Nella ‘moviola’ dedicata all’exitus di Pompeo, l’arsenale della retorica aveva generosamente prestato le armi più diverse e più ‘sottili’ per semantizzare e risemantizzare un modello di condotta alquanto improbabile e insostenibile da parte di un imperator di lungo corso come Pompeo (teste il suocero Giulio Cesare). Proprio da quella criticabile tenuta - durante e dopo la battaglia di Farsalo - era discesa una serie di conseguenze, che autorizzavano parallele riscritture, in cui, secondo la prassi ben rappresentata dalle controversiae e dalle suasoriae, ci si sentiva in diritto di esprimere articolate sententiae; in tale ottica, ci si è spinti dall’età imperiale fino alla cultura umanistica e da questa fino all’800 a correggere post eventum quell’operato, nel tentativo di esplorare finali diversi e ugualmente probabili di quella vicenda umana. In questa laboriosa e ostinata prassi della riscrittura, l’intellettuale, che si è cimentato, ha cercato di recuperare attenuanti condivisibili, che aiutassero a capire la vicenda umana di Pompeo, subordinandola all’incognita legata alla dimensione esistenziale di tutti gli uomini: la fortuna, capricciosa, volubile, instabile e beffarda, incontrastabile nel suo assecondare o contrastare i disegni dei fragili e ingenui mortali. Trovato questo comodo ‘alibi’, Pompeo non si sarebbe configurato più come un caso singolo, ma come uno dei condottieri dapprima ‘felices’ e in seguito perseguitati dalla sorte. Nel ‘festival’ di vituperationes e obiurgationes (che lo stesso Petrarca non gli risparmia), Pompeo finiva dunque sul banco degli accusati per la sua ignominiosa infrazione al “galateo del comandante” e il suo deludente rifiuto di andar incontro alla prevista mors imperatoria, ma si faceva altresì oggetto di conquestio, fino ad avere l’opportunità di ‘revanche’ nei confronti di un destino ingrato ad opera di Leopardi (si allude alla giovanile tragedia ‘Pompeo in Egitto’), che gli darà la possibilità di guadagnare ‘sul campo’ il premio della pulcherrima mors.

Cronaca di una guerra ‘[in]civile’ - Leopardi e la testa di Pompeo: un ‘gioco’ da ragazzi

CIPRIANI, GIOVANNI;MASSELLI, GRAZIA MARIA
2008

Abstract

Nella ‘moviola’ dedicata all’exitus di Pompeo, l’arsenale della retorica aveva generosamente prestato le armi più diverse e più ‘sottili’ per semantizzare e risemantizzare un modello di condotta alquanto improbabile e insostenibile da parte di un imperator di lungo corso come Pompeo (teste il suocero Giulio Cesare). Proprio da quella criticabile tenuta - durante e dopo la battaglia di Farsalo - era discesa una serie di conseguenze, che autorizzavano parallele riscritture, in cui, secondo la prassi ben rappresentata dalle controversiae e dalle suasoriae, ci si sentiva in diritto di esprimere articolate sententiae; in tale ottica, ci si è spinti dall’età imperiale fino alla cultura umanistica e da questa fino all’800 a correggere post eventum quell’operato, nel tentativo di esplorare finali diversi e ugualmente probabili di quella vicenda umana. In questa laboriosa e ostinata prassi della riscrittura, l’intellettuale, che si è cimentato, ha cercato di recuperare attenuanti condivisibili, che aiutassero a capire la vicenda umana di Pompeo, subordinandola all’incognita legata alla dimensione esistenziale di tutti gli uomini: la fortuna, capricciosa, volubile, instabile e beffarda, incontrastabile nel suo assecondare o contrastare i disegni dei fragili e ingenui mortali. Trovato questo comodo ‘alibi’, Pompeo non si sarebbe configurato più come un caso singolo, ma come uno dei condottieri dapprima ‘felices’ e in seguito perseguitati dalla sorte. Nel ‘festival’ di vituperationes e obiurgationes (che lo stesso Petrarca non gli risparmia), Pompeo finiva dunque sul banco degli accusati per la sua ignominiosa infrazione al “galateo del comandante” e il suo deludente rifiuto di andar incontro alla prevista mors imperatoria, ma si faceva altresì oggetto di conquestio, fino ad avere l’opportunità di ‘revanche’ nei confronti di un destino ingrato ad opera di Leopardi (si allude alla giovanile tragedia ‘Pompeo in Egitto’), che gli darà la possibilità di guadagnare ‘sul campo’ il premio della pulcherrima mors.
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