Frutto di una collaborazione tra la Fondazione Achille Grandi e la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, la ricerca ricostruisce a tutto tondo la figura di Achille Grandi, personalità decisiva del sindacalismo e del cattolicesimo sociale italiano, protagonista di molti momenti fondativi della storia politica e associazionistica del paese, dalla prima associazione cattolica di lavoratori a carattere nazionale, il Sindacato italiano tessili, alla Confederazione italiana dei lavoratori, al Partito popolare italiano e, dopo il fascismo, del Sindacato unitario, della Dc, delle Acli. Sulla scorta di documentazione proveniente da archivi locali e nazionali, vengono anzitutto ricostruiti gli anni dell’impegno locale, a Como e a Monza, del Grandi, alle prese con vertenze sindacali, le lacerazioni dell’emigrazione, la difficoltà di ritagliare uno spazio di presenza pubblica e politica per i cattolici, a fronte dell’opposizione della gerarchia. Attraverso documentazione proveniente dall'Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia di Milano, dall'Archivio storico della Camera dei Deputati, dall'Archivio centrale dello Stato, dall’Archivio dell’Istituto Luigi Sturzo, dall’Archivio storico della Cgil nazionale, da quello del Pci presso la Fondazione Gramsci, e da altre fonti documentali e orali, viene poi analizzata l’attività politica e sindacale di Achille Grandi negli anni particolarmente intensi del primo dopoguerra e dell’avvento del fascismo. Ne emerge la sua capacità di comprendere dall'inizio il carattere autoritario del fascismo, l'esito letale dell'esperienza di governo per il sistema liberaldemocratico, nonché la sua lotta per resistere allo scioglimento del Partito popolare e del sindacato cattolico. Si fa poi luce sulle “attenzioni” che il regime riservò all'eclettico dirigente lariano, capace di attendere con pazienza l’apertura di un minimo spazio che gli consentisse il ritorno all'attività organizzativa, nell'intento – realizzato con il patto di Roma firmato con Buozzi e Di Vittorio – di fondare un sindacato nazionale finalmente unitario. Per cogliere il senso dell’agire di Grandi e collocarlo correttamente nella temperie particolarmente convulsa delle varie stagioni storiche da lui attraversate, particolare attenzione è stata posta alla ricostruzione del più generale contesto storico nel quale Grandi e i soggetti collettivi dei quali ha fa parte si trovarono ad operare. L’opera dei due autori del volume è ben distinta. Stefano Picciaredda ha scritto le pagine 11-82 e 143-196. La prefazione è a firma di Susanna Camusso e Roberto Rossini.

Achille Grandi. Cattolico, sindacalista, politico

Picciaredda, Stefano
;
2018

Abstract

Frutto di una collaborazione tra la Fondazione Achille Grandi e la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, la ricerca ricostruisce a tutto tondo la figura di Achille Grandi, personalità decisiva del sindacalismo e del cattolicesimo sociale italiano, protagonista di molti momenti fondativi della storia politica e associazionistica del paese, dalla prima associazione cattolica di lavoratori a carattere nazionale, il Sindacato italiano tessili, alla Confederazione italiana dei lavoratori, al Partito popolare italiano e, dopo il fascismo, del Sindacato unitario, della Dc, delle Acli. Sulla scorta di documentazione proveniente da archivi locali e nazionali, vengono anzitutto ricostruiti gli anni dell’impegno locale, a Como e a Monza, del Grandi, alle prese con vertenze sindacali, le lacerazioni dell’emigrazione, la difficoltà di ritagliare uno spazio di presenza pubblica e politica per i cattolici, a fronte dell’opposizione della gerarchia. Attraverso documentazione proveniente dall'Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia di Milano, dall'Archivio storico della Camera dei Deputati, dall'Archivio centrale dello Stato, dall’Archivio dell’Istituto Luigi Sturzo, dall’Archivio storico della Cgil nazionale, da quello del Pci presso la Fondazione Gramsci, e da altre fonti documentali e orali, viene poi analizzata l’attività politica e sindacale di Achille Grandi negli anni particolarmente intensi del primo dopoguerra e dell’avvento del fascismo. Ne emerge la sua capacità di comprendere dall'inizio il carattere autoritario del fascismo, l'esito letale dell'esperienza di governo per il sistema liberaldemocratico, nonché la sua lotta per resistere allo scioglimento del Partito popolare e del sindacato cattolico. Si fa poi luce sulle “attenzioni” che il regime riservò all'eclettico dirigente lariano, capace di attendere con pazienza l’apertura di un minimo spazio che gli consentisse il ritorno all'attività organizzativa, nell'intento – realizzato con il patto di Roma firmato con Buozzi e Di Vittorio – di fondare un sindacato nazionale finalmente unitario. Per cogliere il senso dell’agire di Grandi e collocarlo correttamente nella temperie particolarmente convulsa delle varie stagioni storiche da lui attraversate, particolare attenzione è stata posta alla ricostruzione del più generale contesto storico nel quale Grandi e i soggetti collettivi dei quali ha fa parte si trovarono ad operare. L’opera dei due autori del volume è ben distinta. Stefano Picciaredda ha scritto le pagine 11-82 e 143-196. La prefazione è a firma di Susanna Camusso e Roberto Rossini.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11369/388792
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