Il contributo in esame prende in considerazione un ciclo di affreschi eseguiti da Angelo Solimena per una cappella della chiesa del SS. Salvatore di Calvanico, paese campano conosciuto per la presenza del santuario micaelico di San Michele in Cima. Viene ricostruita la storia della chiesa nel contesto insediato del territorio, identificando le diverse fasi costruttive dell’edificio e le possibili committenze per passare all'analisi della decorazione della volta del cappellone della Madonna del Rosario, costruita come prolungamento del braccio destro del transetto, dove il pittore Angelo Solimena, padre del più celebre Francesco, interviene nel 1669. L’artista realizza un complesso programma iconografico incentrato sull’esaltazione del ruolo della Vergine nella storia della salvezza attraverso episodi della sua vita accompagnati da una serie di iscrizioni tratte dalle Laudi e dall’Antico Testamento che sottolineano il ruolo di Maria come madre di Cristo. Ai lati delle singole scene otto figure di sante martiri, che incarnano le virtù di Maria, celebrano la Vergine quale regina martirum. Delle figure delle sante sono identificate iconografia e fonti agiografiche, ispirate agli antichi Martirologi che riletti e riportati in auge tra XVI e XVII secolo (è del 1586 l’edizione commentata del Martyrologium romanum del Baronio) riflettono il principio teologico generatore della storia tipico del pensiero riformista. L’ultima parte del contributo si rivolge ad analizzare le fonti pittoriche ed i modelli culturali del pittore, che traduce nelle sue opere aspetti devozionali improntati ad un profondo rigorismo morale. Allievo del celebre pittore solofrano Francesco Guarino, Angelo Solimena rappresenta, nell’ambito del naturalismo seicentesco meridionale, un autentico interprete delle istanze affermatesi nella capitale partenopea nella prima metà del secolo e rivisitate a partire dalla fine degli anni ’60 alla luce delle esperienze di schietta matrice classicista. Nel ciclo di Calvanico Solimena sperimenta per la prima volta la tecnica dell’affresco: da questa esperienza è probabile che il pittore si sia affermato anche come frescante, impegnandosi successivamente nelle più importanti imprese di Salerno, di Nocera e di Sarni. Il pittore era dotato, secondo quanto narrano fonti a lui contemporanee, anche di una certa cultura letteraria, che gli consentiva di frequentare accademie letterarie come quella dei Famelici di Gravina (mentre era impegnato nell’impresa della cappella del Purgatorio),dove probabilmente conobbe il duca di Gravina, Vincenzo Maria Orsini, del ramo di Solofra, futuro papa Benedetto XIII, legandosi ai circoli culturali promossi dagli Orsini e soprattutto all’erudito Pompeo Sarnelli il più autentico e fedele interprete del pensiero dell’Orsini, ed autore, tra l’altro, di uno sterminato epistolario dal titolo Lettere ecclesistiche, tra cui figura anche una lettera al Solimena stesso. Attraverso l’analisi di questi testi può affermarsi che a Calvanico Solimena traduce in immagini il pensiero riformatore dell’Orsini, che già da lungo tempo aveva avuto modo di conoscere e di approfondire.

Gli affreschi di Angelo Solimena nella 'cappella delle donne'della chiesa del SS. Salvatore di Calvanico

Luisa Derosa
2014

Abstract

Il contributo in esame prende in considerazione un ciclo di affreschi eseguiti da Angelo Solimena per una cappella della chiesa del SS. Salvatore di Calvanico, paese campano conosciuto per la presenza del santuario micaelico di San Michele in Cima. Viene ricostruita la storia della chiesa nel contesto insediato del territorio, identificando le diverse fasi costruttive dell’edificio e le possibili committenze per passare all'analisi della decorazione della volta del cappellone della Madonna del Rosario, costruita come prolungamento del braccio destro del transetto, dove il pittore Angelo Solimena, padre del più celebre Francesco, interviene nel 1669. L’artista realizza un complesso programma iconografico incentrato sull’esaltazione del ruolo della Vergine nella storia della salvezza attraverso episodi della sua vita accompagnati da una serie di iscrizioni tratte dalle Laudi e dall’Antico Testamento che sottolineano il ruolo di Maria come madre di Cristo. Ai lati delle singole scene otto figure di sante martiri, che incarnano le virtù di Maria, celebrano la Vergine quale regina martirum. Delle figure delle sante sono identificate iconografia e fonti agiografiche, ispirate agli antichi Martirologi che riletti e riportati in auge tra XVI e XVII secolo (è del 1586 l’edizione commentata del Martyrologium romanum del Baronio) riflettono il principio teologico generatore della storia tipico del pensiero riformista. L’ultima parte del contributo si rivolge ad analizzare le fonti pittoriche ed i modelli culturali del pittore, che traduce nelle sue opere aspetti devozionali improntati ad un profondo rigorismo morale. Allievo del celebre pittore solofrano Francesco Guarino, Angelo Solimena rappresenta, nell’ambito del naturalismo seicentesco meridionale, un autentico interprete delle istanze affermatesi nella capitale partenopea nella prima metà del secolo e rivisitate a partire dalla fine degli anni ’60 alla luce delle esperienze di schietta matrice classicista. Nel ciclo di Calvanico Solimena sperimenta per la prima volta la tecnica dell’affresco: da questa esperienza è probabile che il pittore si sia affermato anche come frescante, impegnandosi successivamente nelle più importanti imprese di Salerno, di Nocera e di Sarni. Il pittore era dotato, secondo quanto narrano fonti a lui contemporanee, anche di una certa cultura letteraria, che gli consentiva di frequentare accademie letterarie come quella dei Famelici di Gravina (mentre era impegnato nell’impresa della cappella del Purgatorio),dove probabilmente conobbe il duca di Gravina, Vincenzo Maria Orsini, del ramo di Solofra, futuro papa Benedetto XIII, legandosi ai circoli culturali promossi dagli Orsini e soprattutto all’erudito Pompeo Sarnelli il più autentico e fedele interprete del pensiero dell’Orsini, ed autore, tra l’altro, di uno sterminato epistolario dal titolo Lettere ecclesistiche, tra cui figura anche una lettera al Solimena stesso. Attraverso l’analisi di questi testi può affermarsi che a Calvanico Solimena traduce in immagini il pensiero riformatore dell’Orsini, che già da lungo tempo aveva avuto modo di conoscere e di approfondire.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11369/391948
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