Il contributo è dedicato all'analisi della valenza educativa che il gioco riveste nel fenomeno dell'ospedalizzazione infantile. Lo scopo principale che ci si deve porre nella relazione d’aiuto che si instaura col bambino malato consiste proprio nel fargli prendere coscienza della possibilità che il ricovero e la malattia, anziché eventi traumatici e stressanti, possono caricarsi di valenza emotiva positiva, diventando motivo di crescita. Bisogna impegnarsi affinché il bambino possa imparare a vivere la malattia come un’esperienza di crescita, di conoscenza e di apprendimento nonchè come un’occasione di maturazione personale. Focalizzare l’attenzione sull’attività ludica e sulla sua capacità di condurre il bambino alla libera espressione dei propri stati d’animo, negativi e positivi, significa allora porre al centro del sistema terapeutico il bambino. Questa la tematica centrale del presente contributo, che evidenzia la necessità di utilizzare il gioco in ospedale come strumento didattico per programmare interventi individualizzati di educazione terapeutica che, in quanto tali, rispondano ai reali bisogni dei bambini malati e “umanizzino” il fenomeno dell’ospedalizzazione, aiutando il bambino a liberarsi delle ansie connesse al ricovero e, più in generale, alla malattia.

Il gioco e il giocare come educazione terapeutica

DE SERIO, BARBARA
2002

Abstract

Il contributo è dedicato all'analisi della valenza educativa che il gioco riveste nel fenomeno dell'ospedalizzazione infantile. Lo scopo principale che ci si deve porre nella relazione d’aiuto che si instaura col bambino malato consiste proprio nel fargli prendere coscienza della possibilità che il ricovero e la malattia, anziché eventi traumatici e stressanti, possono caricarsi di valenza emotiva positiva, diventando motivo di crescita. Bisogna impegnarsi affinché il bambino possa imparare a vivere la malattia come un’esperienza di crescita, di conoscenza e di apprendimento nonchè come un’occasione di maturazione personale. Focalizzare l’attenzione sull’attività ludica e sulla sua capacità di condurre il bambino alla libera espressione dei propri stati d’animo, negativi e positivi, significa allora porre al centro del sistema terapeutico il bambino. Questa la tematica centrale del presente contributo, che evidenzia la necessità di utilizzare il gioco in ospedale come strumento didattico per programmare interventi individualizzati di educazione terapeutica che, in quanto tali, rispondano ai reali bisogni dei bambini malati e “umanizzino” il fenomeno dell’ospedalizzazione, aiutando il bambino a liberarsi delle ansie connesse al ricovero e, più in generale, alla malattia.
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