Il contributo esamina alcune lettere selezionate di Gregorio Magno, e rivela che lo scisma nel tempo di Gregorio era diverso rispetto a quanto Cipriano e Agostino chiamavano ‘donatismo’. Nelle lettere di Gregorio Magno, specificamente, emerge che il ‘donatismo’ di quel tempo era per lo più un bisogno della Chiesa africana di autonomia. Nel VI secolo non vi era alcuna traccia di ‘donatismo’ nel suo senso reale, eppure spesso Gregorio, nel suo Registrum Epistularum, sceglie di parlarne in termini tradizionali, alla maniera degli scrittori cristiani del III, IV e V secolo. Egli, in verità, pensava ci fosse un grande rilancio del vecchio scisma nelle province africane e questo lo spaventava. Durante il suo pontificato, perciò, combatté contro il ‘donatismo’ soprattutto in termini letterari, usando numerosi topoi tradizionali, unitamente a richiami alle fonti bibliche e ai più celebri passi della letteratura patristica. Come Cipriano e Agostino e altri scrittori cristiani, nella raccolta epistolare segnalata e nelle lettere qui prese in esame, il Pontefice paragona l’eresia con il veleno di un serpente e con il lupo che pone in una trappola un gregge di pecore . Gregorio, in particolare, in alcune lettere adopera queste metafore con padronanza e buona articolazione stilistica, e se ne serve per auspicare l’affermarsi di una Chiesa coesa, capace di unire città e comunità, lontane e diverse.

Le lettere “antidonatiste” di Gregorio Magno.Fonti scritturistiche e modelli patristici

CATARINELLA, FRANCESCA MARIA
2005

Abstract

Il contributo esamina alcune lettere selezionate di Gregorio Magno, e rivela che lo scisma nel tempo di Gregorio era diverso rispetto a quanto Cipriano e Agostino chiamavano ‘donatismo’. Nelle lettere di Gregorio Magno, specificamente, emerge che il ‘donatismo’ di quel tempo era per lo più un bisogno della Chiesa africana di autonomia. Nel VI secolo non vi era alcuna traccia di ‘donatismo’ nel suo senso reale, eppure spesso Gregorio, nel suo Registrum Epistularum, sceglie di parlarne in termini tradizionali, alla maniera degli scrittori cristiani del III, IV e V secolo. Egli, in verità, pensava ci fosse un grande rilancio del vecchio scisma nelle province africane e questo lo spaventava. Durante il suo pontificato, perciò, combatté contro il ‘donatismo’ soprattutto in termini letterari, usando numerosi topoi tradizionali, unitamente a richiami alle fonti bibliche e ai più celebri passi della letteratura patristica. Come Cipriano e Agostino e altri scrittori cristiani, nella raccolta epistolare segnalata e nelle lettere qui prese in esame, il Pontefice paragona l’eresia con il veleno di un serpente e con il lupo che pone in una trappola un gregge di pecore . Gregorio, in particolare, in alcune lettere adopera queste metafore con padronanza e buona articolazione stilistica, e se ne serve per auspicare l’affermarsi di una Chiesa coesa, capace di unire città e comunità, lontane e diverse.
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