Lo studio del casale fortificato di Balsignano, promosso in occasione dei recenti interventi di restauro, i cui risultati sono resi noti in questo volume, ha offerto l’occasione di riconsiderare anche la storia degli studi sull’architettura cupolata in Puglia. Il casale è infatti noto soprattutto per la presenza della chiesa di San Felice, a navata unica con due campate voltate a botte e cupola nel centro. Si tratta di un tema mai affrontato da questo punto di vista, la cui storia critica nasce ai tempi in cui Giacomo Boni era ispettore della Direzione Generale d’Antichità e Belle arti. Sono presi in considerazione i diversi edifici coperti con cupole, dagli organismi monocellulari agli edifici a croce contratta, bicellulari, fino al modello, più colto, con tre cupole in asse sulla navata centrale e mezze botti sulle navi laterali. Di questi esempi viene ricostruita la storia critica, a partire dagli studi di Émile Bertaux che attribuiva l’origine di queste forme alle architetture a secco pugliese e ai trulli, considerati espressioni più colte e complesse. Il dibattito, proseguito tra gli altri da Richard Krautheimer, Arnaldo Venditti, Grigore Ionescu si è incentrato in seguito proprio sull’origine dei modelli elaborati in Puglia, variamente individuati nell’area occidentale (chiese del Périgord) o nell’ampio bacino orientale del Mediterraneo o, ancora, in area longobarda e beneventana, senza tralasciare influenze dell’architettura classica derivate dalle grandi cupole dell’antichità. Recenti acquisizioni critiche sono state quelle di Michele D’Elia presentate in occasione della mostra del 1975 'Alle sorgenti del Romanico. Puglia XI secolo', dove il tema viene ridiscusso in relazione alle matrici orientali del modello, distinguendo tra ‘affinità’ e rapporti storicamente ricostruibili e individuando nelle diverse varianti tipologiche l’esistenza di un ricco tessuto di architetture rurali, di cui Balsignano rappresenta uno degli esempi più alti, fino a quel momento considerato del tutto marginale nel panorama dell’architettura medievale della regione, dando così avvio ad una lunga serie di studi dei quali il contributo ripercorre le tappe più salienti. Il volume, nella la molteplicità di contributi e dei risultati raggiunti potrebbe porsi come modello per la tutela e la conservazione di altri siti rurali, prima che interessi di diversa natura intervengano a cancellare per sempre queste memorie.

Dalla chiesa al casale: cent'anni di studi su Balsignano

Derosa L.
2015

Abstract

Lo studio del casale fortificato di Balsignano, promosso in occasione dei recenti interventi di restauro, i cui risultati sono resi noti in questo volume, ha offerto l’occasione di riconsiderare anche la storia degli studi sull’architettura cupolata in Puglia. Il casale è infatti noto soprattutto per la presenza della chiesa di San Felice, a navata unica con due campate voltate a botte e cupola nel centro. Si tratta di un tema mai affrontato da questo punto di vista, la cui storia critica nasce ai tempi in cui Giacomo Boni era ispettore della Direzione Generale d’Antichità e Belle arti. Sono presi in considerazione i diversi edifici coperti con cupole, dagli organismi monocellulari agli edifici a croce contratta, bicellulari, fino al modello, più colto, con tre cupole in asse sulla navata centrale e mezze botti sulle navi laterali. Di questi esempi viene ricostruita la storia critica, a partire dagli studi di Émile Bertaux che attribuiva l’origine di queste forme alle architetture a secco pugliese e ai trulli, considerati espressioni più colte e complesse. Il dibattito, proseguito tra gli altri da Richard Krautheimer, Arnaldo Venditti, Grigore Ionescu si è incentrato in seguito proprio sull’origine dei modelli elaborati in Puglia, variamente individuati nell’area occidentale (chiese del Périgord) o nell’ampio bacino orientale del Mediterraneo o, ancora, in area longobarda e beneventana, senza tralasciare influenze dell’architettura classica derivate dalle grandi cupole dell’antichità. Recenti acquisizioni critiche sono state quelle di Michele D’Elia presentate in occasione della mostra del 1975 'Alle sorgenti del Romanico. Puglia XI secolo', dove il tema viene ridiscusso in relazione alle matrici orientali del modello, distinguendo tra ‘affinità’ e rapporti storicamente ricostruibili e individuando nelle diverse varianti tipologiche l’esistenza di un ricco tessuto di architetture rurali, di cui Balsignano rappresenta uno degli esempi più alti, fino a quel momento considerato del tutto marginale nel panorama dell’architettura medievale della regione, dando così avvio ad una lunga serie di studi dei quali il contributo ripercorre le tappe più salienti. Il volume, nella la molteplicità di contributi e dei risultati raggiunti potrebbe porsi come modello per la tutela e la conservazione di altri siti rurali, prima che interessi di diversa natura intervengano a cancellare per sempre queste memorie.
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