Il Gargano, aspro promontorio dell’Italia meridionale, è il contesto etnografico di una faida che da oltre cinquant’anni contrappone famiglie di allevatori. Faida attiva in un contesto agropastorale contemporaneo, oggetto di una pluriennale indagine sul campo e della quale s’intende discutere quegli elementi emersi dal lavoro empirico che consentono ai gruppi in conflitto di costruire una strategia comunicativa dell’agire violento attraverso la rifunzionalizzazione del codice normativo valoriale riconducibile al paradigma vendicatorio caro agli studi di antropologia giuridica che intendono la vendetta come diritto/dovere morale espresso da un gruppo parentale che, in difesa del sangue e dell’onore, ammette la ritorsione violenta. Il punto di partenza è l’analisi dei modi in cui diversi livelli giuridici convivono all’interno di un contesto socioculturale in cui agiscono forme di diritto consuetudinario, al fine di comprendere come le pratiche culturali incorporate, connotate giuridicamente, agiscono sugli individui orientandone la compliance a norme giuridiche non sempre coincidenti con quelle ufficiali. In quest’ottica l’intento d’analisi è quello di discutere i processi di giuridicizzazione, in virtù della constatazione del carattere di variabilità del diritto. Ma anche l’individuazione degli elementi caratterizzanti l’agire giuridico consuetudinario, la verifica delle zone di contatto tra questo ed il diritto ufficiale e l’analisi dell’interazione tra regole formalizzate e codici normativo-valoriali che orientano l’agire sociale e adattano le regole formali. Questo il motivo per cui il concetto di pratica, in questo caso giuridica, inteso nel senso di sapere incorporato e di campo di pratiche sociali organizzate intorno alla condivisione dei significati da parte di un determinato gruppo di individui, diviene paradigma d’analisi scelto per discutere la law in action della faida che interseca il campo dei diritti e del conflitto sociale ed istituzionale.

Pratiche giuridiche locali. Il paradigma vendicatorio della faida garganica

SCIONTI, FRANCESCA
2013

Abstract

Il Gargano, aspro promontorio dell’Italia meridionale, è il contesto etnografico di una faida che da oltre cinquant’anni contrappone famiglie di allevatori. Faida attiva in un contesto agropastorale contemporaneo, oggetto di una pluriennale indagine sul campo e della quale s’intende discutere quegli elementi emersi dal lavoro empirico che consentono ai gruppi in conflitto di costruire una strategia comunicativa dell’agire violento attraverso la rifunzionalizzazione del codice normativo valoriale riconducibile al paradigma vendicatorio caro agli studi di antropologia giuridica che intendono la vendetta come diritto/dovere morale espresso da un gruppo parentale che, in difesa del sangue e dell’onore, ammette la ritorsione violenta. Il punto di partenza è l’analisi dei modi in cui diversi livelli giuridici convivono all’interno di un contesto socioculturale in cui agiscono forme di diritto consuetudinario, al fine di comprendere come le pratiche culturali incorporate, connotate giuridicamente, agiscono sugli individui orientandone la compliance a norme giuridiche non sempre coincidenti con quelle ufficiali. In quest’ottica l’intento d’analisi è quello di discutere i processi di giuridicizzazione, in virtù della constatazione del carattere di variabilità del diritto. Ma anche l’individuazione degli elementi caratterizzanti l’agire giuridico consuetudinario, la verifica delle zone di contatto tra questo ed il diritto ufficiale e l’analisi dell’interazione tra regole formalizzate e codici normativo-valoriali che orientano l’agire sociale e adattano le regole formali. Questo il motivo per cui il concetto di pratica, in questo caso giuridica, inteso nel senso di sapere incorporato e di campo di pratiche sociali organizzate intorno alla condivisione dei significati da parte di un determinato gruppo di individui, diviene paradigma d’analisi scelto per discutere la law in action della faida che interseca il campo dei diritti e del conflitto sociale ed istituzionale.
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