La fortuna di Anton Cechov (1860-1904), scrittore e drammaturgo indissolubilmente legato alla rifondazione teatrale primonovecentesca, è stata fino ad oggi garantita dalle diverse stagioni del cosiddetto “teatro di regia”, che gli stessi drammi cecoviani hanno del resto contribuito a informare dalla prima moscovita del Gabbiano (17 dicembre 1898) ad opera di Stanislavskij e di Nemirovič-Dančenko. Nel secondo Novecento, da Strehler a Nekrošiuš, Cechov ha sempre costituito una sfida, riconoscendo nella recitazione il fuoco di interesse della messinscena: una recitazione che gioca col personaggio, con la sua memoria e il suo immaginario. Superato lo psicologismo di un teatro illustrativo e didascalico, il Cechov dei nostri giorni non racconta solo di solitudini, disincanti e rassegnazioni umane. Storia ed esistenza entrano oggi ancora più apertamente in conflitto mentre i personaggi (e i loro attori) galleggiano sopra le righe di una recitazione logorroica, isterica, nervosa, che spesso niente ha a che vedere con le pause e i silenzi del Cechov che abbiamo in mente. Emblematico è il caso ad esempio delle (fedelissime) riscritture ad opera del geniale teatrista argentino Daniel Veronese, che allestisce sotto pseudonimo i drammi cecoviani. La scena contemporanea infatti riscrive, soprattutto, Cechov: non solo quello dei grandi drammi, spesso poco maneggevoli, ma soprattutto l’autore dei racconti – che tanto ispirarono lo scrittore americano Raymond Carver – e degli atti unici. Tra gli altri segnaliamo la drammaturgia originale Senza trama e senza finale di Carmen Giordano, più ispirata alla narrativa, e Villa dolorosa. Tre compleanni falliti, testo liberamente tratto dalle Tre sorelle, della drammaturga tedesca Rebekka Kricheldorf, in Italia messo in scena da Roberto Rustioni, che già aveva avvicinato i celebri tre atti unici – La proposta di matrimonio, L’orso e L’anniversario – oggi riproposti anche dalle Belle Bandiere di Elena Bucci e Marco Sgrosso con interpolazioni dal carteggio dell’autore con la moglie e attrice Olga Knipper. Dei recenti e nuovi Cechov la lista sarebbe lunga. Qui offriamo un campione rappresentativo delle proposte talora radicali che la scena attuale ha promosso.

Cechoviana. Riscritture di un classico nella scena contemporanea

MEI S
2016

Abstract

La fortuna di Anton Cechov (1860-1904), scrittore e drammaturgo indissolubilmente legato alla rifondazione teatrale primonovecentesca, è stata fino ad oggi garantita dalle diverse stagioni del cosiddetto “teatro di regia”, che gli stessi drammi cecoviani hanno del resto contribuito a informare dalla prima moscovita del Gabbiano (17 dicembre 1898) ad opera di Stanislavskij e di Nemirovič-Dančenko. Nel secondo Novecento, da Strehler a Nekrošiuš, Cechov ha sempre costituito una sfida, riconoscendo nella recitazione il fuoco di interesse della messinscena: una recitazione che gioca col personaggio, con la sua memoria e il suo immaginario. Superato lo psicologismo di un teatro illustrativo e didascalico, il Cechov dei nostri giorni non racconta solo di solitudini, disincanti e rassegnazioni umane. Storia ed esistenza entrano oggi ancora più apertamente in conflitto mentre i personaggi (e i loro attori) galleggiano sopra le righe di una recitazione logorroica, isterica, nervosa, che spesso niente ha a che vedere con le pause e i silenzi del Cechov che abbiamo in mente. Emblematico è il caso ad esempio delle (fedelissime) riscritture ad opera del geniale teatrista argentino Daniel Veronese, che allestisce sotto pseudonimo i drammi cecoviani. La scena contemporanea infatti riscrive, soprattutto, Cechov: non solo quello dei grandi drammi, spesso poco maneggevoli, ma soprattutto l’autore dei racconti – che tanto ispirarono lo scrittore americano Raymond Carver – e degli atti unici. Tra gli altri segnaliamo la drammaturgia originale Senza trama e senza finale di Carmen Giordano, più ispirata alla narrativa, e Villa dolorosa. Tre compleanni falliti, testo liberamente tratto dalle Tre sorelle, della drammaturga tedesca Rebekka Kricheldorf, in Italia messo in scena da Roberto Rustioni, che già aveva avvicinato i celebri tre atti unici – La proposta di matrimonio, L’orso e L’anniversario – oggi riproposti anche dalle Belle Bandiere di Elena Bucci e Marco Sgrosso con interpolazioni dal carteggio dell’autore con la moglie e attrice Olga Knipper. Dei recenti e nuovi Cechov la lista sarebbe lunga. Qui offriamo un campione rappresentativo delle proposte talora radicali che la scena attuale ha promosso.
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