Con l’espressione agonismo sportivo ci si riferisce, in generale, a quell’insieme di comportamenti, atteggiamenti e dinamiche delle attività motorie e sportive in cui sono presenti forme di concorrenza e di sfida nei confronti di un’attività o di un avversario; dare, tuttavia, una definizione esaustiva di questa espressione presenta alcune criticità, a causa dei diversi approcci interpretativi che hanno inteso l’agonismo in maniera anche antinomica. Se da un lato gli studi filosofici e socio-antropologici lo hanno considerato essenzialmente come un fenomeno volto al riconoscimento sociale dell’individuo, di un gruppo sociale o di un’intera comunità (Mauss, 1923), dall’altro gli ambiti sportivi e dell’educazione fisica ne hanno proposto una visione essenzialmente tecnicistica, facendone emergere un significato per lo più legato alla qualità delle attività sportive praticate dai soggetti. In ambito biomedico, poi, la differenza tra l’agonismo e il nonagonismo diviene necessaria per indicare ai soggetti quale e quanta attività motoria o sportiva poter praticare. Neanche il senso comune sembra allontanarsi da questa prospettiva: si parla di attività sportive agonistiche quando esse sono finalizzate al conseguimento di prestazioni sportive di elevato livello, mentre ci si riferisce alle attività sportive non-agonistiche quando queste non prevedono il raggiungimento di obiettivi di una certa levatura. A questo punto, ci si pone una domanda che interessa da vicino tutti gli approcci brevemente descritti; nello specifico, ci si chiede se l’agonismo sportivo sia una caratteristica che interessi solamente gli ambiti finalizzati al raggiungimento di elevati livelli di prestazione e, dunque, la competizione sportiva in senso stretto. Se lo stato agonale è presente in molti ambiti della vita sociale nei quali si dà dimostrazione delle proprie capacità per ottenere stima e riconoscimento di sé, pur non essendo necessariamente coinvolti in qualche forma di competizione prestabilita, allora sembrerebbe erroneo considerare l’agonismo sportivo quale fenomeno esclusivamente presente quando si è coinvolti in competizioni ufficiali; da questa prospettiva, esso sarebbe riscontrabile in qualsiasi forma di attività legata al movimento (fisica, motoria o sportiva), laddove il soggetto avrebbe l’intenzione di accettare una qualunque forma di sfida per dimostrare a se stesso o agli altri di avere l’intenzione di voler perseguire e raggiungere determinati obiettivi. Appare evidente che la centratura si sposta dalle attività praticate al soggetto che le pratica; in altre parole, la differenza tra l’agonismo e il non-agonismo in ambito sportivo non risiede nella qualità delle attività che vengono praticate, bensì nell’atteggiamento, nella “postura” che il soggetto assume nei confronti di esse. Questo modo di intendere le attività motorie e sportive, potremmo dire centrato sulla persona, parafrasando Rogers (1951), fa da cornice a una possibile rivisitazione dell’agonismo sportivo in chiave educativa.

Agonismo sportivo

Sergio Bellantonio
2015

Abstract

Con l’espressione agonismo sportivo ci si riferisce, in generale, a quell’insieme di comportamenti, atteggiamenti e dinamiche delle attività motorie e sportive in cui sono presenti forme di concorrenza e di sfida nei confronti di un’attività o di un avversario; dare, tuttavia, una definizione esaustiva di questa espressione presenta alcune criticità, a causa dei diversi approcci interpretativi che hanno inteso l’agonismo in maniera anche antinomica. Se da un lato gli studi filosofici e socio-antropologici lo hanno considerato essenzialmente come un fenomeno volto al riconoscimento sociale dell’individuo, di un gruppo sociale o di un’intera comunità (Mauss, 1923), dall’altro gli ambiti sportivi e dell’educazione fisica ne hanno proposto una visione essenzialmente tecnicistica, facendone emergere un significato per lo più legato alla qualità delle attività sportive praticate dai soggetti. In ambito biomedico, poi, la differenza tra l’agonismo e il nonagonismo diviene necessaria per indicare ai soggetti quale e quanta attività motoria o sportiva poter praticare. Neanche il senso comune sembra allontanarsi da questa prospettiva: si parla di attività sportive agonistiche quando esse sono finalizzate al conseguimento di prestazioni sportive di elevato livello, mentre ci si riferisce alle attività sportive non-agonistiche quando queste non prevedono il raggiungimento di obiettivi di una certa levatura. A questo punto, ci si pone una domanda che interessa da vicino tutti gli approcci brevemente descritti; nello specifico, ci si chiede se l’agonismo sportivo sia una caratteristica che interessi solamente gli ambiti finalizzati al raggiungimento di elevati livelli di prestazione e, dunque, la competizione sportiva in senso stretto. Se lo stato agonale è presente in molti ambiti della vita sociale nei quali si dà dimostrazione delle proprie capacità per ottenere stima e riconoscimento di sé, pur non essendo necessariamente coinvolti in qualche forma di competizione prestabilita, allora sembrerebbe erroneo considerare l’agonismo sportivo quale fenomeno esclusivamente presente quando si è coinvolti in competizioni ufficiali; da questa prospettiva, esso sarebbe riscontrabile in qualsiasi forma di attività legata al movimento (fisica, motoria o sportiva), laddove il soggetto avrebbe l’intenzione di accettare una qualunque forma di sfida per dimostrare a se stesso o agli altri di avere l’intenzione di voler perseguire e raggiungere determinati obiettivi. Appare evidente che la centratura si sposta dalle attività praticate al soggetto che le pratica; in altre parole, la differenza tra l’agonismo e il non-agonismo in ambito sportivo non risiede nella qualità delle attività che vengono praticate, bensì nell’atteggiamento, nella “postura” che il soggetto assume nei confronti di esse. Questo modo di intendere le attività motorie e sportive, potremmo dire centrato sulla persona, parafrasando Rogers (1951), fa da cornice a una possibile rivisitazione dell’agonismo sportivo in chiave educativa.
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