La scrittura contribuisce spesso a superare lo spazio privato per accedere a quello pubblico, per raccontare al pubblico del proprio spazio privato, per ripensarlo, per dargli visibilità e conferirgli valore. E’ il potere della parola, che permette di riconoscersi e di farsi conoscere, di raccontare la propria storia e inventarne altre, di ritrovare nel racconto la forza per liberare la propria identità e consentire di mettersi in viaggio. Forse è anche questo il motivo per cui molte scrittrici hanno deciso di parlare all’infanzia: i bambini hanno la capacità di “com-prendere” in profondità solitudini e racconti di soprusi, poiché costretti spesso a subire le stesse forme di emarginazione socio-culturale a causa dei propri atteggiamenti “infantili”, spesso incomprensibili al mondo adulto. Ed è plausibile che le scrittrici per l’infanzia intravedano nei bambini una via privilegiata per raccontarsi, perché attraverso i più piccoli riescono a parlare liberamente agli adulti e a costruire un nuovo progetto di sé, che comporta la capacità di prendersi cura del proprio bisogno di emancipazione a partire dal recupero della propria infanzia. Per lo stesso motivo molte scrittrici di libri per bambini e ragazzi incentrano i propri racconti sul dialogo transgenerazionale, che le induce a privilegiare come personaggi delle proprie storie figure adulte analizzate nel loro ruolo genitoriale. Questi i temi principali affrontati nel saggio, che si sofferma in modo specifico sull'analisi del profilo pedagogico di Ida Baccini.

B. De Serio, Introduzione. Perché le scritture femminili sono profonde? Chiediamolo ai bambini

DE SERIO, BARBARA
2015

Abstract

La scrittura contribuisce spesso a superare lo spazio privato per accedere a quello pubblico, per raccontare al pubblico del proprio spazio privato, per ripensarlo, per dargli visibilità e conferirgli valore. E’ il potere della parola, che permette di riconoscersi e di farsi conoscere, di raccontare la propria storia e inventarne altre, di ritrovare nel racconto la forza per liberare la propria identità e consentire di mettersi in viaggio. Forse è anche questo il motivo per cui molte scrittrici hanno deciso di parlare all’infanzia: i bambini hanno la capacità di “com-prendere” in profondità solitudini e racconti di soprusi, poiché costretti spesso a subire le stesse forme di emarginazione socio-culturale a causa dei propri atteggiamenti “infantili”, spesso incomprensibili al mondo adulto. Ed è plausibile che le scrittrici per l’infanzia intravedano nei bambini una via privilegiata per raccontarsi, perché attraverso i più piccoli riescono a parlare liberamente agli adulti e a costruire un nuovo progetto di sé, che comporta la capacità di prendersi cura del proprio bisogno di emancipazione a partire dal recupero della propria infanzia. Per lo stesso motivo molte scrittrici di libri per bambini e ragazzi incentrano i propri racconti sul dialogo transgenerazionale, che le induce a privilegiare come personaggi delle proprie storie figure adulte analizzate nel loro ruolo genitoriale. Questi i temi principali affrontati nel saggio, che si sofferma in modo specifico sull'analisi del profilo pedagogico di Ida Baccini.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11369/324530
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