Il contributo analizza il percorso storico che ha indotto le donne ad affermarsi nel mondo della produzione allontanandosi, progressivamente, dall'ambito domestico cui da sempre sono state relegate e superando lo stereotipo sessista che per secoli ha visto la donna nell'unico ruolo di moglie e madre. Più precisamente, si cerca di dimostrare quanto e in che modo il genere femminile può cambiare l’identità del mondo della produzione, modificandone il carattere storicamente androcentrico, attraverso l’esercizio di valori positivi di cui le donne sono da sempre portatrici: dal valore dell’ascolto e della comprensione a quello del dialogo e della cooperazione. Il genere è uno dei principi organizzativi fondamentali ed è anche il principale risultato della capacità organizzativa. Questo il presupposto da cui parte il presente contributo, che evidenzia come la presenza femminile nell’ambito della produzione non debba servire a neutralizzare l’identità di genere, ma a valorizzare le differenze che ne sono alla base. Ciò significa che le donne lavoratrici non possono e non devono più limitarsi ad occupare posti tradizionalmente maschili, sforzandosi addirittura di imitarne le modalità di azione, ma devono affiancare alle logiche tradizionali il nuovo modello dell’attività lavorativa, ovvero quello che fa perno sul principio della cura.

Le due facce del lavoro al femminile

DE SERIO, BARBARA
2004

Abstract

Il contributo analizza il percorso storico che ha indotto le donne ad affermarsi nel mondo della produzione allontanandosi, progressivamente, dall'ambito domestico cui da sempre sono state relegate e superando lo stereotipo sessista che per secoli ha visto la donna nell'unico ruolo di moglie e madre. Più precisamente, si cerca di dimostrare quanto e in che modo il genere femminile può cambiare l’identità del mondo della produzione, modificandone il carattere storicamente androcentrico, attraverso l’esercizio di valori positivi di cui le donne sono da sempre portatrici: dal valore dell’ascolto e della comprensione a quello del dialogo e della cooperazione. Il genere è uno dei principi organizzativi fondamentali ed è anche il principale risultato della capacità organizzativa. Questo il presupposto da cui parte il presente contributo, che evidenzia come la presenza femminile nell’ambito della produzione non debba servire a neutralizzare l’identità di genere, ma a valorizzare le differenze che ne sono alla base. Ciò significa che le donne lavoratrici non possono e non devono più limitarsi ad occupare posti tradizionalmente maschili, sforzandosi addirittura di imitarne le modalità di azione, ma devono affiancare alle logiche tradizionali il nuovo modello dell’attività lavorativa, ovvero quello che fa perno sul principio della cura.
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