e doppi scenici rifuggendo formalismi estetizzanti. E più specificamente attraverso la visione, tematizzata e sgranata come un coefficiente teatrale fondante (il ciclo delle "Operette" ne è un esempio), Opera va a incidere la nozione di rappresentazione riportandola all’auralità dello spazio immaginario della sfera invisibile. Il montaggio non rispetta più le logiche di costruzione ordinaria ma percorre la coerenza onirica del tempo rovesciato, delle connessioni interne, dell’immagine come “porta regale” (Florenskij). Con questo progetto si vuole ripercorrere la svolta drammaturgica di una compagnia tra le più ardite della nuova scena italiana. In particolare, con la mostra dell’artefice e collaboratore Pierluca Cetera e l’anamnesi di "Sonno", contestualmente alle proiezioni e ai due spettacoli che segnano epoche di produzioni distanti, si affonderà sulle forme di una nuova visività in un luogo etimologicamente deputato alla visione quale il teatro.
2013
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11369/413311
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