Il contributo analizza l’evoluzione dell’edilizia residenziale di eredità medio-imperiale nelle città dell’Apulia tardoantica tra III e VI secolo, individuando cinque modelli: 1. edifici abitativi abbandonati tra III e V sec. e non più occupati in seguito; 2. edifici abitativi o abitativo-commerciali la cui occupazione si prolunga nel Tardoantico, tramite interventi di riduzione della superficie occupata, di frazionamento degli ambienti originari e spesso di aggiunta di installazioni produttive, ovvero tramite interventi di restauro delle strutture, modificazione e ampliamento degli spazi; 3. edifici abitativi sostituiti da impianti artigianali; 4. edifici abitativo-commerciali installati all’interno di spazi o edifici pubblici; 5. nuove costruzioni; queste ultime, decisamente rare nel panorama delle città apule, sembrano concentrarsi nella città di Canosa e riguardare prevalentemente l’edilizia connessa alle più elevate gerarchie ecclesiastiche. L’esame complessivo dei contesti residenziali suggerisce inoltre una profonda evoluzione tipologica dell’edilizia domestica, a partire dalla seconda metà del IV sec., di certo connessa con il mutare della compagine sociale urbana o perlomeno con il cambiamento delle esigenze e forse degli stili di vita della popolazione cittadina. Gli schemi più documentati, connotati da ambienti interconnessi e dalla contiguità fra spazi domestici e lavorativi disposti lungo direttrici parallele alle strade e agli assi di sviluppo delle piazze, paiono riferirsi ad una classe di artigiani e commercianti che, evidentemente, trova nelle città di fine V-prima metà del VI sec., un mercato di un certo interesse per le proprie attività. Contestualmente affiorano anche modelli abitativi che paiono precorrere soluzioni proprie dell’edilizia abitativa medievale (case sviluppate secondo direttrici perpendicolari agli assi viari, con esposizione minima sul fronte stradale), probabilmente da ascrivere a gruppi dediti ad attività meno specializzate (agricoltura, allevamento). Sul versante poi dell’edilizia residenziale di matrice religiosa si registra l’emergere di nuovi tipi edilizi che ai caratteri delle dimore tardo antiche di alto livello aggiungono elementi, anche sotto il profilo delle tecniche costruttive, annunciatori di nuove tendenze proprie dell’architettura abitativa altomedievale.

Modificazioni dei quadri urbani e formazione di nuovi modelli di edilizia abitativa nelle città dell’Apulia tardo antica. Il contributo delle tecniche costruttive

GIULIANI, ROBERTA
2010

Abstract

Il contributo analizza l’evoluzione dell’edilizia residenziale di eredità medio-imperiale nelle città dell’Apulia tardoantica tra III e VI secolo, individuando cinque modelli: 1. edifici abitativi abbandonati tra III e V sec. e non più occupati in seguito; 2. edifici abitativi o abitativo-commerciali la cui occupazione si prolunga nel Tardoantico, tramite interventi di riduzione della superficie occupata, di frazionamento degli ambienti originari e spesso di aggiunta di installazioni produttive, ovvero tramite interventi di restauro delle strutture, modificazione e ampliamento degli spazi; 3. edifici abitativi sostituiti da impianti artigianali; 4. edifici abitativo-commerciali installati all’interno di spazi o edifici pubblici; 5. nuove costruzioni; queste ultime, decisamente rare nel panorama delle città apule, sembrano concentrarsi nella città di Canosa e riguardare prevalentemente l’edilizia connessa alle più elevate gerarchie ecclesiastiche. L’esame complessivo dei contesti residenziali suggerisce inoltre una profonda evoluzione tipologica dell’edilizia domestica, a partire dalla seconda metà del IV sec., di certo connessa con il mutare della compagine sociale urbana o perlomeno con il cambiamento delle esigenze e forse degli stili di vita della popolazione cittadina. Gli schemi più documentati, connotati da ambienti interconnessi e dalla contiguità fra spazi domestici e lavorativi disposti lungo direttrici parallele alle strade e agli assi di sviluppo delle piazze, paiono riferirsi ad una classe di artigiani e commercianti che, evidentemente, trova nelle città di fine V-prima metà del VI sec., un mercato di un certo interesse per le proprie attività. Contestualmente affiorano anche modelli abitativi che paiono precorrere soluzioni proprie dell’edilizia abitativa medievale (case sviluppate secondo direttrici perpendicolari agli assi viari, con esposizione minima sul fronte stradale), probabilmente da ascrivere a gruppi dediti ad attività meno specializzate (agricoltura, allevamento). Sul versante poi dell’edilizia residenziale di matrice religiosa si registra l’emergere di nuovi tipi edilizi che ai caratteri delle dimore tardo antiche di alto livello aggiungono elementi, anche sotto il profilo delle tecniche costruttive, annunciatori di nuove tendenze proprie dell’architettura abitativa altomedievale.
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