Il contributo sintetizza gli esiti di cinque anni di scavo archeologico nel sito di San Pietro a Canosa di Puglia, ritenuto, fino al momento dell’impostazione delle ricerche, sede del primo polo episcopale del capoluogo della provincia tardoantica di Apulia et Calabria. Le indagini svolte tra il 2001 e il 2005 hanno portato alla luce un complesso religioso monumentale, imperniato intorno ad una basilica trinave, ornata da pavimenti musivi policromi, preceduta da un nartece e da un ampio cortile porticato, costruita con mattoni contrassegnati da monogrammi del vescovo Sabino, in cui va ravvisato il committente dell’opera; alla volontà dello stesso vescovo si deve la costruzione del piccolo mausoleo absidato, fatto erigere in collegamento con il portico antistante la chiesa, per la propria sepoltura. Il complesso si componeva inoltre di un edificio residenziale e di servizio, affiancato alla basilica, di un altra fabbrica absidata (forse originariamente di rappresentanza, in seguito convertita a spazio funerario), poco distante, e di una domus, collocata sul margine meridionale dell’insediamento, forse da interpretare come residenza vescovile. Il nucleo religioso ospitò al suo interno un vasto e articolato cimitero, che conobbe maggiore impulso in seguito alla morte del vescovo. Gli scavi hanno consentito di appurare che S. Pietro non era sede della cattedrale canosina, ma piuttosto un complesso sacro fondato da Sabino che probabilmente svolse un ruolo complementare a quello esercitato dal polo episcopale, ospitando sia la residenza del vescovo, sia il mausoleo che avrebbe accolto il suo sepolcro. Nell’Altomedioevo le strutture andarono deteriorandosi; cessata la funzione religiosa, gli organismi sacri furono oggetto di recupero e riutilizzo a fini abitativi; tale nuova modalità insediativa non si prolungò oltre il X-inizi dell’XI sec., momento cui va ascritto l’abbandono definitivo dell’area. Il contributo, che pur fa seguito all’edizione di relazioni preliminari degli scavi, presenta per la prima volta una sintesi complessiva dei risultati delle ricerche, con una lettura delle architetture e delle funzioni dei singoli monumenti e dell’insediamento nel suo complesso che hanno portato a riscrivere su nuove basi la topografia cristiana della città canosina, superando le letture tradizionali e formulando nuovi modelli interpretativi.

Il complesso sabiniano di San Pietro a Canosa

VOLPE, GIULIANO;FAVIA, PASQUALE;GIULIANI, ROBERTA;
2007

Abstract

Il contributo sintetizza gli esiti di cinque anni di scavo archeologico nel sito di San Pietro a Canosa di Puglia, ritenuto, fino al momento dell’impostazione delle ricerche, sede del primo polo episcopale del capoluogo della provincia tardoantica di Apulia et Calabria. Le indagini svolte tra il 2001 e il 2005 hanno portato alla luce un complesso religioso monumentale, imperniato intorno ad una basilica trinave, ornata da pavimenti musivi policromi, preceduta da un nartece e da un ampio cortile porticato, costruita con mattoni contrassegnati da monogrammi del vescovo Sabino, in cui va ravvisato il committente dell’opera; alla volontà dello stesso vescovo si deve la costruzione del piccolo mausoleo absidato, fatto erigere in collegamento con il portico antistante la chiesa, per la propria sepoltura. Il complesso si componeva inoltre di un edificio residenziale e di servizio, affiancato alla basilica, di un altra fabbrica absidata (forse originariamente di rappresentanza, in seguito convertita a spazio funerario), poco distante, e di una domus, collocata sul margine meridionale dell’insediamento, forse da interpretare come residenza vescovile. Il nucleo religioso ospitò al suo interno un vasto e articolato cimitero, che conobbe maggiore impulso in seguito alla morte del vescovo. Gli scavi hanno consentito di appurare che S. Pietro non era sede della cattedrale canosina, ma piuttosto un complesso sacro fondato da Sabino che probabilmente svolse un ruolo complementare a quello esercitato dal polo episcopale, ospitando sia la residenza del vescovo, sia il mausoleo che avrebbe accolto il suo sepolcro. Nell’Altomedioevo le strutture andarono deteriorandosi; cessata la funzione religiosa, gli organismi sacri furono oggetto di recupero e riutilizzo a fini abitativi; tale nuova modalità insediativa non si prolungò oltre il X-inizi dell’XI sec., momento cui va ascritto l’abbandono definitivo dell’area. Il contributo, che pur fa seguito all’edizione di relazioni preliminari degli scavi, presenta per la prima volta una sintesi complessiva dei risultati delle ricerche, con una lettura delle architetture e delle funzioni dei singoli monumenti e dell’insediamento nel suo complesso che hanno portato a riscrivere su nuove basi la topografia cristiana della città canosina, superando le letture tradizionali e formulando nuovi modelli interpretativi.
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