I nuovi linguaggi della scena si impongono per la loro matrice iconografica. La scrittura scenica per immagini dilata e perfora la composizione facendo dell’immagine una colonna drammaturgica o un momento di scrittura a supporto della citabilità del teatro in nuove forme di testualità e trasmissibilità. È anche in questo senso che la cosiddetta deriva o crisi della rappresentazione va inserita tra i segnali di una rivolta epistemologica del fare e del sentire scenico, che mette in discussione il teatro tout court. La fotografia - come tecnica, texture, documento, oggetto, teoresi, drammaturgia - rappresenta oggi un imprescindibile termine di confronto per l’artista di teatro e un predisposto dispositivo teatrale: una modalità di lettura e costruzione della scena, ovvero una nuova testualità per il “teatro iconografico” di nuovo millennio. Le tre zone del progetto, seminariale, spettacolare ed espositiva, vogliono render conto delle possibili declinazioni e variabili all’interno di una relazione storicamente vilipesa, criticamente poco avvertita. In particolare, uno dei fuochi del progetto riposerà nel simposio finale, dove la riflessione è orientata intorno alla nozione di supporto. Diversamente da altre arti il teatro non lascia tracce per sua stessa natura, tuttavia richiede supporti esterni per attestarne una presenza, inevitabilmente parziale, irrimediabilmente perduta. Cosa può allora una fotografia, uno scatto, un occhio che guarda, sente, registra?

Teatri da camera. Lo spettacolo della fotografia

MEI S
2014

Abstract

I nuovi linguaggi della scena si impongono per la loro matrice iconografica. La scrittura scenica per immagini dilata e perfora la composizione facendo dell’immagine una colonna drammaturgica o un momento di scrittura a supporto della citabilità del teatro in nuove forme di testualità e trasmissibilità. È anche in questo senso che la cosiddetta deriva o crisi della rappresentazione va inserita tra i segnali di una rivolta epistemologica del fare e del sentire scenico, che mette in discussione il teatro tout court. La fotografia - come tecnica, texture, documento, oggetto, teoresi, drammaturgia - rappresenta oggi un imprescindibile termine di confronto per l’artista di teatro e un predisposto dispositivo teatrale: una modalità di lettura e costruzione della scena, ovvero una nuova testualità per il “teatro iconografico” di nuovo millennio. Le tre zone del progetto, seminariale, spettacolare ed espositiva, vogliono render conto delle possibili declinazioni e variabili all’interno di una relazione storicamente vilipesa, criticamente poco avvertita. In particolare, uno dei fuochi del progetto riposerà nel simposio finale, dove la riflessione è orientata intorno alla nozione di supporto. Diversamente da altre arti il teatro non lascia tracce per sua stessa natura, tuttavia richiede supporti esterni per attestarne una presenza, inevitabilmente parziale, irrimediabilmente perduta. Cosa può allora una fotografia, uno scatto, un occhio che guarda, sente, registra?
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11369/413276
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