Nel gennaio del 1865 uscì a Parma il numero di saggio del periodico La Voce delle Donne , ideato da Giovanna Bertòla Garcéa , che firmò spesso i suoi articoli con lo pseudonimo “La Redazione”. Tale prima timida uscita, dove fin dall’esordio si rivendicavano «Diritti e doveri, Istruzione e lavoro per la donna!», diede il via a questo coraggioso progetto che visse faticosamente, da un lato tra accese polemiche fomentate dalla stampa locale, dall’altro nella silenziosa indifferenza dei cittadini parmensi. Durante i due anni di travagliata sopravvivenza, Giovanna non si scoraggiò mai, anzi, radicalizzò le sue posizioni, nonostante gli impedimenti materiali, la defezione di alcune collaboratrici e l’efficace boicottaggio posto in atto dalle gerarchie ecclesiastiche. La giovane redattrice, seppur isolata, poté contare sul valido aiuto di persone a lei fedeli le quali, oltre ad essere preziose collaboratrici, furono amiche generose ed efficienti compagne di lavoro, come Adele Campana e Teodorina Fanelli. Un contributo sostanzioso, ideale e teorico, venne da Anna Maria Mozzoni, che probabilmente aiutò nella progettazione e scrisse spesso sul giornale . Diritti e doveri, istruzione e lavoro: queste furono le parole-chiave che costantemente alimentarono le motivazioni e costituirono i pilastri portanti de La Voce delle Donne.

Educazione, istruzione e politica nelle pagine de "La Voce delle Donne"(1865-1867)

CAGNOLATI, ANTONELLA
2009

Abstract

Nel gennaio del 1865 uscì a Parma il numero di saggio del periodico La Voce delle Donne , ideato da Giovanna Bertòla Garcéa , che firmò spesso i suoi articoli con lo pseudonimo “La Redazione”. Tale prima timida uscita, dove fin dall’esordio si rivendicavano «Diritti e doveri, Istruzione e lavoro per la donna!», diede il via a questo coraggioso progetto che visse faticosamente, da un lato tra accese polemiche fomentate dalla stampa locale, dall’altro nella silenziosa indifferenza dei cittadini parmensi. Durante i due anni di travagliata sopravvivenza, Giovanna non si scoraggiò mai, anzi, radicalizzò le sue posizioni, nonostante gli impedimenti materiali, la defezione di alcune collaboratrici e l’efficace boicottaggio posto in atto dalle gerarchie ecclesiastiche. La giovane redattrice, seppur isolata, poté contare sul valido aiuto di persone a lei fedeli le quali, oltre ad essere preziose collaboratrici, furono amiche generose ed efficienti compagne di lavoro, come Adele Campana e Teodorina Fanelli. Un contributo sostanzioso, ideale e teorico, venne da Anna Maria Mozzoni, che probabilmente aiutò nella progettazione e scrisse spesso sul giornale . Diritti e doveri, istruzione e lavoro: queste furono le parole-chiave che costantemente alimentarono le motivazioni e costituirono i pilastri portanti de La Voce delle Donne.
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