L’era moderna e i miglioramenti tecnologici degli ultimi due secoli sono caratterizzati dallo straordinario aumento della disponibilità di energia, determinato dall’impiego dei combustibili fossili. Tuttavia tale processo di crescita non è stato privo di conseguenze negative per l’ambiente, che si sono riflesse inevitabilmente anche sulla salute dell’uomo. L’unica alternativa realistica sembrerebbe essere un impegno comune nella ricerca scientifica e tecnologica, in grado di dar inizio ad una nuova “rivoluzione energetica” che comporti l’esplorazione di nuove fonti o vettori di energia. In tale contesto il vettore idrogeno potrebbe rappresentare la soluzione ai due maggiori problemi odierni: l’aumento del fabbisogno energetico mondiale e l’inquinamento atmosferico derivante dalla combustione delle fonti fossili. Il presente lavoro intende offrire un quadro della situazione attuale e delle prospettive di produzione dell’idrogeno da biomasse, attraverso i processi termochimici e biotecnologici, al fine di poter disporre di un vettore energetico generato impiegando materie rinnovabili, disponibili sul territorio e neutrali rispetto al ciclo della CO2. Sebbene la generazione di idrogeno dalle suddette fonti possa non divenire economicamente competitiva nell’immediato futuro, resta il fatto che una produzione condotta in condizioni controllate (accompagnando i processi a metodologie di sequestro della CO2) permetterebbe una riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti, soprattutto nelle zone ad elevata urbanizzazione: questo contribuirebbe a migliorare la qualità dell’aria nelle grandi città e a tutelare la salute dei cittadini. Tuttavia tali processi produttivi, ancora in fase di sperimentazione, non incideranno per i prossimi anni sulla produzione mondiale di idrogeno a causa sia del suo basso tenore nelle biomasse di partenza (6-6,5%), sia delle problematiche tecniche che rendono tali procedure non competitive sul piano economico; malgrado ciò l’efficienza di conversione energetica dei processi è piuttosto elevata e alcune valutazioni economiche prevedono costi di produzione compresi fra 10-15 /GJ, in impianti con capacità produttiva di circa 250.000 Nm3.

“Bioenergia e qualità dell’aria"

SPADA, VALERIA
2006

Abstract

L’era moderna e i miglioramenti tecnologici degli ultimi due secoli sono caratterizzati dallo straordinario aumento della disponibilità di energia, determinato dall’impiego dei combustibili fossili. Tuttavia tale processo di crescita non è stato privo di conseguenze negative per l’ambiente, che si sono riflesse inevitabilmente anche sulla salute dell’uomo. L’unica alternativa realistica sembrerebbe essere un impegno comune nella ricerca scientifica e tecnologica, in grado di dar inizio ad una nuova “rivoluzione energetica” che comporti l’esplorazione di nuove fonti o vettori di energia. In tale contesto il vettore idrogeno potrebbe rappresentare la soluzione ai due maggiori problemi odierni: l’aumento del fabbisogno energetico mondiale e l’inquinamento atmosferico derivante dalla combustione delle fonti fossili. Il presente lavoro intende offrire un quadro della situazione attuale e delle prospettive di produzione dell’idrogeno da biomasse, attraverso i processi termochimici e biotecnologici, al fine di poter disporre di un vettore energetico generato impiegando materie rinnovabili, disponibili sul territorio e neutrali rispetto al ciclo della CO2. Sebbene la generazione di idrogeno dalle suddette fonti possa non divenire economicamente competitiva nell’immediato futuro, resta il fatto che una produzione condotta in condizioni controllate (accompagnando i processi a metodologie di sequestro della CO2) permetterebbe una riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti, soprattutto nelle zone ad elevata urbanizzazione: questo contribuirebbe a migliorare la qualità dell’aria nelle grandi città e a tutelare la salute dei cittadini. Tuttavia tali processi produttivi, ancora in fase di sperimentazione, non incideranno per i prossimi anni sulla produzione mondiale di idrogeno a causa sia del suo basso tenore nelle biomasse di partenza (6-6,5%), sia delle problematiche tecniche che rendono tali procedure non competitive sul piano economico; malgrado ciò l’efficienza di conversione energetica dei processi è piuttosto elevata e alcune valutazioni economiche prevedono costi di produzione compresi fra 10-15 /GJ, in impianti con capacità produttiva di circa 250.000 Nm3.
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